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05/10/2026 ore 15.57
Politica

”Leopolda” di Matteo Renzi: Aieta, sindaco di Cetraro, invitato sul palco dall’ex Premier

Il primo cittadino tirrenico, tra i primi renziani della Calabria, torna alla convention e ribadisce la propria attenzione per l’area riformista

di Alessandro Storino

Ci sono luoghi della politica che conservano un significato particolare anche a distanza di anni. Per Giuseppe Aieta la Leopolda è certamente uno di questi. Il sindaco di Cetraro ha partecipato all’edizione 2026 della manifestazione politica ideata da Matteo Renzi, tornando in un contesto che aveva frequentato fin dalle prime edizioni. Aieta fu infatti uno dei primi amministratori calabresi a credere nel progetto politico dell’allora sindaco di Firenze, tanto da poter essere considerato tra i primissimi renziani della Calabria. Presente alla Leopolda fin dal 2010, continuò a frequentarla fino al 2018. La sua presenza a Firenze non è passata inosservata.

L'invito di Renzi ad Aieta

A chiamarlo sul palco, tra gli applausi scroscianti, è stato direttamente Matteo Renzi, introducendolo con parole che hanno fatto emergere immediatamente una familiarità costruita nel tempo: «Scendiamo al Sud, provincia di Cosenza. Giuseppe è una vecchia conoscenza di molti di noi», ha detto Renzi. Poi un sorriso sulla lunga esperienza amministrativa di Aieta: «Prima ha fatto il sindaco, poi ha smesso, poi ha ripreso a fare il sindaco, perché questa è una malattia dalla quale non si guarisce». Infine l’invito a rivolgersi soprattutto ai tanti giovani presenti nella gremitissima platea. Aieta ha scelto di partire dal suo mestiere di insegnante e da uno dei simboli presenti nella scenografia della Leopolda, ovvero un timone: «Governare significa etimologicamente condurre la nave in un compartimento sicuro, evitare gli incagli, gli insabbiamenti. E il governatore è il timoniere di questa nave». Da amministratore a professore, il passaggio è stato immediato. Aieta insegna italiano al Liceo di Cetraro e proprio al rapporto quotidiano con i ragazzi ha legato il suo intervento: «Voi siete giovani. Io ho a che fare con i giovani, faccio l’insegnante. E noi dobbiamo porci domande semplici per comprendere la complessità delle cose».

Una di queste domande è diventata il cuore del suo intervento: perché un sindaco calabrese, alle prese ogni giorno con i problemi di un’amministrazione comunale, decide di partire dalla provincia di Cosenza, affrontare ore di viaggio e trascorrere tre giorni a Firenze? «Semplicemente perché questo è uno spazio aperto, senza recinti, senza perimetro, dove lo spazio è garantito a tutti». Parole che hanno riscosso grandissimi consensi tra il pubblico e spiegano anche il significato politico della presenza di Aieta alla Leopolda. Una partecipazione che si inserisce nel percorso intrapreso nell’area riformista cosentina e calabrese. Aieta guarda infatti con interesse alla costruzione di una casa riformista nel centrosinistra, uno spazio capace di mettere insieme esperienze e sensibilità differenti senza chiudersi all’interno dei confini di un singolo partito. Ed è anche da questa prospettiva che va letta la scelta di essere presente a Firenze e l’attenzione verso il ruolo che Renzi prova oggi a svolgere nel campo del centrosinistra.

Rapporto nato da lontano

La vicinanza politica tra i due, del resto, ha radici lontane e non si è limitata agli appuntamenti fiorentini. Nel settembre del 2012 fu infatti Renzi a raggiungere Aieta a Cetraro. L’allora sindaco di Firenze fece visita alla città e incontrò il collega calabrese al porto turistico, in una fase nella quale la sintonia politica era già emersa anche attraverso le prime esperienze della Leopolda. Aieta lo ha ricordato direttamente dal palco: «Matteo, io sono stato alle prime Leopolda. Alla prima ero già sindaco. Poi nel frattempo ho fatto il consigliere regionale due volte. Sono dieci anni che non venivo più». Quindi il riferimento al viaggio di Ulisse, evocato dallo stesso Aieta quasi a voler raccontare il tempo trascorso e il percorso compiuto nel frattempo. In mezzo sono cambiate molte cose. Ma quella traiettoria politica, iniziata oltre quindici anni fa, non si è mai dissolta del tutto. Lo si è capito anche dal modo con cui Renzi ha voluto coinvolgere Aieta nella manifestazione. Non una semplice presenza tra il pubblico: lo ha chiamato sul palco e lo ha presentato con una formula che, da sola, ha restituito il senso di una storia comune: «una vecchia conoscenza». La Leopolda, per Aieta, è stata questa. Soprattutto l’occasione per riaffacciarsi in un luogo politico che conosce bene e osservare da vicino un progetto al quale guarda con molto interesse per il presente e per il futuro.