Il sindaco di Casali del Manco: «Ecco perché riapro le scuole»
In questi giorni ho avuto modo di attenzionare le Vostre richieste per quanto riguarda il mondo della scuola sul nostro territorio. Questa risposta va nella direzione di manifestarVi tutta la mia vicinanza, atteso che il mondo intero sta vivendo un momento di sconforto e incertezza dove a farla da padrone sono il dubbio e la paura.
Si avverte, oggi più che mai, un forte bisogno di praticare la cultura delle istituzioni e di prestare una maggiore attenzione nell’esercizio delle funzioni fondamentali che la legge conferisce a tutti i livelli decisionali, pur essendo consapevole – mio malgrado – delle condizioni in cui versano, spesso e volentieri, le strutture portanti dello Stato. Perché Stato e Regioni sono, storicamente, caratterizzate da fisiologiche debolezze e, senza dubbio, in epoca di emergenza sanitaria, sono esposte a rischi di grave inadeguatezza.
Ai Sindaci spetta un compito gravoso che implica decisioni scomode. Il Presidente Nazionale dell’ANCI Antonio De Caro, Sindaco di Bari, rende bene l’idea quando afferma che “in particolare nei territori di dimensioni medio-piccole, c’è l’idea che con la figura del Sindaco si possa avere un rapporto di amicizia, di scambio, di confronto dialettico anche acceso”.
È quello che faccio quotidianamente nello svolgimento del mio mandato, soprattutto nei momenti difficili dove, a parere di chi scrive, il Sindaco rappresenta il vero baluardo di democrazia e riferimento assoluto della cittadinanza. I Sindaci devono immancabilmente agire nel rispetto della legge, adottando scelte moderate e motivate secondo crismi giuridici, che non possono lasciare spazio alla paura, all’impulso, alla facile critica politica.
A tal proposito – giova ricordarlo – i Sindaci non possono derogare alla legge statale. Preme, dunque, ricostruire la vicenda normativa che ha coinvolto il nostro Paese sin dagli albori dell’emergenza sanitaria. È opportuno, quanto necessario, per sgombrare il campo da ogni dubbio circa una ipotetica mancanza di decisionismo, ovvero al fine di evitare di incorrere in una sterile e inutile querelle politica.
È bene ricordare come l’impianto normativo vigente, avente carattere speciale, nella fattispecie l’articolo 35 del D.L. del 2 marzo 2020, n. 9, decreta che: ‘a seguito dell’adozione delle misure statali di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 non possono essere adottate e, ove adottate sono inefficaci, le ordinanze sindacali contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza predetta in contrasto con le misure statali’. In virtù dei provvedimenti adottati a livello locale per fronteggiare l’emergenza COVID-19, dunque, i Sindaci possono solo integrare la disciplina fissata a livello statale, ma non possono derogare alla stessa, pena la loro inefficacia. Con queste prescrizioni, tante decisioni giurisdizionali annullano provvedimenti sindacali che vanno nella direzione di violare, palesemente, la normativa vigente.
Di certo, non posso accettare la retorica di chi vorrebbe, artatamente, attribuire al sottoscritto competenze che per legge spettano ad altri organi dello Stato. Di recente, infatti, si è arrivati persino a strumentalizzare la vicenda che ha visto la Regione Calabria adottare un’apposita ordinanza di sospensione della didattica in presenza, addebitandomi la mancanza di tempismo e decisionismo.
Al contrario, ritengo che la Regione abbia svolto solo il suo compito – niente di straordinario – ossia la prerogativa che lo Stato conferisce ex-lege alle Regioni e non ai Sindaci. Una decisione anticipatoria avrebbe significato soltanto tradire e snaturare quel senso di legalità, di rispetto delle istituzioni, nonché il principio di leale collaborazione tra gli Enti che sta accompagnando il mio agire amministrativo, pur essendo consapevole che tale atteggiamento si presta a facile strumentalizzazione.
In tal senso, bisogna richiamare l’art. 1, comma 16, del D.L. 33/20, come modificato dal D.L. n. 125 del 7 ottobre 2020, dove si intuisce chiaramente come ‘eventuali interventi restrittivi rispetto alla normativa nazionale possono essere adottati solo dai Presidenti delle Regioni che in relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio, informando contestualmente il Ministro della Salute, possono introdurre misure derogatorie restrittive rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai citati decreti’.
Pertanto, il Sindaco non ha alcuna competenza in materia. In verità, la decisione su come fare didattica (in presenza, a distanza, integrata) non è di competenza del Sindaco ma di altre istituzioni (Governo nazionale, Regioni, Dirigenti Scolastici). Un’ulteriore ed immotivata chiusura avrebbe mostrato, d’altro canto, l’incapacità di risolvere, in un così breve periodo, le criticità – presunte o meno – imputabili al sistema sanitario esponendosi, al contrario, ad assumere le vesti di un provvedimento semplicemente rispondente ad una logica di acquisizione del consenso e di popolarità, aggravata da una durata esigua e giammai risolutoria. La sofferta decisione di agire in coerenza con quanto suesposto, è stata accompagnata da una eccezionale, quanto impegnativa, azione volta all’organizzazione dei servizi scolastici secondo quanto previsto dalle stringenti prescrizioni normative anti-COVID.
D’altronde, la situazione epidemiologica sul territorio casalino non lascia margini di discrezionalità, difatti – proprio mentre mi accingo a scrivere la presente – pervengono al protocollo dell’Ente ulteriori comunicazioni da parte dell’Asp di Cosenza di altri nostri concittadini guariti. Dai dati ufficiali in nostro possesso, si può tranquillamente affermare che la curva dei contagi è in netto rallentamento, tant’è che i soggetti positivi al COVID-19 sono, attualmente, 21. Si è riusciti, pertanto, a circoscrivere i focolai sviluppatisi durante questa seconda ondata soprattutto grazie all’alto senso del dovere dimostrato dai cittadini di Casali del Manco.
A ciò aggiungasi la notizia recente che il Consiglio dei Ministri, consultati gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico, e sulla base del settimanale monitoraggio dei dati in possesso dell’Istituto Superiore di Sanità, ha comunicato che la Regione Calabria diventerà “zona arancione” a far data dal 29 novembre 2020. Tale evenienza, ancora di più, giustifica la linearità della mia azione che risponde armonicamente all’evoluzione sanitaria e normativa, tenendo la barra dritta, senza alimentare scontri e diaspore. Solo così si riuscirà a dare una guida autorevole al fine di superare il fenomeno dell’isola della ragione nel caos delle opinioni.
Il mio ragionamento viene avvalorato dal comportamento di altri colleghi Sindaci che vanno nella mia stessa direzione, dunque ritengo sia giunto il momento di smetterla col giudicare l’operato di un’Amministrazione solo sulla scorta delle decisioni altrui. Ogni contesto territoriale vive una situazione differente e altrettanto diverse sono le decisioni che, di volta in volta, si devono mettere in campo. Sono anche persuaso che, dinnanzi ad un’emergenza di carattere planetario, bisogna anzitutto agire nel rigoroso rispetto delle autonomie costituzionalmente tutelate, nel solco di una gestione unitaria della crisi per evitare che certi protagonismi, regionali o locali, possano vanificare la strategia complessiva di gestione dell’emergenza.
Infine sono, altresì, convinto che la difficile situazione sanitaria, ma anche sociale ed economica, così come ha avuto un inizio avrà una fine. Quando ciò accadrà – mi auguro il più presto possibile – sarà il caso di riflettere, aprire tavoli di discussione che coinvolgano i diversi livelli decisionali e, fattivamente, capovolgere le modalità – anche giuridiche – di gestione dell’emergenza. Perché a mettere ordine non possono certo essere la giurisprudenza e la diversità delle opinioni, bensì un Sistema Paese, efficiente ed efficace, che sappia tutelare la salute dei propri concittadini. (*sindaco di Casali del Manco)