Caso Tocci, Russo a Civita: «I sindaci non siano capri espiatori»
La sindaca di Laino Borgo alla manifestazione di solidarietà dopo la sentenza sul Raganello: «Serve una legge che tuteli i primi cittadini»
La solidarietà ad Alessandro Tocci, sindaco di Civita, diventa per Mariangelina Russo, sindaca di Laino Borgo, l’occasione per porre una questione più ampia: il ruolo dei primi cittadini, soprattutto nei piccoli comuni, davanti a tragedie che travolgono comunità, famiglie e istituzioni.
Russo ha partecipato alla manifestazione di solidarietà organizzata a Civita dopo la sentenza di primo grado sulla tragedia del Raganello, richiamando la necessità di difendere il senso del servizio pubblico e il limite umano entro cui ogni sindaco è chiamato a operare.
Russo: «Difendiamo il senso del servizio pubblico»
Per la sindaca di Laino Borgo, essere accanto ad Alessandro Tocci non significa soltanto esprimere vicinanza a un collega amministratore, ma difendere un principio istituzionale.
«Essere vicino ad Alessandro Tocci nel giorno della manifestazione in solidarietà del sindaco di Civita, dopo la sentenza del primo grado sulla tragedia del Raganello, è non soltanto un atto dovuto per esprimere solidarietà ad un collega amministratore, ma per difendere un principio che riguarda il senso stesso del servizio pubblico e il limite umano entro cui ogni sindaco è chiamato ad operare».
Russo mette al centro un tema delicato: il rischio che il sindaco diventi, in ogni tragedia, il destinatario automatico di responsabilità che spesso superano le reali possibilità di controllo e intervento di un amministratore locale.
«Oggi siamo chiamati a riflettere sul rischio che il primo cittadino diventi il capro espiatorio di ogni tragedia, il destinatario automatico di responsabilità che spesso travalicano le reali possibilità di controllo e di intervento di un amministratore locale».
Il precedente del Lao e la vicenda di Denise Galatà
La sindaca Russo parla anche partendo da una esperienza personale. Tre anni fa, il 30 maggio 2023, ricevette un avviso di garanzia per la morte nel fiume Lao di Denise Galatà, studentessa di diciotto anni annegata durante una discesa di rafting mentre era in gita scolastica.
Una vicenda conclusa con la totale estraneità ai fatti della sindaca, ma che, nelle sue parole, ha lasciato un segno profondo.
Russo ricorda «mesi difficili, ansia, tensione, sofferenza umana e sacrifici anche economici, che nessuno potrà cancellare». E sottolinea come, nonostante l’amministrazione avesse emanato un’ordinanza per regolamentare gli accessi al fiume e trasmesso l’allerta meteo, si sia ritrovata coinvolta in un procedimento doloroso.
«Conosco bene l’ansia e la sofferenza umana che si prova davanti a tragedie simili», afferma.
La solitudine dei sindaci dei piccoli comuni
Il tema centrale, per Russo, è la condizione quotidiana dei sindaci dei piccoli comuni, chiamati a gestire territori complessi, fragili e spesso privi di risorse adeguate.
«Noi sindaci dei piccoli comuni viviamo ogni giorno questa condizione. Amministriamo territori complessi, spesso fragili, con organici insufficienti, risorse limitate, normative confuse e responsabilità enormi. Siamo il primo presidio dello Stato nelle nostre comunità. Siamo quelli che rispondono sempre, a qualsiasi ora, davanti a qualsiasi emergenza. E troppo spesso veniamo lasciati soli».
La tragedia del Raganello e quella del Lao, aggiunge la sindaca, hanno segnato profondamente la Calabria, lasciando dolore e famiglie ferite per sempre. Davanti a quel dolore, il primo dovere resta il rispetto.
«Il primo dovere è il rispetto, il silenzio, la vicinanza sincera alle vittime e ai loro cari. Nessuno può dimenticare ciò che è accaduto».
«Non chiediamo impunità, chiediamo equilibrio»
Russo precisa che la solidarietà al sindaco Tocci non significa mettere in discussione il lavoro della magistratura o il rispetto delle sentenze. Il punto, spiega, è un altro: evitare che sul sindaco venga scaricato l’intero peso di responsabilità istituzionali, tecniche, burocratiche e perfino naturali.
«Esprimere solidarietà oggi non significa sottrarsi al rispetto delle sentenze o al lavoro della magistratura. Significa affermare con forza che non possiamo continuare ad alimentare un sistema nel quale il sindaco diventa l’unico anello su cui scaricare ogni responsabilità istituzionale, tecnica, burocratica e perfino naturale».
Da qui la richiesta di una riflessione seria sul ruolo dei primi cittadini in Italia, soprattutto nei piccoli comuni del Sud.
«Serve equilibrio. Serve una riflessione seria sul ruolo dei sindaci in Italia, soprattutto nei piccoli comuni del Sud. Perché se amministrare significa esporsi ogni giorno al rischio personale, civile e penale, senza strumenti adeguati, allora si indebolisce la democrazia stessa. Si scoraggiano le persone perbene dall’impegno pubblico. Si crea paura invece che responsabilità».
Il rispetto delle sentenze e la tutela istituzionale
Sul rapporto con la giustizia, la sindaca di Laino Borgo usa parole nette.
«Noi non chiediamo impunità. Chiediamo giustizia, proporzione, tutela istituzionale e rispetto per chi serve le comunità con sacrificio e dignità».
Russo ribadisce il dovere di essere a Civita accanto ad Alessandro Tocci, come amministratrice e come rappresentante di una comunità che conosce il peso delle responsabilità pubbliche.
«Nessun sindaco deve sentirsi solo davanti al peso immenso delle responsabilità che questo ruolo comporta. La Calabria ha bisogno di amministratori coraggiosi, non di amministratori impauriti. Ha bisogno di istituzioni che accompagnino i sindaci, non che li lascino soli nei momenti più difficili».