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12/10/2026 ore 09.38
Politica

Acqua a Cosenza, Mancini chiede chiarezza: «Quella che arriva nelle case è potabile?»

Il candidato a sindaco di Cosenza torna sulle ordinanze che negli ultimi due mesi hanno vietato a più riprese l’utilizzo dell’acqua di diverse fontane pubbliche. La richiesta: rendere disponibili analisi, punti di prelievo e interventi effettuati sulla rete

di Redazione

«Ma l’acqua di Cosenza è potabile oppure no? Possiamo bere con tranquillità quella che esce, quando arriva, dai rubinetti delle nostre case?». È la domanda sollevata da Giacomo Mancini, candidato a sindaco di Cosenza, che con un video diffuso sui social torna sulla successione di ordinanze relative alla non potabilità dell’acqua di alcune fontane pubbliche cittadine.

La vicenda, ricostruisce Mancini, ha avuto inizio il 10 agosto, quando, sulla base delle analisi effettuate da Arpacal e delle comunicazioni dell’Azienda sanitaria provinciale, il Comune dispose il divieto di consumo dell’acqua erogata da sette fontane pubbliche. In piazza Loreto, secondo quanto richiamato nel documento, erano stati rilevati valori di coliformi totali ed Escherichia coli superiori ai limiti consentiti.

Da allora si sono susseguiti ulteriori provvedimenti, con divieti e successive revoche. Il 15 settembre le ordinanze avevano riguardato piazza della Vittoria, via Mondello, via Massaua e via Felice Migliori; il 22 settembre altri divieti avevano interessato Giostra Vecchia, piazza Bisceglie, via Campagna e vico San Giovanni.

In alcuni casi la potabilità è stata successivamente ripristinata, mentre in altri, sostiene Mancini, le non conformità si sarebbero ripresentate dopo precedenti revoche.

«Da due mesi assistiamo a un susseguirsi di ordinanze che vietano il consumo dell’acqua delle fontane pubbliche. Alcuni divieti vengono revocati dopo nuovi controlli, altri vengono introdotti. Ma il problema non può essere affrontato soltanto fontana per fontana», afferma l’ex parlamentare.

«Capire se il problema riguarda singoli punti o la rete»

Il nodo posto da Mancini riguarda soprattutto l’origine delle non conformità e l’eventuale collegamento con la rete idrica cittadina.

«Occorre comprendere quali siano le cause delle ripetute non conformità, se riguardino singoli punti di erogazione oppure tratti della rete idrica e quali interventi siano stati effettuati per eliminarle definitivamente».

Da qui la questione che Mancini estende all’acqua distribuita nelle abitazioni. «L’acqua che alimenta le fontane pubbliche, in molti casi, proviene dalla stessa rete di distribuzione che serve le abitazioni. Questo significa che i cittadini hanno diritto di conoscere i risultati dei controlli e di sapere se siano state effettuate verifiche anche nei tratti della rete che alimentano le loro case».

La richiesta: pubblicare un quadro aggiornato delle analisi

Mancini chiede quindi che venga messo a disposizione un quadro facilmente consultabile con date dei campionamenti, punti di prelievo, eventuali parametri risultati non conformi e interventi eseguiti.

«Non basta sapere che una fontana oggi è potabile e domani non lo è più. Bisogna spiegare perché accade, quali controlli vengono svolti sulla rete e se esistano criticità che richiedono interventi strutturali».

Particolare attenzione, aggiunge, dovrebbe essere riservata alle informazioni destinate alle famiglie e alle categorie più fragili, come bambini, anziani e persone con particolari vulnerabilità.

«I cittadini pretendono chiarezza – conclude Mancini –. La qualità dell’acqua è una questione di salute pubblica e la trasparenza non può essere affidata a una successione di ordinanze. Dopo due mesi di divieti e revoche, la domanda resta semplice: l’acqua che arriva nelle case dei cosentini è potabile? Possiamo berla con tranquillità?».