Cassano, ArticoloVentuno attacca il sindaco sui cantieri fermi della Torre di Milone e del Palazzetto di Sibari
Il movimento chiede al Comune quanto costeranno i ritardi, se la ditta riceverà indennizzi e quando ripartiranno i lavori, dopo mesi senza notizie dal Consiglio comunale aperto sul tema.
Il cantiere della Torre di Milone e quello del Palazzetto di Sibari sono fermi da troppo tempo, e il Movimento ArticoloVentuno chiede al sindaco di Cassano all'Ionio di spiegare perché. Lo fa con una nota datata 28 settembre, in cui i lavori pubblici vengono definiti «il cuore pulsante del patto di fiducia tra cittadini ed istituzioni», perché si parla di risorse che appartengono a tutti. Il movimento avrebbe voluto porre queste domande in Consiglio comunale.
Non può farlo perché, scrive, chi è stato eletto con il suo simbolo ha scelto di «tradire, in primis, il mandato ricevuto dagli elettori» e ha lasciato il gruppo che lo aveva candidato, una vicenda che la nota considera ormai nota a tutta la città. Restano così le segnalazioni raccolte tra i cittadini, preoccupati per opere che risultano di fatto bloccate. La Torre di Milone e il Palazzetto di Sibari sono i due casi citati, ma per ArticoloVentuno rappresentano la situazione della maggior parte dei cantieri cittadini.
Invece di simboleggiare la riqualificazione, si legge, sono diventati un «malinconico monumento all'incertezza ed all'inefficienza», e sulla vicenda sarebbe calato «un velo di assoluto silenzio». Mesi fa il Comune aveva convocato un Consiglio comunale aperto proprio sulle opere pubbliche. Il movimento lo aveva accolto con speranza, come l'inizio di «un'operazione di verità». Il giudizio di oggi è opposto, perché quella seduta avrebbe prodotto «solo fiumi di retorica» e da allora non ci sarebbero stati aggiornamenti.
Al sindaco il gruppo contesta di essere «impeccabile quando si tratta di dispensare annunci in pompa magna sui social» e di presentarsi con le forbici in mano all'ennesimo taglio del nastro, senza dire nulla sui cantieri fermi. «Ora, però, è tempo di occuparsi delle cose serie» si legge nella nota, che chiede una spiegazione rivolta all'intera città. Le domande riguardano prima di tutto i soldi.
«Chi paga il conto di questi fermi prolungati?» chiede ArticoloVentuno, che vuole sapere se il Comune dovrà sostenere costi aggiuntivi e se la ditta esecutrice riceverà indennizzi o altre somme per la sospensione dei lavori. Seguono le richieste sui tempi, cioè se esista una strategia per uscire dallo stallo e quando i cantieri ripartiranno davvero. Nell'ultima parte della nota il movimento critica le iniziative che giudica di facciata, pagate con denaro pubblico, come tavolate, passeggiate, premi, attestati e intitolazioni, che «ci vogliono anche quelle, ma non solo quelle». La città, conclude ArticoloVentuno, chiede di conoscere tempi, costi e responsabilità, e di capire quando vedrà i propri soldi diventare opere finite «anziché transenne arrugginite lasciate a marcire sotto gli occhi di tutti».