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13/10/2026 ore 20.00
Politica

Ospedale della Sibaritide, Dima chiede più servizi e un futuro per i presidi storici

L’ex deputato riconosce l’impegno regionale e indica le priorità: personale, specialità, collegamento con Insiti e riutilizzo di Compagna e Giannettasio

di Redazione

Il nuovo ospedale della Sibaritide deve offrire più del trasferimento dei reparti del Compagna e del Giannettasio in un’unica struttura. Deve ampliare le possibilità di cura, avere personale adeguato e servizi capaci di rispondere ai bisogni del territorio. È la posizione di Giovanni Dima, già deputato e assessore regionale, che interviene con una riflessione personale sulle scelte necessarie per accompagnare il completamento e l’entrata in funzione del presidio.

«Il nuovo ospedale della Sibaritide è un punto di partenza. La vera sfida sarà ciò che riusciremo a metterci dentro: professionalità, specialità, servizi e capacità di cura», afferma Dima.

Accanto alla programmazione sanitaria, l’ex parlamentare indica due priorità: il collegamento stradale con Insiti e il futuro degli ospedali Compagna e Giannettasio, per i quali chiede un progetto di riutilizzo.

«Lo Ionio è in credito»: la richiesta di un’offerta sanitaria più ampia

Dima richiama le parole pronunciate dal presidente della Regione Roberto Occhiuto in occasione dell’inaugurazione della prima ala del nuovo ospedale, sul credito maturato dallo Ionio in materia di sanità.

«È un’affermazione importante, che condivido e che ora deve tradursi in programmazione», osserva. Per l’ex assessore, il recupero delle carenze del territorio passa da un’offerta che superi la semplice somma delle prestazioni dei due presidi esistenti.

«L’auspicio è che la nuova struttura possa assumere un ruolo e sviluppare un’offerta sanitaria che vadano oltre quelli di un semplice spoke», aggiunge, sollecitando un confronto sulle specialità, sulle competenze e sui servizi da potenziare.

L’obiettivo indicato è consentire alle famiglie della Sibaritide di trovare sul territorio risposte che oggi cercano altrove.

Il riconoscimento alla Regione e la ricostruzione dell’opera

Dima riconosce l’accelerazione impressa al cantiere negli ultimi quattro-cinque anni e l’impegno del Governo regionale, chiedendo però di non cancellare il lavoro delle fasi precedenti.

«Riconoscere i meriti di oggi non autorizza a cancellare il lavoro di ieri», sottolinea.

Nella sua ricostruzione, il percorso dell’ospedale è stato condizionato dalle controversie sugli espropri, con ricorsi arrivati fino al Consiglio di Stato, e dalle difficoltà di Tecnis, l’impresa inizialmente impegnata nella realizzazione.

Dima ricorda i successivi passaggi amministrativi e l’intervento del Ministero dell’Economia nella ridefinizione del portafoglio dei lavori, prima dell’affidamento alla D’Agostino.

«C’erano già state attività di allestimento del cantiere, scavi e lavorazioni preliminari», osserva, spiegando che blocchi e difficoltà avrebbero poi imposto ulteriori tempi e procedure.

L’ex assessore esprime inoltre apprezzamento per il lavoro dell’impresa D’Agostino, dei tecnici e delle maestranze, rivolgendo un ringraziamento particolare al project manager Domenico Petrone.

Personale e prestazioni da definire prima della consegna

Per Dima, alla consegna definitiva dei lavori occorre arrivare con una programmazione sanitaria già chiara.

«Dobbiamo sapere quali prestazioni saranno disponibili, quali servizi verranno aggiunti e con quale personale saranno garantiti», afferma.

La richiesta riguarda quindi tanto gli organici quanto il contenuto dell’offerta assistenziale: il nuovo edificio, nella prospettiva dell’ex parlamentare, dovrà consentire un effettivo ampliamento delle opportunità di cura.

Il collegamento tra Insiti e il nuovo ospedale

Tra gli interventi da accompagnare al completamento della struttura, Dima indica la strada di collegamento tra Insiti e il presidio.

Pur riconoscendo le difficoltà organizzative e il coordinamento necessario con la nuova statale 106, chiede che il progetto venga definito, considerandolo strategico per l’accessibilità.

«L’accessibilità incide sulla funzionalità dell’ospedale, sui tempi degli spostamenti e sulla sicurezza dei cittadini», sottolinea. La viabilità, secondo Dima, deve quindi procedere insieme alla realizzazione del presidio.

Un futuro sanitario per Compagna e Giannettasio

Un altro punto riguarda le strutture che ospitano attualmente le attività sanitarie di Corigliano e Rossano. Dima chiede di individuare per tempo funzioni sanitarie e assistenziali da assegnare al Compagna e al Giannettasio, coerenti con i bisogni della popolazione e con la rete territoriale.

«Corigliano e Rossano devono conoscere la prospettiva dei loro ospedali storici: questa scelta è parte integrante del futuro della sanità cittadina», sostiene.

Propone inoltre di affiancare i nomi Compagna e Giannettasio alla denominazione “Ospedale della Sibaritide”, conservando il riferimento alla storia delle due comunità e dei professionisti che vi hanno lavorato.

«Il lavoro compiuto va riconosciuto, la storia rispettata e il futuro costruito con scelte concrete», conclude Dima.