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29/04/2026 ore 11.20
Politica

Gestione privata dei parcheggi a Cosenza, Costanzo: «Così si ipoteca il futuro della città»

Il consigliere comunale oggi non sarà in aula per motivi professionali, ma non rinuncia a chiarire la propria posizione sulla vicenda: «Al Comune resteranno soltanto le briciole»

di Emilia Canonaco

«Intervengo qui oggi per evitare qualsiasi strumentalizzazione della mia assenza al Consiglio comunale odierno, nel quale verrà discussa e votata, tra le altre, la pratica relativa al progetto di finanza sulla gestione della sosta. La mia assenza non è una fuga dalle responsabilità, ma è dettata esclusivamente da improrogabili esigenze lavorative che mi portano fuori dai confini comunali. Proprio per senso di responsabilità, ritengo doveroso mettere agli atti la posizione che avrei espresso in aula». È quanto scrive in comunicato il consigliere comunale di Cosenza Antonello Costanzo.

«E sgomberando il campo da ogni ambiguità: la mia contrarietà è netta, ferma e non negoziabile rispetto al progetto di finanza riguardante la gestione della sosta su strada e dei parcheggi nella città di Cosenza. Quello che oggi si discute non è un atto tecnico neutro. È una scelta profondamente politica, destinata a incidere per decenni sulla gestione di un servizio pubblico strategico e sull’utilizzo dello spazio urbano. E proprio per questo meriterebbe ben altra visione, ben altra profondità, ben altra responsabilità. Parlo di criticità macroscopiche.

La durata della concessione, stabilita negli atti proposti, fissa un lasso temporale di 25 anni. Un tempo sproporzionato, che vincola le future amministrazioni e impedisce qualsiasi reale capacità di adattamento in un settore – quello della mobilità – in continua evoluzione. È una scelta che cristallizza il presente e ipoteca il futuro della città. Perché, come ricordava Alcide De Gasperi, “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alle prossime generazioni”: qui, purtroppo, non vedo questa lungimiranza.

E continuo con l’equilibrio economico-finanziario. Il concessionario ottiene il pieno sfruttamento economico del servizio, incassando tariffe, abbonamenti e proventi accessori, mentre al Comune resta una percentuale che appare del tutto inadeguata rispetto al valore complessivo della concessione, se non addirittura potenzialmente dannosa per le casse comunali.

Non si può accettare che il Comune riceva appena il 20% dei ricavi da rotazione e abbonamenti, sia della sosta in superficie sia dei parcheggi in struttura, fino al sesto anno di concessione e, in ogni caso, fino a quando non verrà effettuato l’investimento per la sostituzione dell’impianto meccanizzato del parcheggio Aldo Moro. A decorrere dall’anno dell’effettivo rinnovo del parcheggio di Aldo Moro, il canone variabile scende addirittura al 15%. In sostanza, oggi la politica manda un messaggio ben preciso: trasferire al privato i benefici più rilevanti, lasciando al pubblico rigidità, margini ridotti e nessuna reale possibilità di programmazione.

E si potrebbe parlare, poi, degli aspetti economici che i cittadini dovranno sopportare e che sono richiamati nel piano della sosta allegato come parte integrante del progetto di finanza. Penso, in particolare, alle nuove tariffe e alle fasce orarie previste, che rischiano di rappresentare un vero e proprio attacco frontale alle attività commerciali, soprattutto a quelle che lavorano nelle serate del fine settimana. L’introduzione di tariffe fino all’1:00 di notte non rappresenta una misura di rilancio, ma il segnale di una città che rischia di scoraggiare la permanenza nel centro urbano. Io vedo oggi non un’azione di rivoluzione, ma un messaggio chiaro: il commercio e le attività di Cosenza devono chiudere o spostarsi altrove. Ancora più grave è la delega al privato di funzioni tipicamente pubbliche: controllo delle infrazioni, rimozione dei veicoli, rilascio dei permessi. Si tratta di attività che incidono direttamente sui diritti dei cittadini e che dovrebbero restare sotto un controllo pubblico pieno, imparziale e trasparente. Come ammoniva Sandro Pertini, “la libertà senza giustizia è una conquista vana”: e senza un controllo pubblico forte, il rischio è proprio quello di perdere equilibrio e giustizia nell’azione amministrativa. Affidarle a chi ha un interesse economico diretto nel sistema della sosta e delle sanzioni significa introdurre un evidente e pericoloso conflitto di interessi, innescando quel vortice perverso del “più sanziono, più incasso”. Sul piano tecnico, inoltre, gli interventi proposti non rappresentano quella rivoluzione che viene raccontata. Si tratta prevalentemente di interventi di aggiornamento, manutenzione e digitalizzazione: utili, certo, ma non tali da giustificare una concessione così lunga e così invasiva. Manca un vero salto di qualità, manca una visione strategica, manca una prospettiva di città moderna.

Questa, a occhi disinteressati, non è un’operazione di rilancio della città, ma una superficiale concessione di un servizio altamente redditizio in cambio di investimenti immediati da rivendere come salto nel futuro. Ma la riflessione deve, con estrema serietà politica, concentrarsi soprattutto sulla totale assenza di una visione complessiva della mobilità. E qui pongo una domanda chiara a chi oggi propone questa operazione: quale strategia è stata costruita sulla mobilità e sul trasporto pubblico prima di intervenire sulla sosta? Perché è evidente che la sosta è una conseguenza, non la causa. Senza un piano serio sul trasporto pubblico, senza una visione sulla mobilità sostenibile, senza un’idea di città, questo intervento rischia solo di rafforzare un modello basato sulla privatizzazione, senza migliorare realmente la qualità della vita dei cittadini.

“La politica è visione”, ricordava Aldo Moro, e senza visione si finisce per amministrare l’esistente senza mai cambiarlo davvero. E allora sì, diventa fin troppo facile “partorire dalla montagna un topolino”: presentare come rivoluzione quella che, nei fatti, è soltanto una gestione più efficiente dell’esistente, senza incidere davvero sui problemi strutturali della città. Ed è per questo che, di fronte a chi oggi sta di fatto vendendo il futuro della mobilità cittadina, ribadisco con forza la mia contrarietà a questa scelta, che considero sbagliata nel metodo, debole nei contenuti e pericolosa nelle conseguenze.

Concludo con un richiamo che dovrebbe guidare ogni scelta pubblica: “Il buon governo è quello che pensa prima ai cittadini e poi ai conti”, principio che oggi sembra essere stato completamente rovesciato. Il mio voto, se fossi stato presente, sarebbe stato convintamente contrario».