Case della Comunità, il Pd attacca Occhiuto: «Solo strutture di carta»
I dem contestano le ultime delibere regionali: «Si inseguono le scadenze Pnrr senza personale e senza nuove risorse»
Le Case della Comunità in Calabria diventano terreno di scontro politico. Il gruppo consiliare del Partito Democratico denuncia quella che definisce «l’ennesima forzatura della Giunta regionale», accusando l’esecutivo guidato da Roberto Occhiuto di procedere con delibere dell’ultimo minuto per rispettare formalmente le scadenze del Pnrr, senza però garantire personale, risorse aggiuntive e un vero rafforzamento della sanità territoriale.
Secondo i dem, la Regione starebbe aggiungendo nuove Case della Comunità «in overbooking» su poliambulatori, ex ospedali e strutture già esistenti, senza una programmazione capace di trasformare quegli spazi in servizi reali per i cittadini.
Il Pd: «Delibere last minute per chiudere il file Pnrr»
Nella nota, il Partito Democratico parla di un’operazione costruita per inseguire i target formali del Pnrr, più che per rafforzare concretamente l’assistenza di prossimità.
Secondo il gruppo consiliare, l’operazione sarebbe resa possibile dall’uso di una norma voluta dal governo Meloni che, nella lettura dei dem, trasformerebbe l’autorizzazione all’esercizio in un atto quasi automatico al momento della domanda, rinviando di dodici mesi le verifiche sui requisiti.
«In pratica si anticipano le insegne e si rinviano i controlli», sostiene il Pd, secondo cui il rischio è certificare come operative strutture che, senza personale adeguato e senza standard strutturali garantiti, potrebbero restare «scatole vuote», utili soltanto a rispettare le scadenze e a sostenere la propaganda della Giunta regionale.
«Gli escamotage normativi non curano le persone»
Il Partito Democratico usa parole dure contro il metodo seguito dalla Regione. «Gli escamotage normativi non curano le persone: servono solo a curare le statistiche», si legge nella nota.
Per i dem, la politica sanitaria del presidente Occhiuto non sarebbe fondata su un confronto reale con i territori, ma su decisioni calate dall’alto. Una modalità che, secondo l’opposizione, rischia di creare incertezza tra famiglie, sindaci e operatori sanitari.
Al centro della critica c’è l’idea che la sanità di prossimità non possa essere costruita semplicemente cambiando denominazione a strutture già esistenti, senza investire su personale, servizi e organizzazione.
Il caso dell’Asp di Catanzaro
Il Pd cita come esempio concreto la deliberazione numero 770 del 10 giugno 2026 dell’Asp di Catanzaro, che approva in forma unitaria i modelli organizzativi di 10 Case della Comunità, di cui 2 Hub e 8 Spoke, nei distretti di Catanzaro, Soverato e Lamezia Terme.
Secondo il gruppo consiliare dem, si tratterebbe di strutture quasi tutte ricavate dentro presìdi già esistenti, senza un vero piano di rafforzamento del personale e senza nuovi oneri di spesa, come la stessa delibera ammetterebbe espressamente.
«È la fotografia di una sanità che cambia nome alle corsie, ma non migliora i servizi e non rafforza l’assistenza territoriale», sostiene il Pd.
«Stesse strutture, una targa diversa sulla porta»
La preoccupazione dei dem riguarda il rischio che ai territori venga promessa una nuova rete di prossimità, mentre nella realtà verrebbero consegnate ai cittadini le stesse strutture di prima, semplicemente con una diversa denominazione.
Il Pd si chiede cosa resti delle Case della Comunità previste con medici h24, infermieri h12, Punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica integrata ed équipe multiprofessionali.
Secondo l’opposizione, molti aspetti decisivi sarebbero rinviati a futuri atti, tra cui la definizione delle turnazioni e l’assegnazione del personale. Tutto questo mentre, si legge nella nota, i Pronto soccorso «esplodono» e i distretti territoriali restano sotto organico.
L’interrogazione rimasta senza risposta
Il gruppo consiliare del Partito Democratico ricorda di aver già presentato mesi fa un’interrogazione sullo stato di attuazione delle Case e degli Ospedali di Comunità, chiedendo dati certi su strutture, personale e servizi.
A quella interrogazione, denuncia il Pd, non sarebbe ancora arrivata una risposta formale. Nel frattempo, secondo i dem, l’unica risposta politica sarebbe rappresentata da atti che moltiplicano Hub e Spoke sulla carta senza garantire «un medico o un infermiere in più».
Per il Partito Democratico, questa impostazione sarebbe il contrario dello spirito del Pnrr, che chiedeva alla Calabria di costruire Case della Comunità capaci di accorciare le distanze, alleggerire gli ospedali e contribuire alla riduzione delle liste d’attesa.