Mancini attacca su Crati e Busento: «Cosenza ha voltato le spalle ai suoi fiumi»
L’esponente del Pd Calabria denuncia passerelle chiuse e argini abbandonati: «Serve una nuova visione urbana»
Il rapporto tra Cosenza e i suoi fiumi torna al centro del dibattito politico. Le passerelle chiuse, gli attraversamenti pedonali abbandonati e gli argini poco valorizzati diventano, per Giacomo Mancini, il segno di una città che negli ultimi anni avrebbe smesso di prendersi cura di una parte decisiva della propria identità urbana.
L’esponente della Direzione del Pd Calabria e già parlamentare socialista interviene sullo stato di numerosi collegamenti pedonali lungo il Crati e il Busento, chiedendo una nuova strategia di rigenerazione che restituisca centralità ai due corsi d’acqua cittadini.
«Le passerelle sul Crati e sul Busento non sono semplici infrastrutture. Sono il simbolo di una città che negli ultimi anni ha smesso di prendersi cura di ciò che ha», afferma Mancini.
Passerelle chiuse e collegamenti interrotti lungo Crati e Busento
Secondo Mancini, il problema non riguarda soltanto la manutenzione di singole opere, ma il modo in cui la città ha progressivamente perso il contatto con i propri fiumi. Le passerelle, spiega, avevano una funzione concreta: collegare quartieri, persone e luoghi, rendendo più semplice lo spostamento a piedi e in bicicletta da una sponda all’altra.
«Molte passerelle oggi sono chiuse, abbandonate. Alcune non esistono più. Eppure consentivano di collegare quartieri, persone e luoghi della città. Permettevano di spostarsi da una sponda all’altra a piedi e in bicicletta, rendendo più semplice muoversi in città. In cinque anni nessuno ha pensato di ripristinarle, sostituirle o realizzarne di nuove».
Per l’esponente politico, questi attraversamenti rappresentano molto più di un servizio alla mobilità dolce. Sono elementi di connessione urbana, strumenti capaci di ricucire parti della città oggi percepite come separate.
«Cosenza ha perso il rapporto con i propri fiumi»
Il tema, nella lettura di Mancini, è più ampio e riguarda la visione complessiva della città. Crati e Busento, sostiene, dovrebbero essere vissuti come luoghi della quotidianità, non come spazi marginali o dimenticati.
«Il vero tema è che Cosenza ha progressivamente perso il rapporto con i propri fiumi. Crati e Busento dovrebbero essere parte della vita quotidiana dei cittadini e invece sono diventati troppo spesso luoghi dimenticati e abbandonati. Eppure rappresentano una straordinaria risorsa ambientale, urbana e sociale».
Da qui la richiesta di superare la logica degli interventi occasionali e di costruire una strategia stabile, capace di unire manutenzione, sicurezza, accessibilità e qualità urbana.
Il richiamo all’inondazione di febbraio
Mancini richiama anche quanto accaduto durante l’ondata di maltempo che ha colpito la città nel mese di febbraio scorso. Un episodio che, a suo avviso, avrebbe dovuto imporre una riflessione più profonda sulla cura degli argini e sulla sicurezza delle aree fluviali.
«L’inondazione di febbraio ci ha lasciato un monito: la manutenzione, la pulizia e la sicurezza degli argini sono fondamentali. Ma basta guardarsi intorno per capire che non è stato fatto niente».
Per l’ex parlamentare socialista, il punto è trasformare l’emergenza in programmazione. La sicurezza idraulica, la cura degli spazi e la fruibilità dei percorsi lungo i fiumi dovrebbero diventare parte di un progetto urbano complessivo.
Rigenerazione urbana e nuova visione per Cosenza
La proposta politica di Mancini guarda a una città capace di tornare a vivere il Crati e il Busento. Non solo come elementi naturali, ma come assi di collegamento, socialità e rigenerazione.
«Dobbiamo tornare a vivere il Crati e il Busento. Dobbiamo costruire collegamenti, non barriere. Dobbiamo rendere gli argini più curati, più sicuri e più accessibili. Luoghi in cui passeggiare, fare sport, incontrarsi e trascorrere il proprio tempo libero».
Il tema, sottolinea, non è soltanto ambientale. È anche urbano e sociale. Recuperare le passerelle, riattivare spazi oggi abbandonati e restituire ai cittadini luoghi sottratti alla vita della comunità.
«Ma questa non è soltanto una questione ambientale. È una questione urbana. Significa ricucire quartieri che oggi appaiono separati, recuperare spazi esistenti e restituire ai cittadini luoghi che l’abbandono ha sottratto alla vita della comunità».
Per Mancini, le passerelle chiuse sono diventate il simbolo di una frammentazione più profonda. Riaprirle o ricostruirle significherebbe ridare continuità a parti della città che oggi faticano a dialogare.
«Le passerelle chiuse sono il simbolo di una città che si è frammentata. Riaprirle significa tornare a collegare parti della città che oggi non dialogano più tra loro».
«Cosenza deve essere una città verde e blu»
La conclusione dell’esponente del Pd Calabria è un appello a recuperare ambizione e visione. Il futuro di Cosenza, secondo Mancini, passa anche dalla capacità di guardare ai propri fiumi non come a un problema da contenere, ma come a una risorsa da valorizzare.
«Cosenza deve ritrovare visione e ambizione. Deve tornare a guardare ai propri fiumi come una risorsa e non come un problema. Deve coltivare l’ambizione di essere una città verde e una città blu».