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02/06/2026 ore 17.48
Politica

Disabilità, la Regione approva le linee sui Progetti di Vita in Calabria

Straface annuncia l’integrazione operativa tra Ambiti sociali e Asp per una presa in carico uniforme delle persone con disabilità

di Redazione

La riforma della disabilità entra in una fase operativa anche in Calabria. La Giunta regionale, su proposta dell’assessorato al Welfare guidato da Pasqualina Straface, ha approvato le nuove linee di indirizzo per l’adozione e l’attuazione del Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato delle persone con disabilità.

Il provvedimento definisce il quadro metodologico e operativo per applicare sul territorio regionale la riforma nazionale, in una fase di sperimentazione che in Calabria riguarda contemporaneamente tutte e cinque le province. Un passaggio che, nelle intenzioni della Regione, punta ad abbattere le barriere burocratiche e a costruire una presa in carico più unitaria, umana e omogenea.

La riforma della disabilità diventa operativa in Calabria

L’atto approvato dalla Giunta recepisce le novità della riforma nazionale sulla disabilità e aggiorna il precedente sistema regionale. Il vecchio modello del “progetto individuale” si evolve così verso una forma più ampia e partecipata, in linea con il decreto legislativo 62 del 2024 e con la legge 328 del 2000.

Il cambiamento riguarda l’impostazione stessa degli interventi. Si supera una visione esclusivamente assistenziale della disabilità per promuovere un approccio fondato sulla centralità della persona, sull’autodeterminazione, sull’inclusione sociale e sulla costruzione di percorsi realmente personalizzati.

«Dietro questo atto amministrativo ci sono i volti, le storie e le aspettative di migliaia di famiglie calabresi che non vogliamo più lasciare sole di fronte a una rete di servizi frammentata», ha dichiarato l’assessore Pasqualina Straface a margine della riunione di Giunta.

Straface: «Integrazione sociosanitaria concreta e avanzata»

Secondo l’assessore regionale al Welfare, il valore del provvedimento sta soprattutto nella possibilità di rendere effettiva l’integrazione tra servizi sociali e sanitari, uno dei nodi storici nella gestione dei percorsi rivolti alle persone con disabilità.

«Oggi rendiamo operativa una forma concreta e avanzata di integrazione sociosanitaria, definendo le regole precise e gli strumenti con cui gli Ambiti Territoriali Sociali e le Aziende Sanitarie Provinciali lavoreranno finalmente in sinergia», afferma Straface.

Il nuovo modello prevede accordi interistituzionali stringenti e una governance condivisa, con il coinvolgimento degli Ambiti Territoriali Sociali, delle Asp, del sistema scolastico, dei Centri per l’impiego e del Terzo settore. L’obiettivo è superare le distanze tra sanità e sociale, garantendo parità di diritti e uniformità di applicazione in tutta la Calabria.

«Superiamo così le storiche distanze tra sanità e sociale per assicurare uniformità e parità di diritti su tutto il territorio regionale», aggiunge l’esponente della Giunta.

Pua e Uvm al centro del prossimo passaggio

Il passo successivo annunciato da Straface riguarda l’approvazione dei format per gli accordi interistituzionali necessari alla concreta applicazione dell’integrazione sociosanitaria. In particolare, saranno disciplinati i rapporti tra Ambiti Territoriali Sociali e Aziende Sanitarie Provinciali in tema di Pua e Uvm.

Il Punto Unico di Accesso rappresenta lo sportello al quale il cittadino si rivolge per accedere ai servizi, mentre l’Unità di Valutazione Multidimensionale è l’équipe di professionisti chiamata a valutare i bisogni specifici della persona.

«Il passo successivo e imminente sarà l’approvazione dei format per gli accordi interistituzionali finalizzati alla reale messa a terra di questa integrazione», spiega Straface. «In particolare, andremo a disciplinare nel dettaglio i rapporti tra Ats e Asp in tema di Pua e Uvm, al fine di rendere le procedure totalmente uniformi in tutta la Calabria».

Per l’assessore, il Progetto di Vita non deve essere interpretato come un semplice adempimento amministrativo, ma come uno strumento di cittadinanza attiva.

«Il Progetto di Vita non deve essere inteso come un freddo adempimento burocratico, ma come un patto di cittadinanza, lo strumento strategico attraverso il quale la persona con disabilità può definire i propri obiettivi, le proprie aspirazioni e i sostegni necessari», afferma.