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17/04/2026 ore 10.57
Politica

Autonomia differenziata, la Cgil Calabria attacca Occhiuto e annuncia mobilitazione

Il sindacato esprime forte preoccupazione per il sì del presidente della Regione alle preintese e avverte: la Calabria rischia di pagare un prezzo altissimo

di Redazione
Il segretario generale della Cgil Calabria, Trotta

La Cgil Calabria ribadisce la propria contrarietà all’autonomia differenziata e punta il dito contro il parere favorevole espresso dal presidente della Regione Roberto Occhiuto sulle preintese. Il sindacato parla di una scelta che accende un allarme profondo in una terra che, a suo giudizio, continua a vivere condizioni strutturali di fragilità sul piano sanitario, sociale ed economico.

La presa di posizione arriva con toni netti e senza sfumature. Per la Cgil, l’autonomia differenziata rischia di allargare ulteriormente le disuguaglianze già esistenti, colpendo una regione che fatica a garantire servizi essenziali e che continua a scontare ritardi cronici nella sanità, nel lavoro, nelle infrastrutture e nelle politiche sociali.

Trotta: «In Calabria la sanità è al collasso»

A spiegare il senso dell’allarme è il segretario generale Gianfranco Trotta, che lega il giudizio del sindacato innanzitutto alla condizione della sanità calabrese. «In una regione che ha il più grande ospedale fuori dai propri confini e in cui la sanità pubblica è al collasso, anche solo pensare di calare un progetto di Autonomia Differenziata desta forte allarme. La Calabria non raggiunge i livelli essenziali di assistenza e non basterà un documento che certifichi la fine del commissariamento a ricostruire un sistema complesso e sofferente».

La Cgil sostiene che il sistema sanitario regionale non abbia bisogno di interventi superficiali o di operazioni formali, ma di una ricostruzione profonda. Secondo Trotta, servono volontà politica, più spesa pubblica, investimenti sul personale e una scelta chiara di rafforzamento del diritto alla salute.

«La mannaia dell’autonomia differenziata»

Il sindacato usa parole dure anche sul piano politico. «La sanità calabrese non ha bisogno di un tagliando, ma di molto di più – aggiunge Trotta -. Serve la volontà politica di sanare questioni ataviche, di aumentare la spesa, di investire sul personale. La mannaia dell’Autonomia Differenziata rischia di compromettere un possibile percorso di ricostruzione che rimetta al centro il diritto costituzionale alla Salute e lo Stato Sociale».

Nel ragionamento della Cgil, il rischio è che l’autonomia differenziata finisca per rendere ancora più difficile la ripartenza di un sistema già indebolito, consolidando divari che oggi la Calabria paga in modo pesante.

Le fragilità economiche e sociali della Calabria

La critica del sindacato non si ferma alla sanità. Trotta allarga il discorso alle difficoltà economiche e sociali che attraversano il territorio calabrese. «L’accanimento di calamità naturali su imprese e famiglie, che attendono ancora i ristori, l’aumento dei carburanti e dei consumi, la costrizione delle esportazioni, acuiscono la vulnerabilità e la fragilità di un territorio che con l’Autonomia Differenziata sarebbe definitivamente compromesso».

La Cgil mette così insieme diversi fattori di crisi: il peso degli eventi naturali, i ritardi nei ristori, l’aumento del costo della vita e le difficoltà del tessuto produttivo. In questo scenario, l’autonomia differenziata viene letta come un ulteriore elemento di destabilizzazione, capace di aggravare una condizione già molto delicata.

Potere d’acquisto e famiglie in affanno

Un altro passaggio centrale riguarda la perdita di potere d’acquisto e la condizione delle famiglie calabresi. «La sempre maggiore erosione del potere d’acquisto pesa ancora di più in Calabria dove siamo a un passo dal default per molte famiglie. Credere nella nostra terra, tutelarne i cittadini, arginare lo spopolamento significa anche frenare l’autonomia differenziata».

Per il sindacato, il progetto non guarderebbe al Sud e rischierebbe di produrre effetti a catena su più fronti, a partire dalla sanità, dove potrebbe ampliare le differenze tra sistemi regionali e consolidare la mobilità sanitaria. Ma i timori riguardano anche altri ambiti fondamentali.

I timori su scuola, contratti e spopolamento

La Cgil Calabria evidenzia infatti possibili ricadute anche sul sistema scolastico e sul lavoro. Secondo Trotta, l’autonomia differenziata potrebbe avere effetti boomerang attraverso la regionalizzazione del sistema scolastico e la differenziazione del sistema contrattuale.

Il sindacato collega questa prospettiva a un problema più ampio: lo spopolamento della Calabria e la continua fuga dei giovani. «È tempo di decisioni che permettano di intervenire seriamente su sanità, lavoro sano, infrastrutture, scuole, trasporti e politiche sociali e che frenino la continua emorragia di giovani».

«I palliativi non bastano»

Nel comunicato trova spazio anche una critica alle misure che, secondo la Cgil, non affrontano davvero il problema. «Il reddito di merito e gli incentivi per abitare nelle aree interne sono palliativi in una terra in cui mancano i servizi essenziali per le giovani coppie e per le famiglie».

Il messaggio è chiaro: senza una rete solida di servizi, le misure economiche non sarebbero sufficienti a invertire la tendenza allo spopolamento e alla marginalizzazione dei territori interni.

La Cgil annuncia una mobilitazione regionale

Il passaggio finale del comunicato segna una svolta sul piano dell’iniziativa sindacale. La Cgil avverte che, in assenza di risposte urgenti e di atti concreti, verrà avviato un percorso di mobilitazione regionale.

«È il momento di risposte urgenti, di atti tangibili altrimenti come organizzazione sindacale – conclude – si avvierà un percorso di mobilitazione regionale chiamando a raccolta associazioni sindacali, movimenti, lavoratori, disoccupati, pensionati, studenti, al fine di sollecitare la politica regionale e il presidente della Giunta ad assumere quelle decisioni che non sono più procrastinabili».