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12/08/2026 ore 18.32
Politica

Cassano, Avena: «Nessun trasformismo, dialogo col Sindaco era condiviso da ArticoloVENTUNO»

Il consigliere comunale risponde al durissimo attacco e respinge le accuse: «Tentativo di riscrittura della storia dopo che sono sfumati i tornaconti personali. Ho scelto la responsabilità per il bene della città».

di Franco Sangiovanni

Non si è fatta attendere la controreplica di Antonello Avena. La risposta, dura e con riferimenti precisi, arriva attraverso un documento affidato ai social. Dopo le pesanti accuse di trasformismo e la richiesta di dimissioni avanzate dal Movimento ArticoloVENTUNO, il consigliere comunale ed ex candidato a Sindaco rompe il silenzio e risponde punto su punto, ribaltando completamente la narrazione diffusa dalla sua (ex?) compagine politica. La difesa di Avena risiede nella ricostruzione dei mesi trascorsi in Consiglio. Il consigliere smentisce categoricamente l'immagine dell'uomo solo al comando in fuga verso la maggioranza, affermando che il confronto con la giunta guidata dal Sindaco Iacobini era a conoscenza di tutti ed era stato concordato internamente. Avena chiarisce subito che «il comunicato diffuso da una parte di Articolo21 offre ai cittadini una ricostruzione dei fatti fuorviante» e che proprio da quella visione avverte «il dovere di prendere le distanze». Sulla natura delle trattative, il consigliere entra nel merito smentendo ogni scelta solitaria: «Oggi mi viene attribuito un presunto trasformismo, ben arricchito da sprezzanti accuse e giudizi personali, ma si omette un fatto decisivo: il dialogo con il Sindaco non è mai stata una mia iniziativa solitaria. Per mesi quel percorso è stato condiviso da me, dal coordinatore del movimento (Francesco Paternostro ndr) e da altri rappresentanti di Articolo21. Sapevano. Partecipavano. Condividevano». Avena evidenzia come si trattasse di un confronto «naturale, trasparente, alla luce del sole» e attacca la presunta superiorità morale dei suoi ex compagni: «Erano proprio coloro che ora si proclamano custodi della purezza politica a chiedere altri incontri e a insistere perché quel dialogo proseguisse», arrivando persino a parlare di «ore di conversazioni telefoniche fatte da un noto rappresentante del movimento con chiunque potesse portare acqua al proprio mulino».

Nella sua nota, il consigliere affonda il colpo contro la gestione interna del movimento, denunciando un clima di «autosabotaggio» e la gestione di convocazioni dirette e selettive per le recenti assemblee, da cui sarebbero stati tenuti fuori sostenitori e candidati storici. A quanti sono rimasti amareggiati per il mancato coinvolgimento, Avena rivolge «la vicinanza e le scuse che in realtà sarebbero dovute pervenire dal coordinatore». Anche in questo caso, sebbene si astenga dal nominarlo, le frecciatine sembrano essere dirette a Francesco Paternostro, fino a poco tempo fa l’uomo ombra di Avena. Il passaggio più duro riguarda però le reali motivazioni che avrebbero spinto il gruppo a rompere il dialogo con la maggioranza: «Le mie presunte colpe sono state tirate fuori tutte insieme, solo e soltanto quando è diventato evidente che dal Sindaco o da me non si sarebbe potuto ottenere alcun tornaconto personale. Del resto, si sa,l'uva diventa acerba quando non ci si arriva». Secondo il consigliere, non vi è stata alcuna «fuga in solitaria degna della più veloce delle lepri», poiché «il percorso di interlocuzione non si è interrotto perché fossero venuti meno i punti di convergenza o perché il Sindaco fosse diventato inattendibile, ma quando il baricentro si è spostato su altro: su aspettative disattese, sul peso politico da esercitare, sul condizionamento».

Sulla scelta di avvicinarsi all'esecutivo cittadino in un momento segnato da complesse emergenze locali, Avena rivendica una decisione dettata dal senso delle istituzioni, rifiutando la comoda rendita di posizione dell'opposizione preconcetta. «Chi ama davvero il proprio paese non può augurarsi il fallimento di chi è chiamato ad amministrarlo», sottolinea il consigliere, ricordando che la sconfitta di un'amministrazione rappresenta «la sconfitta di tutta la comunità». Di fronte alle difficoltà della città, tra cui spiccano «le tante emergenze e la difficile situazione finanziaria delle casse comunali», Avena spiega i motivi del suo passo: «Avrei potuto scegliere la strada più semplice: aspettare, lasciare che le difficoltà ereditate diventassero un'occasione per cavalcare il malcontento e costruire consenso. Non l'ho fatto. Ho scelto di assumermi una responsabilità perché sono stati i cittadini a chiedermelo: rimboccarmi le maniche, "sporcarmi" le mani di terra e provare a dare un contributo, perché ci sono momenti in cui il bene di Cassano deve venire prima della convenienza politica».

In conclusione, Avena respinge implicitamente l'invito a rassegnare le dimissioni e si rivolge direttamente alla comunità cassanese per chiedere di superare gli steccati ideologici e le contrapposizioni permanenti che finiscono solo per impoverire il territorio. «È tempo di una politica che non viva di tifoserie», chiude il consigliere, «una politica nella quale cercare il dialogo non debba essere una colpa, nella quale il confronto non sia un tradimento e nella quale assumersi decisioni difficili non possa essere liquidato con un'etichetta. Le etichette cambiano con il vento della polemica. I fatti restano, ed è sui fatti, non sulle narrazioni di parte, che chiedo ai cittadini di giudicarmi».