Cosenza, la comunità del centro storico celebra la figura di Giacomo Mancini
Iniziativa promossa in occasione dei 110 anni dalla nascita del leader socialista: «Siamo qui – dice il nipote Giacomo Mancini jr – per tenere viva la visione la sua visione, oggi smarrita, soprattutto in merito all’ultima fase del suo impegno, quello dedicato alla guida del capoluogo bruzio»
Ci sono vecchi e nuovi socialisti all’appuntamento per le celebrazioni dei 110 anni dalla nascita di Giacomo Mancini, promosso nel centro storico di Cosenza, luogo simbolo della città da cui l’indimenticato dirigente del Psi, parlamentare per dieci legislature consecutive, più volte ministro e sindaco del capoluogo bruzio, sviluppò la propria azione politica.
Raduno spontaneo e partecipato
Associazioni, esercenti e cittadini dell’antico quartiere, si sono ritrovati davanti la statua di Mancini, quella realizzata dal maestro Domenico Sepe e collocata davanti la casa del leone socialista dopo il trasferimento forzato da Largo Carratelli, dove nel giorno della Festa della Liberazione del 2022 l’opera in bronzo era stata inaugurata. Uomini e donne con un garofano rosso tra le mani e nel cuore la volontà di testimoniarne la storia, con la prospettiva di non disperderne il patrimonio ideale e valoriale, ma di riproporne la validità nel duplice contesto nazionale e locale: «Qui sono state scritte importanti pagine del nostro Paese – ha detto Giacomo Mancini jr, nipote dell’ex segretario socialista e vicepresidente della Fondazione a lui intitolata - Ci siamo radunati per raccontare la storia – ha aggiunto Mancini jr – ma anche per interrogarci su quella storia per tenerne viva la visione, oggi smarrita, soprattutto in merito all’ultima fase del suo impegno, quello dedicato alla guida del capoluogo bruzio».
I valori del socialismo intramontabili
L’iniziativa è stata introdotta da Pietro Mancini, presidente della Fondazione. Tra i presenti anche il sindaco di Rende Sandro Principe, l’ex assessore all’urbanistica Pina Incarnato, il consigliere comunale del Pd Francesco Alimena. «I valori del socialismo per me sono immortali - ha esordito Principe - Perché il socialismo è nato per accrescere la libertà e per promuovere la giustizia sociale. Purtroppo nell’agone politico, il Partito Socialista ci manca».
«Non è un fatto nostalgico - ha sottolineato - È la constatazione che la fine del PSI ha nociuto al Paese e al Mezzogiorno; finché i socialisti hanno ricoperto ruoli importanti al Governo, il Mezzogiorno è stato al centro dell'attenzione e dell’agenda politica. Quindi non è nostalgia, ma è amarezza per come è ridotta la politica italiana, perché c'è uno spazio riformista che purtroppo non ha un'adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali».
Poi ancora: «Questo vuoto determina anche una deriva nei comportamenti: nella fase della prima Repubblica un parlamentare sentiva il proprio compito di rappresentare le collettività che l'aveva eletto come un dovere morale. Oggi il Parlamento praticamente non ha ruolo: è un organo di ratifica di qualche decreto legge varato dal Governo. Basti pensare che la riforma della giustizia, e quindi una modifica della Carta Costituzionale, è stata approvata alle camere senza subire una minima modifica, senza un emendamento».
Obiettivo amministrative
Nel medio orizzonte i manciniani guardano alle amministrative del 2027: «Abbiamo nelle mani una eredità collettiva che parla di visione, di prospettiva e di futuro. Oggi sta a noi fare tesoro di quegli insegnamenti e spenderci. Abbiamo in cantiere un progetto che ha l’obiettivo della rinascita di Cosenza. Questa città oggi buia, merita che una squadra di donne e uomini riaccenda la luce. A questo stiamo lavorando».