Locanto (Cosenza): «Riforma pericolosa per il Sud. Calabria senza voce nel confronto nazionale»
Il vicesindaco attacca: «Processo squilibrato, rischia di aumentare le disuguaglianze. Incomprensibile il silenzio della Regione». Critiche anche alla legge sui comuni montani
«L’accelerazione impressa dal Governo sull’autonomia differenziata, con la sottoscrizione delle pre-intese con alcune Regioni del Nord politicamente allineate alla maggioranza nazionale, rappresenta un passaggio politico di enorme rilevanza che rischia di incidere in modo profondo e duraturo sul futuro della Calabria» così in una nota Maria Locanto vicesindaco di Cosenza.
«Si tratta di un processo che riguarda materie decisive – sanità, servizi pubblici, diritti sociali – e che, così come è stato impostato, rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze territoriali, rafforzando i territori già forti e indebolendo quelli che vivono condizioni strutturali di fragilità. In questo contesto, colpisce e preoccupa la fiacchezza, quando non la totale assenza, della voce del presidente della Regione Calabria nel confronto nazionale su una riforma che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini calabresi.
Ancora più evidente è la contraddizione se si guarda alla nuova legge sui comuni montani, anch’essa a firma Calderoli. Una legge che introduce una nuova classificazione nazionale dei comuni montani attraverso criteri uniformi, applicati indistintamente su tutto il territorio italiano, senza considerare le profonde differenze economiche, sociali e infrastrutturali tra Nord e Sud.
Il nodo non è il riconoscimento formale dei comuni montani, ma ciò che manca: risorse certe, servizi garantiti, una strategia nazionale capace di contrastare davvero lo spopolamento e l’isolamento delle aree interne. Senza scuole, ospedali, trasporti efficienti e infrastrutture adeguate, nessuna classificazione amministrativa potrà fermare il declino della montagna calabrese.
Appare quindi legittimo interrogarsi su come chi governa oggi la nostra Regione possa, da un lato, dichiarare attenzione per le aree interne e per i comuni montani e, dall’altro, non intervenire nel merito per bloccare un’autonomia differenziata che rischia di accentuare ulteriormente le disuguaglianze territoriali, riducendo il ruolo dello Stato nel garantire diritti uguali a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono.
La Calabria è una regione prevalentemente montana, segnata da difficoltà storiche ma anche da una forte capacità di resistenza delle sue comunità. I calabresi sanno riconoscere quando una riforma non nasce per colmare i divari, ma per cristallizzarli, e sanno che non esistono scorciatoie amministrative che possano sostituire una reale assunzione di responsabilità politica.
La Calabria non chiede privilegi, ma rispetto. Non chiede etichette, ma diritti. E merita una classe dirigente capace di rappresentarla senza timori, anche quando questo significa entrare in conflitto con scelte nazionali che mettono a rischio il suo futuro. Su questioni così decisive, il silenzio non è prudenza: è una scelta che i calabresi non accettano».