Futuro Nazionale, un cofondatore e 5 referenti della provincia di Cosenza dicono già addio
Duro documento di Falabella, Salerno, Russo, Rosito, Groccia e Borrelli contro la gestione del partito in Calabria. Nel mirino Furgiuele, l’uomo di Vannacci in Calabria
Dopo aver formalizzato nei giorni scorsi la propria autosospensione, i referenti dei Comitati territoriali di Futuro Nazionale della provincia di Cosenza, unitamente a Gaetano Falabella, cofondatore del Comitato di Francavilla Marittima, annunciano la loro definitiva ed irrevocabile fuoriuscita dal movimento. A firmare la comunicazione sono Eugenio Salerno (Castrovillari), Simona Russo (Cosenza), Francesca Rosito (Morano Calabro), Gianfranco Groccia (Spezzano Albanese) e Vincenzo Borrelli (Altomonte).
Una decisione congiunta ed inappellabile, maturata al termine di un lungo percorso di riflessione a seguito del totale logoramento dei rapporti politici e fiduciari con i vertici regionali e nazionali. Alla base della scelta non vi sono rivendicazioni personali di ruolo, bensì una profonda ed insanabile divergenza sui metodi di gestione e sulla credibilità della linea politica.
«Avevamo creduto in un progetto nuovo, capace di rinnovare la politica, valorizzare il merito e restituire centralità ai territori - hanno detto -. Ci siamo invece ritrovati di fronte a dinamiche che ricordano fin troppo da vicino quelle della vecchia politica: decisioni calate dall'alto, scarsa partecipazione e un crescente distacco da chi lavora concretamente nelle comunità locali».
Nessuna ratifica alle decisioni calate dall'alto: stop allo sfruttamento dei territori
I referenti rigettano fermamente il modello organizzativo verticistico e disfunzionale affermatosi all'interno del movimento, in cui il confronto democratico è stato azzerato da nomine imposte dall'alto. I sottoscritti rifiutano con forza la prospettiva di vedere l'intenso lavoro quotidiano sui territori, fatto di presidi, sedi aperte e tesseramenti, ridotto a mero strumento per "portare acqua al mulino" di candidature predeterminate e posizioni blindate nei listini bloccati in vista delle prossime elezioni.
A questa gestione si somma il sistematico isolamento politico della Provincia di Cosenza, l'area più estesa della Calabria, abbandonata a se stessa senza coordinamento né programmazione strategica. «Emblematica - si legge in una nota - è stata la vicenda del referente di Altomonte, Vincenzo Borrelli, espostosi in prima persona a tutela del comparto agricolo e poi totalmente abbandonato dai vertici del movimento di fronte alle contrapposizioni scaturite. Rifiutata fermamente anche la recente deriva verso correnti interne, "guerre di tessere e di firme" per condizionare le nomine, e la snaturazione dell'impegno politico, ridotto a una superficiale corsa ai "like" e alla visibilità sui social media».
Gestione Furgiuele sotto accusa
Particolarmente dura e diretta è la denuncia rivolta contro la gestione politica regionale riconducibile a Domenico Furgiuele da parte dei sei firmatari del documento. «La meritocrazia deve valere per tutti, a cominciare da chi la proclama. Non accettiamo lezioni di moralità da chi tollera il nepotismo in casa propria» hanno tuonato.
«Chi lascia oggi Futuro Nazionale è chi ha costruito da zero il movimento in Calabria - si legge ancora nel documento -. Si ricordano, tra i pilastri del radicamento guidati da Eugenio Salerno (referente di Castrovillari n. 220): l'organizzazione a Rende, il 23 marzo 2026, della prima manifestazione pubblica regionale di Futuro Nazionale; l'apertura e il sostentamento a Castrovillari dell'unica sede fisica e permanente del movimento nell'intera Calabria; il fondamentale contributo alla raccolta firme sulla legittima difesa del 24 luglio 2026 e la delegazione al Congresso Nazionale di Roma del 13-14 giugno 2026.
La fuoriuscita da Futuro Nazionale non segna la fine dell'impegno politico, ma la scelta di condurlo con dignità e senza compromessi di facciata. «Continueremo a credere in un centrodestra serio, concreto e capace di confrontarsi senza personalismi né ipocrisie. Perché il vero cambiamento consiste nel cambiare il modo di fare politica, non solo i simboli. E la coerenza, per noi, viene prima dell'appartenenza» hanno concluso il loro comunicato.