Lo sguardo d’intesa che spariglia le carte: un nuovo centro riformista e liberale è possibile. Con Occhiuto e Principe...
Il sindaco di Rende già un anno fa cullava l’utopia di una Forza Italia «staccata dalla destra-destra». Ieri era in prima fila alla presentazione del libro del Governatore, che gli dedica il volume con un messaggio che più limpido non si può
C’è una geografia sotterranea della politica che non si misura con i diktat delle segreterie nazionali, ma con il peso specifico delle storie personali e la grammatica del governo quotidiano. Al Teatro Rendano di Cosenza, in occasione della presentazione del libro “Il coraggio di governare” di Roberto Occhiuto, quel sottosuolo è venuto alla luce con la forza plastica dei gesti e delle parole.
In prima fila si è accomodato Sandro Principe. Tra l’attuale presidente della Regione Calabria e il sindaco di Rende c’è il riconoscimento reciproco di chi la cosa pubblica la mastica da decenni, al netto delle posizioni differenti su destra e sinistra («ma cosa sono» direbbe ancora oggi Giorgio Gaber, ndr). Occhiuto griffa il volume con una dedica che spiazza i puristi delle casacche: «A Sandro, un esempio di coraggio, di riformismo e di intelligenza di governo. Ho scritto qualcosa, ma ho ancora tanto da imparare da te». E lui la pubblica sui social di riferimento.
Le biografie raccontano fratture che la Seconda e la Terza Repubblica hanno provato a cristallizzare senza riuscirci del tutto. Da una parte Occhiuto, radicato nella linfa della Democrazia Cristiana prima dell'approdo nel centrodestra azzurro; dall'altra Principe, cresciuto tra i mille garofani rossi del Partito Socialista Italiano, tra i padri fondatori di quel Partito Democratico calabrese oggi guardato con disincanto e critiche taglienti. Eppure, nel perimetro di un’aula consiliare o nella gestione di una crisi regionale, le tessere smettono di fare rumore. I due si sono ritrovati su barricate opposte in occasione della battaglia sulla città unica Cosenza-Rende-Castrolibero, fianco a fianco nel provare a dotare il territorio del nuovo hub regionale sul sito Arcavacata nel minor tempo possibile.
Ma i desiderata di quel centro che fu, non sono soltanto locali. Occhiuto tenta la scalata al partito, alza il tiro sui diritti civili dentro Forza Italia e lancia segnali d'apertura ai riformisti del centrosinistra (raccogliendo i controribaltoni di Matteo Renzi dalla Leopolda). La memoria però corre alle parole che lo stesso Principe affidava meno di un anno fa alla nostra testata, accarezzando un disegno che i cinici bocciano come irrealizzabile. «Guardi - rispose ad una domanda - io coltivo un’utopia che vedrebbe Forza Italia staccarsi dalla destra-destra. Gli azzurri rappresenterebbero l’approdo naturale di un centro liberale, democratico e sensibile ad alcune istanze sociali. Insomma, incardinerebbero uno dei due poli di una coalizione di centrosinistra larghissima. Ritengo che sarebbe la salvezza del Paese, ma allo stato, appunto, è un’utopia».
Un’utopia che, osservata sotto i lampadari del Rendano, assomiglia a un cantiere aperto. Perché laddove il riformismo smette di essere uno slogan da convegno e diventa pragmatismo amministrativo, i confini ideologici cominciano a scricchiolare, lasciando spazio a un Principe della politica e a un governatore come Occhiuto che sembrano cercare, al di là dei confini di schieramento, quel contenitore moderato che una parte d’Italia continua a rincorrere.
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