Cosenza, gli ospedali periferici e l'emergenza coronavirus
In provincia di Cosenza aumentano i casi di coronavirus. Lo certificano i bollettini ufficiali della Regione Calabria che ogni giorno illustra la situazione nella nostra regione. Al momento sono quattro i pazienti ricoverati in Terapia Intensiva, ma la situazione potrebbe peggiorare con un aumento dei contagi. Ogni 200 ricoveri, il 10% finisce in Rianimazione. All’ospedale “Annunziata” di Cosenza ci sono ancora tanti posti liberi. Nelle ultime ore, però, l’ospedale Spoke di Castrovillari non è più presidio “Covid-19”. I pazienti positivi infatti saranno trasferiti al reparto di Malattie Infettive di Cosenza che, nel frattempo, attende che Ematologia venga spostata completamente da un’altra parte.
Il commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Giuseppe Zuccatelli in queste ore sta lavorando a risolvere la questione. Secondo fonti accreditate, l’ipotesi messi in campo è quella di dividere i pazienti nei vari ospedali periferici della provincia di Cosenza, dove esistono già i reparti di Medicina generale. Una soluzione, come nel caso di Castrovillari, che non darebbe alcuna garanzia di successo. Anzi, creerebbe problemi organizzativi ai singoli presidi ospedalieri periferici che non hanno a disposizione personale preparato a fronteggiare un’emergenza sanitaria di queste proporzioni.
Cosenza ospedale Covid-19
Tanti medici e infermieri della provincia di Cosenza sono fortemente preoccupati delle decisioni che potrebbero essere assunte nelle prossime ore. E’ necessario quindi vagliare tutte le soluzioni possibili affinché i malati di Covid-19 e quelli affetti da altre patologie possano essere curati nel migliore dei modi. Quella, allo stato attuale, più percorribile porta direttamente all’ospedale “Annunziata” di Cosenza. La struttura è sicuramente più pronta per combattere questa emergenza con tutte le professionalità in campo. Ci sono medici e infermieri che vivono l’emergenza-urgenza ogni giorno e hanno gli strumenti per poter dare risposte ai cittadini.
In questo caso, l’ospedale di Cosenza (come è accaduto in altre regioni italiane) diventerebbe struttura di riferimento per il coronavirus in provincia di Cosenza, spostando una parte dei malati di Medicina generale, Geriatria, Gastroenterologia e altri reparti simili negli ospedali periferici (Paola, Cetraro, Praia a Mare, Corigliano, Rossano e Castrovillari). In queste zone della provincia di Cosenza potrebbero arrivare i medici specialisti che lavorano negli ambulatori a dare sostegno ai reparti che avrebbero un maggiore afflusso di pazienti. Anche perché per far arrivare i ventilatori respiratori servono 45 giorni e tempo da perdere non ce n’è. Come sono necessari, inoltre, i sistemi di protezione per tutto il personale sanitario.
Come si cura il coronavirus?
I pazienti che arrivano in ospedale hanno una sintomatologia importante: febbre superiore 37,5° C, tosse, dispnea da lieve a moderata, insufficienza respiratoria globale, scompenso emodinamico e insufficienza multiorgano. Tutte patologie che necessitano di una terapia ben precisa, come illustrato dal protocollo del ministero della Salute. A maggior ragione se si parla di pazienti ricoverati in Terapia Intensiva. L’attenzione dei medici e degli infermieri è costante, grazie alla professionalità e alla esperienza accumulata negli anni. Stiamo parlando di una situazione straordinaria che necessita di misure straordinarie. Per questo motivo, la soluzione degli ospedali periferici quali presidi Covid-19 non è assolutamente praticabile.