Giustizia, raggiunto il quorum: 500mila firme contro la riforma costituzionale
Esulta l’opposizione per il traguardo delle firme online. Nordio frena: «Ricorso inutile», attesa per il Tar del 27
La soglia decisiva è stata superata: la raccolta firme per il referendum contro la riforma costituzionale della Giustizia ha raggiunto e oltrepassato il quorum delle 500mila sottoscrizioni. A certificarlo è il sito del Ministero della Giustizia, che aggiorna in tempo reale i dati delle adesioni online avviate lo scorso 22 dicembre. Il contatore si è fermato a quota 500.563 firme, un risultato che accende lo scontro politico e rilancia il confronto pubblico sulla riforma voluta dal governo.
Riforma della magistratura, le ragioni del SÌ e del NO: il confronto promosso dalla Fondazione MediterraneaIl traguardo viene salutato con entusiasmo dalle forze di opposizione. Il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle parlano apertamente di successo politico e di segnale democratico forte, arrivato in poche settimane e nel pieno delle festività. Per il governo, invece, il dato non cambia il quadro giuridico e istituzionale della vicenda.
A raffreddare gli entusiasmi è il Guardasigilli Carlo Nordio, che rimanda ogni valutazione alla decisione del giudice amministrativo. «Aspettiamo la decisione di giorno 27», ha dichiarato. E alla domanda sulla possibilità di modificare il quesito referendario ha replicato: «Come fa a cambiare un quesito di un referendum confermativo costituzionale, aspettiamo il 27». Quanto all’ipotesi di uno slittamento della data del voto, fissata al momento per il 22 e 23 marzo, Nordio è stato netto: «Non ho la più pallida idea, fino al giorno 27 siamo in fiduciosa attesa». Sui ricorsi presentati ha aggiunto: «Non illegittimi ma inutili secondo me, ma deciderà il giudice amministrativo. Non abbiamo detto che la magistratura, anche quella amministrativa, è sovrana e indipendente. Aspettiamo la decisione del 27».
Riforma della giustizia, da Cosenza l’attacco di Caiazza al fronte del “no”: «Diffondono falsità»Di tutt’altro tenore le reazioni delle opposizioni. Il presidente del M5S Giuseppe Conte ha parlato di «risultato incredibile», sottolineando come «in pochi giorni siamo arrivati a 500mila firme contro la riforma dell’ingiustizia di Meloni e Nordio». Un segnale che, a suo giudizio, rompe il silenzio mediatico e smentisce l’idea di un Paese disinteressato. «Nonostante il lavaggio del cervello a reti unificate su questa riforma – ha scritto – e nonostante un governo che snobba e ridicolizza la partecipazione, lottiamo, informiamo e partecipiamo. Fermiamo col nostro voto questa riforma che non serve a migliorare la giustizia per i cittadini ma a difendere la casta dei politici».
Sulla stessa linea il Pd. La responsabile Giustizia Debora Serracchiani ha parlato di «atto di responsabilità democratica» e di un segnale chiaro: «500.000 persone hanno scelto di partecipare, capire e scegliere. Una riforma costituzionale non può passare nel silenzio o nella fretta». Per Serracchiani, le firme raccolte servono ora a garantire «una campagna referendaria vera, con parità di accesso ai media e un dibattito pubblico all’altezza della posta in gioco», a tutela dell’equilibrio dei poteri e dell’indipendenza della Giustizia.
Riforma della magistratura, Pietro Perugini: «Si colma un vulnus che si trascina da troppo tempo» | VIDEOAnche Alleanza Verdi e Sinistra rivendica il risultato. Il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni parla di «grande risultato di popolo», arrivato «solo grazie al passaparola e senza grandi finanziamenti», e di una «lezione di democrazia» impartita al governo. «Il Paese reale – sostiene – non accetta riforme che tutelano i potenti».
Dello stesso avviso il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, secondo cui le 500mila firme rappresentano «la miglior risposta all’arroganza di un governo che vuole agire in maniera impunita». Per Bonelli, la mobilitazione dimostra che «non c’è nulla di riformatore in ciò che la destra sta facendo sulla giustizia» e segnala la volontà di difendere lo Stato di diritto e gli strumenti di contrasto a mafia e corruzione.