Debito sanitario calabrese, dalla mozione Greco il caso arriva fino al Senato
L’iniziativa della consigliera regionale di Italia Viva approda in Parlamento con un’interrogazione di Furlan e Musolino sul commissariamento
Il tema del debito sanitario in Calabria torna al centro del confronto politico e istituzionale, con un passaggio che dal Consiglio regionale approda ora fino al Senato della Repubblica. A innescare il nuovo livello della discussione è stata la mozione depositata lo scorso 25 febbraio 2026 dalla consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva Calabria, Filomena Greco, da cui prende le mosse l’interrogazione parlamentare presentata dalle senatrici Annamaria Furlan e Dafne Musolino ai ministri della Salute e dell’Economia e delle Finanze.
Il nodo è quello della responsabilità politica e finanziaria del lungo commissariamento della sanità calabrese. Nella lettura di Greco, se per quindici anni la gestione del sistema sanitario regionale è stata affidata a commissari nominati dal Governo con poteri pieni su organizzazione, personale e spesa, allora anche la formazione del debito maturato in quel periodo non può essere attribuita soltanto alla Calabria.
La mozione di Filomena Greco sul debito sanitario calabrese
La mozione depositata da Filomena Greco partiva da un presupposto netto: dal 2010 la sanità calabrese è stata governata da commissari di nomina statale, in un assetto che ha sottratto alla Regione la piena gestione del settore pur lasciando sul territorio il peso delle conseguenze finanziarie e organizzative.
Nel testo si richiamano alcuni dati e alcuni effetti considerati diretti di quella gestione sostitutiva: la formazione di una massa debitoria rilevante, il mantenimento per anni delle aliquote fiscali massime dell’addizionale Irpef e dell’Irap previste dal piano di rientro, la chiusura di diciotto presidi ospedalieri, il blocco del turnover del personale, i ritardi negli investimenti strutturali e tecnologici e l’aumento della mobilità sanitaria verso altre regioni.
Su questa base, la consigliera regionale chiedeva alla Giunta di aprire un tavolo istituzionale con la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Economia e il Ministero della Salute per definire una possibile ripartizione del debito maturato durante la fase commissariale.
Il nodo del commissariamento della sanità in Calabria
Il cuore politico dell’iniziativa sta proprio nel rapporto tra esercizio dei poteri e assunzione delle responsabilità. La posizione espressa da Greco al momento del deposito della mozione è sintetizzata in una frase destinata a segnare il senso dell’intera battaglia.
«Non chiediamo risorse aggiuntive ma una corretta attribuzione delle responsabilità — aveva dichiarato Greco al momento del deposito. — Se le scelte sono state statali, anche gli effetti finanziari devono esserlo. La Calabria non può essere commissariata nei poteri e autonoma nei debiti».
È questo il punto centrale: non una richiesta generica di nuovi fondi, ma la rivendicazione di una ricostruzione più precisa della quota di debito che, secondo questa impostazione, sarebbe riconducibile alle decisioni assunte durante il commissariamento.
L’interrogazione di Furlan e Musolino ai ministri
Da quella mozione nasce ora l’interrogazione parlamentare depositata dalle senatrici di Italia Viva Annamaria Furlan e Dafne Musolino, che rilancia gli stessi interrogativi a livello nazionale e chiama direttamente in causa il Governo.
Nel testo vengono poste tre domande di fondo ai ministri competenti. In primo luogo si chiede se sia in corso una ricognizione analitica della quota di debito riconducibile alle scelte assunte durante il commissariamento. In secondo luogo si domanda se il Governo intenda attivare un tavolo interistituzionale per definire un piano di riparto della massa debitoria con una compartecipazione statale. Infine, si sollecita l’eventuale studio di misure di compensazione o sollievo fiscale per cittadini e imprese calabresi.
Il passaggio parlamentare sposta così la questione su un piano più alto, obbligando il Governo a una risposta formale su una vicenda che in Calabria continua a pesare sia sul piano politico sia su quello dei servizi.
Greco: «Ora Roma è tenuta a rispondere»
Filomena Greco ha accolto con soddisfazione il deposito dell’interrogazione, leggendo questo sviluppo come il risultato di una battaglia politica partita dal territorio e portata fino alle sedi istituzionali nazionali grazie alla rete del partito.
«Sono soddisfatta che una battaglia politica nata in Consiglio regionale sia arrivata al Senato della Repubblica — ha detto Greco —, grazie alle senatrici Furlan e Musolino. Questo è il metodo di Italia Viva, costruire posizioni serie sul territorio e portarle, attraverso la rete del partito, fino alle sedi in cui il Governo è tenuto a rispondere».
La consigliera regionale sottolinea poi come la mozione sia ancora ferma in Consiglio regionale dal 25 febbraio, denunciando le lentezze della politica calabrese su un tema definito urgente e concreto.
«La mozione giace al Consiglio regionale della Calabria dal 25 febbraio. Fatti così concreti e urgenti si scontrano con le lungaggini della politica regionale, ma non ci fermiamo. Adesso Roma è tenuta a rispondere, e mi aspetto che anche il presidente Occhiuto faccia la sua parte».
Le ricadute possibili su sanità e servizi ai cittadini
Nelle parole di Greco, la questione non riguarda soltanto una contabilità istituzionale. La possibile restituzione di somme alla Calabria da parte del Governo avrebbe infatti, secondo la consigliera, effetti diretti sulla capacità del sistema sanitario regionale di affrontare criticità quotidiane come liste d’attesa, presidi territoriali e personale sanitario.
«La restituzione delle somme da parte del Governo alla Calabria significherebbe meno debito da ripianare, più fondi da destinare ai livelli essenziali di assistenza — liste d'attesa, presidi territoriali, personale sanitario, a vantaggio del sistema e di tutti i cittadini».