Secondigliano, maxi sequestro in carcere: hashish e smartphone nel reparto Mediterraneo
Perquisizione della Polizia Penitenziaria: trovati 18 panetti di droga e 11 telefoni. Il Sappe lancia l’allarme sicurezza
Ancora un intervento contro l’illegalità negli istituti penitenziari. Nel corso di una perquisizione ordinaria effettuata questa mattina dalla Polizia Penitenziaria presso il Centro penitenziario di Secondigliano, sono stati sequestrati 18 panetti di hashish e 11 smartphone all’interno del Reparto Mediterraneo.
A renderlo noto è il Sappe, che in una nota parla di «un duro colpo all’illegalità all’interno delle carceri italiane». L’operazione, viene sottolineato, rientra nella normale attività di controllo quotidiana svolta dagli agenti, coordinati dal direttore dell’istituto Gianfranco Marcello, impegnati a garantire sicurezza e legalità nonostante le gravi carenze di organico e di mezzi.
Nel corso dell’attività sono stati rinvenuti anche ulteriori telefoni cellulari, confermando – secondo il sindacato – un fenomeno ancora diffuso e particolarmente insidioso, che consente ai detenuti di mantenere contatti illeciti con l’esterno e di alimentare circuiti criminali anche dietro le sbarre.
«Ringraziamo il personale per l’altissimo senso del dovere dimostrato anche in condizioni operative difficili», ha dichiarato Raffaele Munno, vicesegretario regionale del Sappe. Sulla stessa linea il segretario generale Donato Capece, che ha chiesto interventi urgenti e concreti a sostegno del personale penitenziario.
Capece ha ricordato come «dal 2022 al 2025 siano stati sequestrati quasi 7.000 telefoni cellulari nelle carceri italiane», un dato definito allarmante, che dimostra la necessità di strumenti tecnologici adeguati e di un rafforzamento degli organici per garantire sicurezza e legalità negli istituti di pena.
Per il Sappe, episodi come quello avvenuto a Secondigliano «confermano l’urgenza di un’azione strutturale immediata», capace di tutelare gli operatori e di impedire che droga e cellulari continuino a rappresentare una minaccia costante all’interno del sistema penitenziario.