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02/05/2026 ore 17.48
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«Scappa via, c’è mio marito!», ma è una truffa e il complice usciva dall’armadio

Una finta escort attirava uomini nel suo appartamento con annunci anche di sesso a tre, ma lì scattava la trappola: un complice fingeva di essere il marito geloso e li rapinava

di Redazione
Immagine generata dall'IA

Un sistema ben organizzato, costruito attorno a falsi annunci di escort online, si è trasformato in una vera e propria truffa seriale ai danni di uomini in cerca di incontri a pagamento. È quanto emerso da un’indagine a Roma, nella zona Collatino, dove tre persone sono finite in manette dopo aver raggirato e rapinato decine di vittime.

Secondo quanto riportato da la Repubblica, il meccanismo era sempre lo stesso: annunci su siti di incontri promettevano esperienze piccanti, talvolta anche a tre. A rispondere era sempre una donna, che fissava appuntamenti in un appartamento della periferia est della Capitale.

Una volta sul posto, la vittima veniva accolta da una finta escort in abiti provocanti e invitata a pagare in anticipo. Ma appena ci si spostava verso la camera da letto, entrava in scena il complice, nascosto in un armadio o in un’altra stanza, fingendo di essere il marito geloso.

A quel punto scattavano minacce, urla e violenze: «Che ci fai qui? Non ti vergogni?». In alcuni casi veniva anche mostrato un coltello. Terrorizzati, molti clienti scappavano lasciando dietro di sé portafogli, telefoni e vestiti. Altri, bloccati, venivano costretti a consegnare altro denaro, gioielli e persino l’auto.

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Antonio Verdi, ha portato all’arresto di tre persone. Due di loro - la donna e uno dei complici - sono stati condannati rispettivamente a 3 e 4 anni di carcere con rito abbreviato. Il terzo imputato affronterà invece il processo ordinario.

Le accuse sono pesanti: rapina, truffe e percosse. Ma non solo. Il gruppo, secondo gli inquirenti, avrebbe utilizzato anche altri metodi criminali, tra cui una rapina ai danni del titolare di una farmacia a Casal Bruciato.

Non mancavano neppure messinscene più elaborate: i tre avrebbero organizzato finti posti di blocco, spacciandosi per poliziotti dell’antidroga, per derubare automobilisti di contanti e carte di credito. In un altro episodio, avrebbero minacciato un tassista per ottenere una corsa gratuita.

Una truffa articolata e ripetuta nel tempo, che sfruttava il desiderio e la vulnerabilità delle vittime, trasformando semplici incontri in vere e proprie aggressioni.