Trump adesso ha paura di perdere: la sua strategia aggressiva per restare attaccato alla poltrona
L’ex presidente rilancia accuse di brogli e pressioni sul voto. Stati e amministrazioni locali preparano piani di tutela dell’elettorato in vista delle elezioni del 3 novembre
La tensione politica negli Stati Uniti cresce a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. Secondo diversi osservatori, l’ex presidente Donald Trump guarda ai Midterm del 3 novembre con una preoccupazione crescente: i sondaggi indicano un calo di consenso nell’area repubblicana e risultati locali inattesi, come la recente vittoria democratica in Texas, stanno alimentando nervosismo nel campo conservatore.
Trump ha rilanciato le sue affermazioni infondate sui presunti brogli elettorali e ha invocato pubblicamente la necessità che i Repubblicani “nazionalizzino” il voto e “prendano il controllo” di almeno quindici aree non specificate. Un linguaggio che, secondo analisi riportate dal Corriere della Sera, alimenta un timore parallelo tra i democratici: quello di un possibile condizionamento del processo elettorale attraverso strumenti amministrativi e pressioni istituzionali.
Negli ultimi mesi, l’ex presidente ha firmato ordini esecutivi volti a modificare le procedure del voto, in particolare limitando il ricorso al voto postale. Ha inoltre promosso un ridisegno straordinario dei collegi elettorali, benché tali revisioni siano solitamente previste ogni dieci anni. Parallelamente, alcune richieste ufficiali di accesso alle liste elettorali in Minnesota e il sequestro degli atti relativi al voto del 2020 in Georgia – avvenuto alla presenza di Tulsi Gabbard, oggi ai vertici dei servizi di intelligence – hanno alimentato un clima di allerta tra gli amministratori locali.
La retorica dell’ex presidente è diventata ancora più esplicita quando ha previsto che, in caso di sconfitta Repubblicana alle Midterm, potrebbero verificarsi “cose bruttissime”. Una dichiarazione che rischia di esasperare ulteriormente un quadro già polarizzato. Sul fronte democratico si stanno intanto predisponendo contromisure contro possibili forme di interferenza o intimidazione al voto. Tra le ipotesi considerate c’è il timore che agenti dell’agenzia federale ICE possano essere schierati in prossimità dei seggi per scoraggiare elettori ispanici e afroamericani. In aree come Las Vegas, le autorità locali stanno già reclutando un numero maggiore di scrutatori per aprire più seggi, ridurre code e tutelare l’accesso al voto.
Il clima che precede le elezioni di metà mandato sembra dunque dominato da sfiducia reciproca, timori di ingerenze politiche e strategie difensive. In un contesto in cui ogni mossa istituzionale assume un significato politico, il voto di novembre appare destinato a diventare non soltanto un test di consenso, ma un banco di prova per la tenuta stessa del processo democratico statunitense.