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25/07/2026 ore 12.00
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Super El Niño, gli scienziati osservano il Pacifico: «Potrebbe essere tra i più intensi degli ultimi 150 anni»

Secondo un'analisi pubblicata da Nature, il fenomeno climatico in sviluppo nel Pacifico potrebbe superare ogni precedente nella storia delle rilevazioni moderne. Se le previsioni saranno confermate, il 2027 potrebbe diventare l'anno più caldo mai registrato, con un aumento del rischio di eventi meteorologici estremi

di Redazione

Gli scienziati di tutto il mondo stanno osservando con crescente attenzione l'evoluzione di El Niño, il fenomeno climatico naturale che periodicamente modifica le temperature dell'Oceano Pacifico e influenza il clima dell'intero pianeta. Questa volta, però, le previsioni sono particolarmente preoccupanti.

Secondo un'analisi pubblicata dalla rivista scientifica Nature, l'evento in formazione potrebbe diventare il più intenso degli ultimi 150 anni, superando persino il fortissimo El Niño del 2015-2016. Se gli attuali modelli climatici dovessero trovare conferma nei prossimi mesi, il calore rilasciato dall'oceano, sommato agli effetti del cambiamento climatico causato dall'uomo, potrebbe spingere il 2027 a diventare l'anno più caldo mai registrato sulla Terra.

Che cos'è El Niño

El Niño è la fase calda dell'oscillazione climatica nota come ENSO (El Niño Southern Oscillation), un ciclo naturale che coinvolge l'Oceano Pacifico tropicale.

In condizioni normali gli alisei spingono le acque superficiali più calde verso l'Australia e l'Indonesia. Quando questi venti si indeboliscono, il calore si accumula nel Pacifico centrale e orientale, modificando profondamente la circolazione atmosferica.

Il fenomeno si ripete mediamente ogni due-sette anni e ha ripercussioni sul clima di gran parte del pianeta.

Perché questa volta preoccupa

Secondo i climatologi, l'evento del 2026 potrebbe raggiungere valori mai osservati nell'epoca delle misurazioni moderne. Le proiezioni elaborate da diversi modelli climatici indicano infatti una probabilità elevata che il fenomeno diventi "molto forte" entro la fine dell'anno e che persista almeno fino alla primavera del 2027.

Gli esperti sottolineano che non è soltanto l'intensità di El Niño a destare preoccupazione, ma il fatto che si sviluppi in un pianeta già fortemente riscaldato dalle emissioni di gas serra. La combinazione dei due fattori potrebbe amplificare gli effetti estremi.

Cosa potrebbe succedere

Storicamente gli episodi più intensi di El Niño hanno modificato il clima su scala globale. Tra gli effetti più probabili figurano:

Secondo alcune stime, un evento di questa portata potrebbe avere anche pesanti conseguenze economiche, incidendo sull'agricoltura, sulle risorse idriche e sulla produzione alimentare in numerose aree del mondo.

E in Europa?

Gli effetti sull'Europa risultano generalmente meno diretti rispetto a quelli osservati nell'area del Pacifico o nelle Americhe.

Ciò non significa, però, che il continente resti immune. El Niño può modificare la circolazione atmosferica globale e contribuire a rendere più frequenti alcune anomalie meteorologiche, influenzando l'andamento delle stagioni.

Per l'Italia, gli esperti invitano comunque alla prudenza: allo stato attuale non è possibile stabilire con precisione come sarà l'inverno 2026-2027. Le proiezioni stagionali forniscono scenari probabilistici e non rappresentano previsioni meteorologiche puntuali.

Un fenomeno naturale in un pianeta sempre più caldo

Gli scienziati ricordano un aspetto fondamentale: El Niño non è causato dal cambiamento climatico. È un fenomeno naturale che accompagna da sempre il sistema climatico terrestre.

Ciò che cambia oggi è il contesto in cui si manifesta. Oceani già eccezionalmente caldi e temperature globali elevate rischiano infatti di amplificarne gli effetti, aumentando la probabilità di nuovi record climatici e di eventi meteorologici estremi. Per questo motivo il fenomeno continuerà a essere monitorato con attenzione nei prossimi mesi dai principali centri meteorologici internazionali.