Antonio Barile, l’ultimo comunista di San Giovanni in Fiore. Anche se comunista non è
Le sue lacrime in diretta televisiva e la bandiera rossa per le strade della città i due momenti iconici della sua vittoria. Ora viene il difficile: garantire governabilità e non disperdere la forza travolgente dei ragazzi di Spontaneamente
Una festa popolare. Gran parte di quel 55% di elettori che ha scelto Antonio Barile quale sindaco di San Giovanni in Fiore ha indicato anche la strada da seguire per la nuova, difficile, stagione amministrativa. Non avrà vita facile in Municipio, perché Marco Ambrogio, da subito, a caldo, in esclusiva ai nostri microfoni, non ha riconosciuto la sconfitta.
Anzi, ha rilanciato dicendo che tra un anno circa si tornerà a votare. Ha sostenuto che a parlare siano i numeri, riferendosi all’anatra zoppa. In Consiglio comunale il centrodestra che lo ha sostenuto vanta 10 consiglieri. Il sindaco, compreso il suo, potrà invece contare su appena 7 voti. Tra il dire e il fare, tuttavia, c’è di mezzo il mare nonostante i precari equilibri.
San Giovanni in Fiore, gli scatti iconici di Barile sindaco
Sono due le immagini che hanno bucato lo schermo di smartphone e tv nel corso dell’intensa giornata di ieri. La prima: le lacrime di Barile in diretta televisiva su LaC. Non ha nascosto l’emozione, mettendo da parte per un attimo l’immagine di politico irriverente e sagace, attento alla res pubblica e abile nel tessere intorno alla sua persona consenso. Ha consegnato alla storia della capitale della Sila un momento di genuinità, confermando come sia stata intensa la campagna elettorale. Una catarsi vera e propria sfociata nel bis del 2010 quando vinse anche allora con una sola lista.
La seconda diapositiva è quella bandiera rossa apparsa per strada e alle spalle del nuovo sindaco. A scanso di equivoci: Barile non appartiene alla formazione culturale comunista e della sinistra più in generale. Ma quel vessillo sventolava fiero in mano ad un manipolo di ragazzi che hanno spinto il loro rappresentante Luigi Candalise ad un passo dal ballottaggio. E proprio i giovani di “Spontaneamente” possono considerarsi i vincitori morali delle Amministrative 2026. Sono andati dritti per la loro strada, rifiutando qualsiasi contaminazione proveniente dal passato al primo turno e non mostrando alcun dubbio su cosa fare dalla sera del 25 maggio in poi.
L’ultimo comunista
Ecco, il segnale che San Giovanni consegna ad Antonio Barile è proprio questo: guardare avanti senza girarsi indietro. Contano le competenze, la fame di impegnarsi per la comunità e, soprattutto, la voglia di vivere il territorio. La restanza, tanto cara a Vito Teti, non è un concetto astratto se alimentata a dovere. E da Candalise e compagni, il messaggio è arrivato.
A Barile non dispiacerà, del resto nel giorno dell’accordo ha detto pubblicamente che spera che qual manipolo di ragazzi rappresentino il futuro di San Giovanni in Fiore. In città non ci sarà un nuovo sceriffo, ma un nuovo tovarish sì. «Di me dicono che sia l’ultimo comunista rimasto a San Giovanni in Fiore: pensate un po’» svelò qualche giorno fa il nuovo sindaco al nostro giornale con un sorriso grande così. Aggiunse che per queste motivazioni si sentiva un po’ più forte. C’aveva visto lungo.