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30/12/2021 ore 18.35
Politica

Chiara Penna: «Da sempre garantista. Il Tribunale valuti bene sugli attivisti»

Il presidente della commissione Istruzione e Legalità del Comune di Cosenza sulla proposta di sorveglianza: «Libertà di esprimere il dissenso pacificamente»
di Redazione

«In merito alla vicenda giudiziaria che vede coinvolti i tre attivisti cosentini, mi preme rilevare che la questione è stata discussa in più occasioni tra noi consiglieri ed inoltre, su mia sollecitazione, nell’ultima convocazione della Commissione Consiliare che presiedo». A sostenerlo in una nota è Chiara Penna, consigliere di maggioranza del comune di Cosenza.

Sorveglianza per gli attivisti, Chiara Penna: «Libertà di espressione»

«Ribadendo, dunque, quanto già dichiarato nell’immediatezza dei fatti dal Sindaco Franz Caruso e cioè rimarcando la imprescindibile necessità di tutelare la libertà di manifestazione di pensiero, nonché la libertà di esprimere il proprio dissenso in modo pacifico, soprattutto quando lo scopo è quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su questioni e problematiche che riguardano zone degradate e persone vulnerabili – scrive Chiara Penna – quale Presidente della Commissione Istruzione e Legalità ritengo utile soffermarmi sulle proposte per l’applicazione della Misura di Prevenzione della Sorveglianza Speciale di pubblica sicurezza, avanzata nei confronti dei tre dalla Questura di Cosenza».

«Quanto accaduto – continua – ci consente di portare all’attenzione di chi sente parlare per la prima volta di queste misure – ed in modo spesso confuso e poco corretto – come esse, previste originariamente nel codice antimafia ed introdotte per scopi nobilissimi, stiano subendo, però, nel tempo, una vistosa ed inarrestabile eterogenesi dei fini, tanto da poter essere applicate anche a chi si trova sottoposto a procedimenti penali per reati di violenza domestica, sicurezza o cyber bullismo. L’adozione di esse può, infatti, essere collegata, non al verificarsi di fatti singolarmente determinati, ma a seguito di una serie di comportamenti indice di pericolosità sociale, come procedimenti in corso e segnalazioni».

«Auspicabile un profondo ripensamento»

«Riallacciandomi a queste considerazioni, dunque, ed avendo avuto solo ieri l’opportunità di leggere parte della documentazione fondante la richiesta, mi auguro che all’Udienza fissata per decidere se accogliere o meno la proposta di applicazione della misura, si possa chiarire la posizione dei tre ragazzi e che il Tribunale di Sorveglianza operi una valutazione adeguata e globale della loro personalità. Essa risulta, invero, da tutte le manifestazioni sociali della loro vita, non potendosi applicare la misura di prevenzione personale se la pericolosità sociale non è attuale e dunque idonea a giustificare un controllo così invasivo da parte degli organi di pubblica sicurezza. Aggiungo – chiude Chiara Penna – che partendo da questa vicenda, sarebbe altrettanto auspicabile accendere una discussione volta a proporre un profondo ripensamento, in senso necessariamente garantistico, dell’istituto in questione, anche per salvaguardarne il reale senso e la sua esistenza».