Cene, commissari e il nodo-Caruso: a Cosenza tutto fa Pd. Mentri i voti volano via
Roma, prima di tagliare teste e spedire commissari in Federazione, ha chiesto di verificare se si possa giungere ad un’intesa e ci sta provando Bevacqua. In città lo scontro fratricida è tutto sulla ricandidatura del sindaco e sull’agibilità che si avrebbe o meno in campagna elettorale
Il Partito Democratico di Cosenza aspetta che l’area di Mimmo Bevacqua proponga un nome valido per voltare pagina dopo Matteo Lettieri. Osserva interessato l’influente dirigente regionale Giuseppe Peta, occhi e voce di Nicola Irto per gli affari interni. La paralisi che avvolge la Federazione (che ha registrato le dimissioni del tesoriere Flavio De Barti) interessa a tutti, ma praticamente nessuno fa nulla. Roma minaccia da mesi il commissariamento, ma quando sembrava che stesse per decidere sul nome del moderato Alessandro Alfieri, senatore e figura apprezzata al Nazzareno, tutto si è bloccato.
L’input è stato di provare ad evitare traumi in una provincia dove il Vietnam politico è la prassi. Dai giorni caldi del referendum sulla Giustizia, l’ex capogruppo in Regione è in cerca di una soluzione. Sia perché i suoi luogotenenti sostennero inizialmente Lettieri, sia perché senza i suoi delegati non si possono trovare larghe maggioranze in assemblea. E Roma vuole questo.
Da qui una serie di cene operative con i vertici, anche regionali, del partito. Una, diventata il segreto di pulcinella, a Gizzeria qualche settimane fa. Presenti sicuri proprio Bevacqua, l’ex segretario di Federazione Luigi Guglielmelli e il deputato Nico Stumpo che di commissariamenti se ne intende essendo stato appena nominato a Pisa. Nulla di fatto, così come nei giorni a venire.
Sostanzialmente le posizioni delle correnti sono cristallizzate e stantie: un identikit proposto dall’area “X” non andrà mai bene a quelle “Y” e “Z” e viceversa: il discorso del gatto che si morde la coda. Roma si è spazientita da tempo, ma guarda col disinteresse che si deve a chi non riesce ad organizzarsi. Finché prima o poi manderà il signor Wolf di turno (Pulp Fiction docet) a risolvere problemi, tagliare teste e ad imporre (semmai esista) lo Schleinismo militante che non può certo essere incarnato da Maria Locanto, silente vicesindaca di Cosenza democristiana nell’animo e nelle azioni.
In questo quadro si staglia quanto accade in città e, di che ne dicano i diretti interessati, la verità è riconducibile tutta alle amministrative del 2027. Chi oggi sostiene Franz Caruso in Comune cerca agibilità politica in vista della campagna elettorale: se il partito non supporterà il sindaco uscente in modo ufficiale sarebbe per loro un bel problema. E il circolo locale viaggia in direzione ostinata e contraria. A costo di andare a sbattere.
Ieri l’ultima sortita di Sergio De Simone, Antonio e Giuseppe Ciacco, Damiano Covelli, Bruno Maiolo, Concetta De Paola, Adelaide Maradei, Alessandro Grandinetti e Gianfranco Tinto. Si sono scagliati contro il circolo “Marica Zuccarelli” reo di aver organizzato l’incontro con Roberto Occhiuto da cui è saltato fuori poi il rendering per l’ospedale.
Chiedono un nuovo circolo, che per statuto nel Pd sono territoriali e non certo perché all’altro c’è una governance sgradita, difendono a spada tratta l’operato del sindaco e mal sopportano la maggioranza a guida Bruno Bossio-Adamo. Maggioranza di circolo che dal canto suo non fa certo mistero di reputare chiusa l’attuale esperienza amministrativa a Palazzo dei Bruzi.
Nulla di nuovo a queste latitudini. Il Partito Democratico somiglia più ad un taxi per soddisfare legittime aspirazioni. Vanno di moda i documenti d’identità cartacei ereditati dal secolo scorso. Anche tra i giovani c’è chi è già un giovane vecchio e i voti migrano altrove.
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