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04/09/2026 ore 08.01
Politica

La Calabria è il luogo dove l’opposizione aspetta soltanto che il centrodestra sbagli

Non entusiasma un centrosinistra che diventa forte solo quando la maggioranza inciampa. Interessa che sia capace di essere forte anche quando l’avversario non inciampa affatto. E a Cosenza le energie si consumano nel conflitto interno

di Annamaria Artese*

La Calabria non può essere soltanto il luogo in cui si aspetta che la destra sbagli. C’è qualcosa che, da persona di sinistra, mi lascia più amareggiata che arrabbiata. In questi giorni il dibattito politico calabrese sembra ruotare quasi esclusivamente attorno alle crepe del centrodestra. L’ultimo caso è quello di Domenico Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia, oggi candidato con Futuro Nazionale. Ernesto Alecci ha definito questa scelta la certificazione del fallimento politico di Occhiuto. È una lettura legittima, certo. Ci sono contraddizioni che vanno denunciate.

Ma davvero pensiamo che questo possa essere il centro della nostra proposta? Perché mentre continuiamo a raccontare le divisioni degli altri, la Calabria continua ad avere problemi che non aspettano le prossime mosse di Occhiuto. Ed è qui che, secondo me, si apre la questione politica vera. Non mi entusiasma un’opposizione che diventa forte solo quando la maggioranza inciampa. Mi interessa un’opposizione capace di essere forte anche quando l’avversario non inciampa affatto. Vorrei sentir parlare di una Calabria possibile, non soltanto di una Calabria governata male.

Vorrei capire quale idea abbiamo della sanità, del lavoro, dei territori che si spopolano, dei giovani che partono, delle aree interne che rischiano di diventare periferie dimenticate. Vorrei una discussione seria sull’università, sulla ricerca, sui trasporti, sull’ambiente, sulle infrastrutture, sull’uso delle risorse pubbliche. Non perché serva l’ennesimo elenco programmatico da campagna elettorale. Ma perché da qualche parte deve pur esserci una visione. E questa visione, oggi, faccio fatica a vederla.

Mi preoccupa ancora di più che questa stessa difficoltà sembri riflettersi dentro il Partito Democratico di Cosenza. Il partito è arrivato a una frattura che ha prodotto un nuovo gruppo consiliare, “PD Cosenza”, mentre l’altra parte del gruppo dem ne contesta duramente la legittimità politica. Nel frattempo la federazione provinciale è avviata verso il commissariamento.

E allora viene spontaneo chiedersi quale credibilità possa avere una classe dirigente che parla di costruire un’alternativa alla destra mentre una parte così rilevante delle proprie energie viene consumata nel conflitto interno. Non è una questione di simpatia per l’uno o per l’altro gruppo. È qualcosa di più profondo. È il senso stesso della politica.

Perché mentre ci si divide su chi rappresenti davvero il PD, fuori dalle stanze del partito ci sono persone che chiedono tutt’altro. Chiedono se potranno curarsi vicino casa, se i propri figli troveranno un lavoro, se potranno continuare a vivere nei paesi in cui sono nati, se questa regione avrà finalmente una prospettiva che non sia partire o arrangiarsi. Ed è proprio qui che una sinistra dovrebbe tornare a fare la sinistra. Non limitarsi a dire che la destra è sbagliata, ma dire quale idea di società mette al posto di quella che contesta. Non aspettare la prossima defezione, la prossima lite, il prossimo errore dell’avversario. Avere qualcosa da dire anche quando l’avversario tace. Avere un progetto così riconoscibile da non dover spiegare ogni volta perché l’altro non funziona.

E questo vale anche per il rapporto con chi proviene dal centrodestra. Se domani pezzi di Forza Italia o di altre forze decidessero di entrare in nuovi contenitori nazionali, la domanda non dovrebbe essere soltanto quanti voti portano e da quale parte arrivano. Dovremmo chiederci quale idea politica portano con sé e quale idea siamo disposti ad accettare. Altrimenti la politica diventa soltanto una somma di spostamenti, alleanze, candidature e convenienze.
E non è per questo che una persona di sinistra continua a credere nella politica.

Io continuo a credere che la Calabria possa essere molto più di ciò che oggi raccontiamo di lei.
Forse è proprio perché la amo che non riesco ad accontentarmi della propaganda, né di un’opposizione che trova spazio solo negli errori della maggioranza. La Calabria è stanca di essere raccontata. Ha bisogno di essere pensata. E chi vuole governarla dovrebbe avere il coraggio di farlo. Non una campagna elettorale contro Occhiuto. Una politica per la Calabria. Il resto, francamente, è troppo poco.

*Annamaria Artese, già assessore al Welfare del Comune di Rende