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31/05/2026 ore 10.02
Lettere e Opinioni

Centro commerciale di Altilia, l’avvocato Reale attacca istituzioni e sanatoria

Il legale richiama le sentenze su permessi illegittimi e abuso d’ufficio: «La presenza di Gallo non fa onore all’istituzione»

di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’avvocato Italo Reale in relazione al centro commerciale di Altilia.

Non sono solito scrivere commenti sulla stampa sui processi che mi sono affidati, perché ritengo che il mio ruolo sia quello di ottenere risposte dai Giudici e non di informare l'opinione pubblica. Il battage pubblicitario e la presenza di illustri esponenti della politica e della Regione per l'apertura del centro commerciale di Altilia, tuttavia, mi costringono a non lasciare sola la mia assistita, in balìa della complicità tra le istituzioni ed un imprenditore. Quindi, con sentenza passata in giudicato - cioè confermata dalla Cassazione - l'imprenditore ed il suo progettista sono stati condannati in quanto i permessi a costruire rilasciati dal comune di Altilia sono stati ritenuti illeciti ed illegittimi: "Il primo giudice aveva correttamente considerato inesistente il rilasciato permesso a costruire, viziato da macroscopica illegittimità e, dunque, tamquam non esset... Del resto, le reiterate certificazioni di destinazione urbanistica rilasciate dal sindaco, anche quale responsabile dell'Ufficio tecnico, e dal RUP Bevacqua, sempre su richiesta del Perrone, dimostravano come i protagonisti fossero appieno consapevoli della vocazione agricola dell'area di sedime delle opere pure apparentemente assentite. Ed il Crispino, tecnico esperto della materia per competenza professionale, non era certo a sua volta alieno alla medesima consapevolezza" (sentenza n. 3208/2024 Corte di Appello di Catanzaro, pag. 9) Tant'è che è stata anche emessa ordinanza di demolizione dell'edificio.

Il GIP di Cosenza (sentenza 112/2023) aveva già affermato: "Nel caso in esame sussiste, altresì, la "macroscopica illegittimità" del permesso rilasciato e ciò ove si consideri non solo l'eclatante violazione delle previsioni urbanistiche, ma altresì il pregresso iter che ha condotto dapprima al rilascio di due distinti permessi a costruire, nonostante i veti ed i pareri sfavorevoli espressi dalla Regione Calabria e dal Comando dei vigili del fuoco, volutamente omessi sottaciuti o addirittura mistificati. Tanto consente di ravvisare con certezza, in capo agli odierni imputati, la coscienza e volontà della condotta in esame, avendo i medesimi proceduto a realizzare l'opera in esame, pur nella consapevolezza della insussistenza dei presupposti di legge per il rilascio del permesso a costruire, sia esso ordinario od in deroga ed avendo i medesimi agito, come si vedrà, con inusitata pervicacia, al fine di ottenere il titolo abilitativo in esame. Non si può, invero, a tal proposito, non rammentare altresì che i plurimi certificati di destinazione urbanistica – l'ultimo dei quali del 21 maggio 2019 - venivano rilasciati dal responsabile del procedimento Bevacqua Eugenio e del sindaco e responsabile del servizio Pasqualino De Rose, su specifica richiesta del Perrone Davide Maria, il quale, pertanto, sino alla predetta data (successiva al rilascio del permesso a costruire) era ben conscio della destinazione agricola delle particelle interessate dai lavori assentiti. Ad analoghe conclusioni si deve pervenire con riferimento al Crispino e ciò ancor più ove si consideri la sua qualità di tecnico e di possessore delle competenze necessarie per valutare la giuridica fattibilità del progetto in esame" (pag. 21).

Quanto all'evidenza dell'accordo collusivo il GIP inoltre affermava: "Nel caso in esame, il complesso iter che ha contraddistinto tale progetto ed intervento edilizio e che è stato dianzi dettagliatamente descritto, denuncia in maniera inequivoca ed incontestabile la macroscopica illegittimità del permesso a costruire rilasciato dal Comune di Altilia nel 2019, atto conclusivo che deve inevitabilmente ritenersi quale frutto di un accordo collusivo tra il Perrone, soggetto direttamente interessato al progetto in qualità di committente ed i dirigenti comunali che, in evidente spregio degli strumenti e delle prescrizioni urbanistiche agli stessi ben note... rilasciavano alla ditta Perrone un permesso di costruire in deroga, per la realizzazione di un insediamento commerciale in un'area a vocazione e destinazione agricola, tentando di legittimare tale atto facendo pretestuoso richiamo al PIP adottato nel lontano 2007, mа giammai approvato..." (pag. 24).

Accordo collusivo che si è rivelato fondamentale, in quanto "nel caso in esame, il permesso in deroga non poteva essere rilasciato, non essendo l'area interessata edificabile, bensì a destinazione agricola; a ciò si aggiunga, altresì, la evidente irregolarità della procedura seguita, non essendo stata effettuata la prevista comunicazione ai soggetti interessati dall'avvio del procedimento" (pag. 20). Ed infine il GIP concludeva: "Alla stregua degli indici fattuali sin qui esposti ritiene questo Giudice oltremodo provata la sussistenza di un accordo collusivo tra il Perrone ed i pubblici uffici coimputati e, di conseguenza, in capo agli stessi, il dolo intenzionale richiesto dalla norma in esame. La compartecipazione dell'extraneus Perrone all'attività illecita dei pubblici ufficiali risulta, invero, evidente, del predetto contesto fattuale, poste che una così eclatante, spudorata e reiterata violazione di norme di legge da parte dei responsabili dell'ente comunale può trovare una sua giustificazione solo in una pregressa intesa con il privato beneficiario dell'atto rilasciato o, comunque, in una eventuale pressione, da parte del medesimo, diretta а sollecitarli, ovvero a persuaderli al compimento dell'atto illegittimo" (pag. 27).

La Corte d'Appello, nelle proprie motivazioni, ha anche confermato il concorso in abuso d'ufficio dell'imprenditore Perrone, ovviamente con il sindaco Pasqualino De Rose, contro il quale non è mai stata emessa una sentenza sui reati- edilizi perché la Giustizia non è stata in grado di arrivare ad una decisione nei tempi della prescrizione: “Ed il complessivo iter di rilascio del permesso era dimostrativo della collusione tra Sindaco e privato committente, posto che si era trattato della spregiudicata violazione delle prescrizioni di piano, ammantata di legittimità attraverso il richiamo ad un PIP mai approvato e, difatti, nemmeno menzionato nei due permessi precedenti, in consapevole assenza del parere dei VV.FF... Spregiudicatezza che valeva a dimostrare ancora la pregressa intesa col privato, talmente eclatante era stata la reiterata violazione di norme e discipline nell'interesse del beneficiario"

Queste due decisioni (GIP di Cosenza e Corte d'Appello) sono state confermate dalla Suprema Corte di Cassazione (sentenza 1033/2025). Le stesse sentenza sopra citate, precisamente tre (GIP del Tribunale di Cosenza, Corte di Appello di Catanzaro, Corte di cassazione) hanno confermato i falsi, che sono stati commessi da imprenditore e sindaco, per arrivare al rilascio delle concessioni edilizie, tra cui l'attestazione (falsa) che la Regione Calabria aveva emesso un parere favorevole, quando il Dirigente della Regione ha confermato esattamente il contrario, ossia che il proprio Dipartimento, competente per materia, aveva espresso parere contrario alla realizzazione dell'immobile, trattandosi di zona agricola e non urbanizzata.

Non soddisfatti di questo risultato, su istanza di Perrone Carmine Benito, fratello del già condannato Perrone Davide Maria, il comune di Altilia ha rilasciato un permesso in sanatoria per l'immobile, sulla base di una relazione dell'Ufficio Tecnico del Comune. Ricordiamo a noi stessi che, affinché la sanatoria possa essere legittima, è necessario che ci sia la c.d. doppia conformità: vale a dire la conformità dell'opera alla legislazione urbanisticа vigente all'epoca della costruzione ed a quella vigente alla data del permesso.

Attendiamo il giudizio del Giudice, ma ci pare che, essendoci già una decisione definitiva sulla circostanza che la costruzione è stata realizzata in violazione di legge, manchino i presupposti per la sanatoria. Un'ultima osservazione. La presenza dell'Assessore all'agricoltura della Regione Calabria, Gianluca Gallo, ai festeggiamenti per l'apertura del centro commerciale, non fa onore all'istituzione e getta un'ombra di ulteriore discredito su tutta la vicenda, dal momento che l'assessore sta celebrando un falso compiuto ai danni dell'Istituzione che dovrebbe rappresentare e tutelare, tanto più che, in qualità di assessore all'agricoltura dovrebbe avere dei "dubbi" nel presenziare alla celebrazione della trasformazione illegittima di un'area agricola in un'area commerciale.

Aggiungiamo che anche la presenza dei rappresentanti della BCC Mediocrati - ICCREA non fa onore all'Istituto, dal momento che la banca ha proceduto al finanziamento dell'immobile benché fosse consapevole che l'immobile veniva costruito su un'area agricola, e quindi la destinazione commerciale era illecita, perché in possesso di una relazione, richiesta dalla stessa BCC, che attestava la natura agricola dell'area. Non pare il modo più corretto di investire i soldi dei risparmiatori. Ci aspettiamo che il Tribunale di Cosenza si muova con rapidità, perché se siamo arrivati a questa situazione non c'è dubbio che i ritardi della Giustizia hanno avuto un loro peso. Ed un peso preponderante. (Avvocato Italo Reale)