Sezioni
03/06/2026 ore 09.32
Politica

«I braccianti di Amendolara uccisi perché chiedevano diritti»: Sinistra Italiana parla di “strage padronale”

Duro intervento della segreteria regionale e provinciale di Sinistra Italiana dopo la morte dei quattro lavoratori pakistani nel Cosentino: «Il caporalato continua a dominare le campagne»

di

«Una sorta di Portella della Ginestra del nostro tempo». È una denuncia durissima quella lanciata da Sinistra Italiana Calabria e Sinistra Italiana Cosenza dopo la tragedia di Amendolara, dove quattro braccianti pakistani sono morti carbonizzati all’interno di un vecchio monovolume.

Per il partito, quanto starebbe emergendo nelle ultime ore trasformerebbe una vicenda già drammatica in «un’autentica strage padronale di lavoratori».

Nel documento firmato dal segretario regionale Ferdinando Pignataro e dal segretario provinciale Michele Cosentino, particolare rilievo viene dato alle dichiarazioni dell’unico sopravvissuto, secondo cui i lavoratori avrebbero chiesto «un contratto dignitoso e una paga adeguata» per il lavoro svolto nelle campagne.

«A una richiesta legittima e sacrosanta — scrivono — gli sfruttatori hanno risposto con una sola parola: morte».

Sinistra Italiana punta il dito contro il sistema del caporalato, definito ancora oggi «un potere soverchiante» capace di condannare migliaia di lavoratori a condizioni di sfruttamento e precarietà.

«Se il caporalato esiste — si legge ancora nella nota — esistono anche le mani che lo armano, lo alimentano e lo finanziano. E queste mani, quelle dei ricchi imprenditori agricoli, restano spesso impunite».

Nel documento si richiama una realtà di sfruttamento che, secondo il partito, continua a sopravvivere nelle campagne del Sud Italia, tra lavoro nero, intermediazione illecita e assenza di tutele.

Da qui la richiesta di un intervento deciso da parte dello Stato e delle istituzioni. Sinistra Italiana chiede infatti «un inasprimento della disciplina normativa contro il caporalato», controlli più serrati da parte degli ispettorati del lavoro nelle aziende agricole e nei cantieri edili e il superamento della legge Bossi-Fini, ritenuta dai firmatari «una delle cause che hanno favorito clandestinità e ricattabilità dei lavoratori».

«Vogliamo la civiltà nelle campagne», scrivono ancora Pignataro e Cosentino, richiamando simbolicamente le storiche battaglie sindacali degli anni Quaranta e Cinquanta per la riforma agraria.

Il documento si chiude con un passaggio fortemente politico e simbolico: «Sarà questa lotta il modo migliore per rendere giustizia ai quattro braccianti di Amendolara, che forse senza saperlo sono morti anche per noi».