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18/03/2026 ore 10.13
Lettere e Opinioni

«I giudicanti sono la maggioranza: è ora che contino davvero»

L’avvocato Gianluca Garritano: «Un dato ignorato svela perché la riforma costituzionale è necessaria»

di Redazione

Pubblichiamo l’intervento dell’avvocato penalista Gianluca Garritano sul referendum costituzionale dalla rivista “(in)Giustizia”

La campagna referendaria volge al termine. Mancano pochi giorni al voto e, in queste settimane, sono stati spesi fiumi di inchiostro per spiegare i contenuti e gli effetti di questa riforma costituzionale. Eppure, tra tutti i dati portati in campo — da una parte e dall’altra — ne manca uno che, a mio avviso, ha un peso decisivo.

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In Italia abbiamo oltre 9.000 magistrati. Di questi, circa 2.500 sono requirenti — pubblici ministeri e procuratori generali — mentre oltre 6.500 sono giudicanti, attivi nei settori penale e civile. Il calcolo è immediato: quasi un terzo dei magistrati svolge funzioni requirenti, mentre più di due terzi esercita la funzione giudicante.

Ma all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati, qualcosa non torna. Scorrendo l’elenco dei Presidenti dell’ANM dal 1994 a oggi emerge un dato sorprendente: 19 su 25 provenivano dalle Procure. Solo 6 erano giudicanti. Il paradosso è evidente: la categoria che rappresenta la netta maggioranza della magistratura italiana è stata storicamente relegata a una posizione di netta minoranza sul piano della rappresentanza politica e associativa. Non esiste, in nessun altro settore o organizzazione professionale, un simile squilibrio tra peso numerico e peso politico/decisionale.

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Le ragioni – sono tante - di questa anomalia affondano le radici negli equilibri di potere interni alla magistratura che si sono consolidati a partire dagli anni Novanta. Il risultato è che, nei fatti, sono le Procure a detenere il potere politico e rappresentativo dell’intera categoria. La separazione delle carriere, al centro di questa riforma, serve proprio a correggere questa distorsione. Non si tratta — come sostiene il fronte del No con argomenti contraddittori e fuorvianti — di indebolire i pubblici ministeri nell’esercizio delle indagini, né tantomeno di assoggettarli al potere esecutivo. Si tratta, invece, di restituire ai giudicanti il peso istituzionale che spetta loro: quello del giudice terzo, imparziale, garante delle garanzie per tutti i cittadini.

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Votare Sì non significa scegliere una parte della magistratura contro l’altra. Significa scegliere una giustizia più giusta: più equilibrata, più indipendente, più vicina ai diritti di ogni cittadino.