Gallo: «Vini calabresi, invertita la proporzione nei ristoranti. Ora la stessa sfida per l’extravergine»
L’assessore regionale: prima del Covid solo 2 vini su 10 erano calabresi, oggi la situazione è capovolta. «Serve identità anche sull’olio: siamo la seconda regione italiana, ma non abbastanza valorizzata»
La Calabria registra un cambio di paradigma nel rapporto tra ristorazione e produzioni locali. «Prima del Covid, su dieci vini presenti nelle carte dei ristoranti, appena due erano calabresi. Oggi la proporzione si è capovolta», afferma l’assessore regionale Gianluca Gallo, sottolineando come la scelta non risponda a un obiettivo di mercato interno, ma a una strategia culturale: rafforzare consapevolezza, identità e orgoglio territoriale.
Secondo Gallo, la crescita del comparto enologico regionale è il risultato di un processo profondamente rinnovato. «Il settore ha affrontato con coraggio il passaggio generazionale, ha investito, ha alzato la qualità. Attraverso il vino contribuiamo al riconoscimento dell’enogastronomia calabrese come asset competitivo, in Italia e non solo».
L’assessore richiama anche il valore delle scelte identitarie nella ristorazione. «Così come suggerite con il vostro “Sybaris”, preferendo un panino che racconta il territorio a prodotti dalle origini indefinite, dobbiamo imparare a fare lo stesso con l’olio extravergine. Siamo la seconda regione italiana per produzione ma non sempre questa ricchezza viene valorizzata come merita».
Per Gallo, la strada è tracciata: replicare il “modello vino” anche sull’extravergine, costruendo una filiera consapevole e competitiva, capace di trasformare identità e qualità in valore economico e in reputazione.