Aieta: «Cetraro non è una città di mafia, ma una città che resiste alla mafia» | VIDEO
Il sindaco della cittadina tirrenica commenta l’inchiesta della DDA di Catanzaro che ha sgominato un gruppo criminale accusato di aver commesso reati aggravati dal metodo mafioso. E per la prima volta in assoluto accetta di parlare della vicenda giudiziaria che lo riguarda
La festa per l’elezione a sindaco di Cetraro rimandata a causa dell’omicidio di Pino Corallo, compiuto il 27 maggio davanti ad una officina lungo la statale 18 («decisione dovuta, ma in fondo i festeggiamenti neanche mi piacciono»). Il giorno prima, il 65% degli elettori della cittadina tirrenica aveva spalancato le porte del Municipio a Giuseppe Aieta, decretandone il ritorno alla guida del Comune a distanza di dieci anni dall’ultimo mandato.
«Lavoro quindici ore al giorno, e in questi primi sette mesi di governo della mia città abbiamo messo mano ai dossier più importanti. Il teatro comunale, importante presidio culturale contro la criminalità organizzata, è stato riaperto dopo cinque anni. Stiamo affrontando la questione del depuratore, sotto sequestro dalla scorsa estate; alla società privata che gestisce l’impianto dico: se siete in grado di assicurarne il perfetto funzionamento bene, altrimenti fatevi da parte».
Risultati e progetti in cantiere s’intrecciano con vicende di cronaca, che emergono prepotenti senza chiedere permesso: una narrazione che il sindaco di Cetraro Giuseppe Aieta non predilige, ma alla quale tuttavia non si sottrae. A cominciare dall’arresto - avvenuto lo scorso otto gennaio - del latitante Giuseppe Scornaienchi, accusato dalla DDA di Catanzaro di essere a capo di un gruppo criminale che, con metodo mafioso, avrebbe posto in essere una serie di reati, tra cui alcune tentate estorsioni a imprenditori operanti nel settore sanitario e dei trasporti: «Conviviamo da tempo con questi fenomeni malavitosi, ma operazioni delle forze dell’ordine come quella dei giorni scorsi dimostrano che lo Stato esiste, e servono a ripristinare l’equilibrio della legalità. Senza trascurare che il Comune di Cetraro si è sempre costituito parte civile in ogni processo di mafia».
Ma anche lo Stato può sbagliare, e il sindaco Aieta non esita a metterlo sul banco degli imputati: «Se in passato la procura di Paola si fosse occupata più di microcriminalità e meno di amministratori locali, indagati per reati da cui poi sono stati sistematicamente assolti, forse a Cetraro non saremmo arrivati a questo punto». Il riferimento è (anche) personale. Aieta, infatti, è indagato per corruzione proprio dalla procura di Paola, nell’ambito di un’inchiesta sulle elezioni regionali del 2020: «Sono accusato di aver chiesto voti ai dipendenti dello stabilimento termale di Acquappesa, e di essermi impegnato in cambio per la salvaguardia del loro posto di lavoro. Proprio io, che ho avuto un padre operaio e sono cresciuto in fabbrica, ho dovuto subire un’infamia del genere».
Lo scorso 28 maggio, il nuovo procuratore di Paola Domenico Fiordalisi (insediatosi due mesi prima) - in sede di udienza preliminare - ha chiesto l’archiviazione del fascicolo di Giuseppe Aieta per “insussistenza del fatto”. Il sindaco di Cetraro - che in questi anni ha sempre scelto la via del silenzio - accetta per la prima volta di parlare con il nostro network della vicenda penale che lo riguarda: «A un procuratore senza pregiudizi ed equilibrato, qual è Domenico Fiordalisi, è bastato leggere le carte per capire che le accuse a mio carico erano totalmente infondate. Subire questa inchiesta, che nel 2023 mi è costata addirittura un divieto di dimora a Cetraro, è stato agghiacciante. Nonostante sia stato vittima di una vera e propria macelleria giudiziaria, rifarei tutto allo stesso modo, e non mi pento di nulla».