Report, prima l’aut-aut della redazione, poi il compromesso. Parla Piervincenzi: «Mai pensato di andarmene»
La redazione aveva detto no a entrambi i conduttori scelti dall’azienda minacciando dimissioni in blocco. Poi il passo indietro della sola Giulia Presutti, Piervincenzi è rimasto e sarà affiancato dalla storica inviata Claudia Di Pasquale
Prima il muro contro muro, poi la mediazione. E infine una soluzione che ha lasciato in piedi uno solo dei due conduttori scelti inizialmente dalla Rai.
La crisi di Report si è consumata in pochi giorni ma con toni durissimi. Dopo l’estromissione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione, il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini aveva indicato Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti come nuovi volti del programma. La reazione della redazione era stata immediata: scelta «irricevibile» e disponibilità a lasciare in blocco la trasmissione qualora entrambi fossero stati confermati. «Via loro o noi», era stata in sostanza la posizione portata al tavolo con l’azienda.
Poi qualcosa si è mosso. Giulia Presutti ha fatto un passo indietro, spiegando di voler evitare che la trasmissione restasse intrappolata nel conflitto interno. Piervincenzi, invece, è rimasto, ma la redazione di Report non si è dimessa come minacciava, nonostante da Ranucci sia Presutti che Piervincenzi erano stati definiti mortificanti per storia del programma. La Rai ha quindi individuato nella storica inviata Claudia Di Pasquale la nuova co-conduttrice, scelta accolta con favore dalla redazione. Una soluzione che ha consentito di ricomporre la frattura e confermare la partenza del programma per l’8 novembre.
È dentro questo nuovo equilibrio che Piervincenzi, intervistato da Repubblica, rompe il silenzio. E lo fa partendo da una parola molto chiara: «Rinunciare? Mai».
«Report non è chi lo conduce»
Il primo messaggio è rivolto alla squadra. Piervincenzi racconta di aver incontrato, insieme a Claudia Di Pasquale, il gruppo autoriale e alcuni degli inviati storici, tra cui Giulio Valesini e Bernardo Iovene. Il clima, dopo giorni di fortissime tensioni, sarebbe cambiato: «Mi hanno accolto e dato fiducia», racconta.
Il nuovo corso dovrebbe partire anche da una modifica dell’impianto del programma. L’idea è ridurre il peso dei conduttori in studio e dare maggiore spazio alle inchieste e agli inviati, superando quella che Piervincenzi definisce una struttura troppo piramidale. La parola chiave, almeno nelle intenzioni, è collegialità.
«Basta personalizzare», sostiene. Report, nella sua visione, non deve identificarsi con chi compare davanti alle telecamere ma con l’intero gruppo che costruisce le inchieste.
È anche una risposta indiretta alla lunga identificazione del programma prima con Milena Gabanelli e poi, soprattutto negli ultimi anni, con Sigfrido Ranucci.
Il riferimento alla Report di Gabanelli
Piervincenzi indica anche il modello editoriale al quale vorrebbe riallacciare la trasmissione.
Il riferimento è alla stagione di Milena Gabanelli, con l’obiettivo di tornare a indagare «i gangli del potere politico ed economico», le grandi lobby e i meccanismi attraverso cui questi interessi incidono sulla vita dei cittadini.
E sul rapporto con la politica assicura una linea senza ambiguità: sarà naturale, dice, che il governo venga sottoposto per primo al controllo giornalistico, ma «sconti non ne faremo a nessuno».
Una dichiarazione che prova evidentemente a rispondere anche a uno dei sospetti che hanno accompagnato la sua nomina: quello di essere stato scelto perché più vicino all’attuale maggioranza.
«Io uomo della destra? La mia storia dice il contrario»
Piervincenzi respinge apertamente l’etichetta. Sostiene che la propria storia personale e familiare racconti tutt’altro e aggiunge che difficilmente sarebbe rimasto precario fino a oggi se avesse avuto appoggi politici.
Nell’intervista affronta anche alcuni rapporti finiti al centro delle polemiche. Conferma di aver giocato a rugby con Mauro Corsini, fratello del direttore degli Approfondimenti Rai, ma ridimensiona il rapporto a una breve esperienza sportiva risalente a molti anni fa.
Sul presidente del Cnel Renato Brunetta spiega invece di aver realizzato, attraverso la società Outcast, un progetto dedicato ai giovani e alla Costituzione, precisando tempi e compensi. Ricorda inoltre che la stessa società aveva lavorato proprio per Ranucci a un’inchiesta in Congo sull’omicidio dell’ambasciatore Luca Attanasio.
Il confronto con Ranucci
È però nel rapporto con Sigfrido Ranucci che l’intervista torna ad alzare la temperatura.
Ranucci aveva già bollato come «mediocre» la scelta dei nuovi conduttori, sostenendo che il problema non fosse la loro professionalità ma l’opportunità stessa di affidar loro la guida di Report.
Piervincenzi racconta ora un retroscena: Ranucci gli avrebbe detto che sarebbe stato «un grande» se avesse rinunciato. Una richiesta alla quale non ha mai pensato di aderire.
Alla domanda sul giudizio ricevuto dall’ex conduttore, Piervincenzi replica che sarà il nuovo Report a parlare e aggiunge di augurargli di ritrovare «equilibrio mentale e serenità».
Il dissenso emerge anche sul rapporto con le fonti.
Ranucci, difendendosi dalle polemiche sui rapporti con Valter Lavitola, aveva sostenuto che un giornalista d’inchiesta deve poter parlare con chiunque, arrivando a dire che, se fosse stato possibile, sarebbe andato a cena anche con Totò Riina.
Piervincenzi traccia invece un confine più rigido: Lavitola può essere una fonte, sostiene, ma non un amico con cui andare a cena.
Il caso Presutti e la mezza retromarcia della redazione
Resta però un passaggio politicamente delicato nella ricomposizione della crisi. La redazione aveva inizialmente contestato entrambi i nomi indicati dalla Rai e minacciato le dimissioni in blocco nel caso in cui Presutti e Piervincenzi fossero rimasti alla conduzione.
Alla fine, però, è stata soprattutto la rinuncia di Presutti a consentire la mediazione. Piervincenzi è rimasto al suo posto e, una volta affiancato da Claudia Di Pasquale, la squadra ha accettato il nuovo assetto. Repubblica racconta che l’annuncio della scelta della storica inviata è stato accolto in redazione con applausi.
Di fatto, quindi, l’aut aut iniziale si è trasformato in un compromesso: non sono usciti entrambi i conduttori scelti dall’azienda, come inizialmente chiesto dalla redazione; ne è uscito uno solo.
Piervincenzi non nasconde il peso umano della vicenda e difende Presutti, sostenendo che la collega sia stata «demolita e umiliata», anche da chi era stato per lei un punto di riferimento professionale.
Ora la prova delle inchieste
Chiusa almeno formalmente la battaglia sulle nomine, resta quella decisiva: il programma.
Piervincenzi dice di voler riconquistare anche quella parte di pubblico che in queste settimane si è sentita spaesata dal conflitto attorno a Report. Non indica obiettivi di share, ma sposta il terreno della verifica sulle inchieste.
È probabilmente lì che si giocherà davvero la tenuta del nuovo assetto.
Perché dopo settimane in cui si è discusso soprattutto di nomi, veti, equilibri aziendali e rapporti personali, Report dovrà tornare a essere giudicato per ciò che porta in onda. E per Piervincenzi, rimasto in piedi dopo il braccio di ferro che avrebbe dovuto coinvolgere anche lui, sarà inevitabilmente il banco di prova più difficile.