Cetraro, gli scout sedicenni realizzano una biblioteca gratuita all’aperto e una panchina letteraria
L’iniziativa, autorizzata dal Comune, offre uno spazio per leggere e incontrarsi. Un progetto nato direttamente dalle nuove generazioni
Spegnere il telefono e lasciarlo sul tavolo, anche solo per un'ora, è diventato quasi un superpotere.
I ragazzi di oggi sono nati con lo schermo in mano, passano pomeriggi interi tra notifiche che suonano, video che scorrono e chat aperte a qualsiasi ora.
In questo via vai di immagini veloci e fugaci, la lettura viene spesso bollata come qualcosa di lento, polveroso, un passatempo superato.
Invece la realtà è ben diversa, e a ricordarcelo sono proprio le nuove generazioni.
Mentre in Australia si fa scuola di rigore introducendo un blocco totale per i minori di sedici anni sulle principali piattaforme, e in Italia il dibattito politico procede lento tra polemiche e rinvii, la vera risposta arriva dal basso.
Arriva dalla Calabria, una terra che ha nel DNA la cultura, essendo stata la culla di Pitagora, dei grandi saperi e di una filosofia che ha insegnato all'uomo l'importanza della misura, del pensiero e della bellezza.
Proprio ieri, a Cetraro, un gruppo di scout sedicenni ha deciso di rimboccarsi le maniche. Hanno ideato e realizzato una biblioteca gratuita all'aperto e una panchina dove chiunque può fermarsi a leggere, fare due chiacchiere e guardarsi in faccia sul serio, senza la distrazione di uno schermo.
Un'iniziativa pulita, subito accolta e autorizzata dal Comune, che ha scelto di dare spazio e fiducia alla voce dei più giovani.
Questa piccola grande storia apre una finestra importante sulle potenzialità immense che i nostri ragazzi possiedono.
Troppo spesso etichettati come dipendenti dalla tecnologia o svogliati, i giovani dimostrano invece di saper guardare lontano, di avere a cuore i luoghi in cui vivono e di desiderare relazioni autentiche. Hanno solo bisogno di essere ascoltati e di trovare alleati pronti a scommettere su di loro.
È qui che entra in gioco il mondo della formazione. Le scuole e le associazioni locali non dovrebbero limitarsi a trasmettere programmi scolastici, ma diventare i primi laboratori di cittadinanza attiva. Immaginare un punto di lettura e una "panchina letteraria" in ogni comune, magari promossi in sinergia con gli istituti scolastici, significherebbe offrire ai ragazzi un'alternativa concreta, uno spazio fisico dove fermarsi a pensare.
Non si tratta di fare la guerra alla tecnologia o di demonizzare i social network, che fanno parte del nostro tempo. Si tratta di ristabilire un equilibrio e di ricordarsi che un libro offre qualcosa che nessun algoritmo potrà mai replicare: il silenzio fertile necessario per concentrarsi, per viaggiare con la fantasia, per sviluppare un senso critico e, soprattutto, per capire un po' di più chi siamo quando siamo soli con noi stessi.