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12/08/2026 ore 10.04
Politica

Ciclone a Cosenza, Mancini: «Ferite aperte e interventi ancora fermi»

Il dirigente del Pd denuncia ritardi, chiede la manutenzione dei fiumi e trasparenza sulle donazioni raccolte dopo l’alluvione

di Redazione

A sei mesi dal ciclone e dall’alluvione che il 12 e 13 febbraio hanno investito Cosenza, Giacomo Mancini torna nei luoghi maggiormente colpiti e accusa l’amministrazione comunale di non aver ancora fornito risposte adeguate sul fronte degli interventi, della prevenzione e della trasparenza.

Il componente della direzione del Pd Calabria ha effettuato un sopralluogo in diverse zone della città, dalla scuola dello Spirito Santo a viale della Repubblica, passando per via Vincenzo Julia e contrada Macchia della Tavola.

«Sono trascorsi sei mesi dal ciclone e dall’alluvione del 12 e 13 febbraio, ma troppe delle ferite provocate alla città sono ancora aperte. Sei mesi sono un tempo sufficiente per passare dall’emergenza agli interventi. A Cosenza, purtroppo, in troppi casi questo non è avvenuto», afferma Mancini.

La voragine davanti alla scuola dello Spirito Santo

Una delle situazioni richiamate dall’ex parlamentare riguarda l’area davanti alla scuola dello Spirito Santo, dove la viabilità risulterebbe ancora condizionata dai danni provocati dall’alluvione.

«Davanti alla scuola dello Spirito Santo, l’enorme voragine provocata dall’alluvione è ancora lì e la strada continua a essere chiusa. Tra poche settimane riapriranno le scuole e centinaia di ragazzi torneranno ogni giorno in quella zona».

Il 16 luglio la Giunta comunale ha approvato il Documento di indirizzo alla progettazione relativo alla manutenzione straordinaria e al ripristino funzionale della viabilità di via Dante Alighieri. Il provvedimento, secondo quanto comunicato dal Comune di Cosenza, è finalizzato anche alla messa in sicurezza del muro di sostegno e del versante interessato.

Per Mancini, tuttavia, i tempi impiegati per arrivare all’atto preliminare sarebbero eccessivi.

«Ci siano voluti più di cinque mesi per arrivare a un atto preliminare che si sarebbe potuto predisporre nei giorni immediatamente successivi all’emergenza. E dopo tutto questo tempo, siamo ancora al punto di partenza: lo stesso Palazzo chiarisce che il documento è propedeutico al reperimento delle risorse necessarie. Il DIP indica gli interventi da realizzare, ma non dispone delle risorse per realizzarli».

«Cinque mesi per arrivare a questo punto sono davvero troppi. Dopo cinque giorni si poteva già cominciare a programmare, cercare i finanziamenti e costruire il percorso per intervenire. Oggi, invece, la voragine è ancora lì e la strada è ancora chiusa».

Viale della Repubblica e via Vincenzo Julia

Il sopralluogo ha interessato anche viale della Repubblica, dove Mancini richiama le conseguenze del crollo verificatosi durante l’emergenza di febbraio.

«Il muro crollato è ancora nelle stesse condizioni e le autovetture travolte sono ancora sotto i detriti. Anche qui sono trascorsi sei mesi e la ferita è rimasta aperta».

Differente la situazione indicata in via Vincenzo Julia, dove gli appartamenti danneggiati sarebbero stati ripristinati e sarebbero stati eseguiti interventi di consolidamento. Secondo Mancini, però, i lavori sarebbero stati sostenuti direttamente dai proprietari.

«A intervenire sono stati i proprietari, con le proprie risorse. È la dimostrazione di una comunità che reagisce e non rimane ferma ad aspettare. I cittadini hanno fatto la loro parte. Il Palazzo è rimasto a guardare».

La strada provvisoria a Macchia della Tavola

In contrada Macchia della Tavola, dove durante l’alluvione alcune famiglie erano rimaste isolate, è stata aperta una strada di cantiere che consente nuovamente di raggiungere le abitazioni. Una soluzione che Mancini considera soltanto temporanea.

«È un primo passo, ma una strada di cantiere non può diventare la soluzione definitiva. Quelle famiglie hanno diritto a una viabilità stabile e sicura e servono interventi definitivi di protezione dell’alveo e dell’argine».

Il dirigente del Pd chiede inoltre informazioni pubbliche sulla progettazione, sulle risorse disponibili e sui tempi di realizzazione delle opere.

«A sei mesi dall’alluvione non è stato esposto nemmeno un cartello e non è dato sapere quali opere saranno realizzate, quante risorse siano state stanziate, chi le abbia stanziate e quali siano i tempi previsti per i lavori. Dopo un’emergenza le soluzioni provvisorie sono necessarie, ma devono servire a realizzare quelle definitive, non a sostituirle».

L’appello sulla manutenzione di Crati e Busento

Per Mancini, il dibattito non può limitarsi alla riparazione dei danni già provocati. Al centro deve esserci anche la prevenzione, con una manutenzione costante dei corsi d’acqua che attraversano la città.

«Il Crati e il Busento devono essere una priorità. Negli alvei sono ancora visibili detriti e vegetazione. Occorre una manutenzione costante, rimuovere ciò che ostacola il regolare deflusso delle acque e verificare e mettere in sicurezza gli argini».

«Non possiamo ricordarci dei nostri fiumi quando arriva l’emergenza. La prevenzione è il primo strumento per proteggere la città e le persone».

La richiesta di trasparenza sulle donazioni

Un altro punto sollevato riguarda il conto corrente attivato dopo l’alluvione per raccogliere le donazioni destinate alla città. Mancini chiede al Comune di rendere pubblici gli importi raccolti e la loro destinazione.

«Il Palazzo chiese ai cosentini di dare una mano e tanti cittadini risposero con generosità. Ora è doveroso rendere conto di quella solidarietà. Quante risorse sono state raccolte? Come sono state utilizzate? Quali interventi hanno finanziato o finanzieranno? Chi ha donato ha diritto a una rendicontazione chiara, dettagliata e pubblica».

La conclusione dell’esponente politico è un nuovo richiamo alle responsabilità amministrative nella gestione del territorio dopo l’emergenza.

«Un ciclone e un’alluvione sono eventi naturali, ma questo non significa che dobbiamo rassegnarci ai loro effetti. Il compito di una buona amministrazione è prevenire i rischi, limitarne i danni, intervenire rapidamente e restituire sicurezza ai cittadini».

«Un’emergenza non finisce quando smette di piovere. Finisce quando la città torna sicura. Sei mesi dopo, a Cosenza troppe ferite sono ancora aperte. Così non va. Cosenza merita di meglio».