Cosenza merita l’ospedale e la facolta di Medicina
Anche l’opzione Vaglio Lise non è condivisibile in quanto la costruzione dell’ospedale a quattro passi da Rende non darebbe alcun vantaggio al nucleo centrale della città
L’ospedale ad Arcavacata di Rende in assenza di collegamenti che realisticamente non saranno realizzabili in tempi brevi sarebbe difficilmente raggiungibile dall’intera provincia e soprattutto dal nucleo centrale della città, dal Centro storico, da Sant’Ippolito, Borgo Partenope, Donnici, dai Comuni a sud di Cosenza e dalla zona industriale di Piano Lago. Già adesso, senza ospedale, non è agevole arrivare all’Università per via del traffico intenso, figuriamoci dopo.
Si parla tanto nell’area urbana di consumo di suolo zero e di recupero del patrimonio edilizio ma si propone paradossalmente di realizzare il nuovo ospedale su una superficie di 180.000 metri quadrati. Sarebbe un colossale investimento destinato ad arricchire territori già ricchi e a celebrare il trionfo del cemento e la gioia dei palazzinari. L’incertezza del finanziamento necessario rende tuttavia molto alto il rischio di cominciare i lavori senza poterli completare.
La triste storia dei nuovi ospedali e delle opere pubbliche in Calabria dovrebbe insegnare qualcosa. Anche l’opzione Vaglio Lise non è condivisibile in quanto la costruzione dell’ospedale a quattro passi da Rende non darebbe alcun vantaggio al nucleo centrale della città, al centro storico e alle attività commerciali. Sia l’una che l’altra scelta contribuirebbero a consolidare e ampliare il danno arrecato in passato dalla costruzione della Stazione ferroviaria al confine nord est di Cosenza e dalla perdita di Banca d’Italia, Cassa di Risparmio, Arpacal, Seminario arcivescovile, uffici di Italgas sud, Ente fiera e quartiere fieristico, Consorzio agrario, Consorzio Teatrale calabrese, Centrale del latte, Officina delle arti e Unione ciechi.
Tutto ciò ha determinato dalla metà degli anni novanta ad oggi la perdita di almeno quarantamila abitanti con conseguente riduzione - dissesto finanziario a parte - del numero dei dipendenti nella dotazione organica del Comune di Cosenza e la chiusura, persino in pieno centro, di molte attività commerciali. E siccome al male segue quasi sempre il peggio, non potevano mancare il definanziamento dell’alta velocità ferroviaria, la crisi dell’Amaco, il promesso e mai realizzato svincolo autostradale a Cosenza sud e, dulcis in fundo, il trasferimento dell’ospedale al confine nord di Rende.
Non è chiaro a tal proposito il destino del Mariano Santo riaperto da quattro anni dopo importanti lavori di ristrutturazione durati undici anni e costati più di dodici milioni di euro. Occorre effettuare scelte politiche trasparenti, ragionevoli e di ampio respiro rivolte ad assicurare un’offerta sanitaria pubblica in grado di dare risposte rapide ed efficaci alla domanda di salute all’intero territorio provinciale.
L’annunciato finanziamento INAIL di 345 milioni destinato a Cosenza dovrebbe essere utilizzato per realizzare la completa ristrutturazione, il potenziamento tecnologico e l’ampliamento dell’Annunziata anche mediante la costruzione di nuovi padiglioni sui suoli vicini al Mariano Santo. L’esecuzione delle opere richiederebbe meno tempo e si creerebbero i presupposti per convincere ANAS ad iniziare presto i lavori relativi alla realizzazione dello svincolo autostradale a Cosenza sud.
La difesa dell’Annunziata non è una questione di campanile: campanilista non è chi l’ospedale ce l’ha da molti anni e non lo vuole perdere ma chi non ce l’ha e se lo vuole prendere. Alla comunità provinciale non serve un ospedale hub di 821 posti letto. Sarebbero sufficienti a soddisfare la domanda di salute e a limitare il numero di accessi al pronto soccorso i 705 posti letto inizialmente previsti se si adottassero gli atti necessari ad ampliare, riorganizzare e ammodernare la medicina territoriale.
Occorre velocizzare la realizzazione della casa della salute nei locali lasciati liberi dal comando dei vigili urbani e accentrare - per come ho proposto ormai da molti anni - i servizi e gli uffici dell’ASP attualmente ubicati in diversi e distanti luoghi della città nell’ex ITC di via Bendicenti di proprietà della Provincia (ovviamente dopo averlo ristrutturato o demolito e ricostruito) e nel palazzo ex INPS di via Isonzo acquistato tre anni fa dall’ASP.
Uno spazio dovrebbe essere riservato anche a strumenti e piattaforme di telemedicina e teleassistenza per la cura degli ammalati fragili. Si otterrebbe una considerevole economia sulla spesa attualmente impegnata al pagamento dei fitti passivi che potrebbe essere destinata al potenziamento della medicina territoriale.
Si tratta tutto sommato di agire in continuità con il lavoro sinergico ASP-Università della Calabria che ha reso possibile l’impiego di centinaia di medici altamente specializzati nell’Annunziata e nel Mariano Santo, realizzare nuovi reparti, avviarne il potenziamento tecnologico e iniziare, in collaborazione con il comune di Cosenza i corsi di Scienze Infermieristiche e Fisioterapia nel complesso monumentale di San Domenico.
Vi sarebbero le condizioni per ottenere in tempi brevi l’istituzione della Azienda Sanitaria Universitaria e trasferire - nelle more della realizzazione del policlinico a Rende - la facoltà di Medicina e Chirurgia T.D. negli spazi del complesso di San Domenico rimasti nella disponibilità del Comune.
*Piero Minutolo, già sindaco di Cosenza