Pd Calabria: «I tagli del Piano di rientro hanno aggravato la mortalità evitabile»
I dem commentano i dati dell’Unical e chiedono di rivedere i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, puntando su fabbisogni di cura e disagi territoriali
Il Pd Calabria torna ad attaccare gli effetti del Piano di rientro sanitario e lo fa partendo dai recenti dati diffusi dall’Università della Calabria sulla mortalità evitabile nelle regioni sottoposte ai vincoli del risanamento. Per i dem calabresi, i numeri confermano una denuncia portata avanti da anni: i tagli lineari alla sanità hanno inciso direttamente sulla qualità dell’assistenza e sulla possibilità concreta di accedere alle cure, con effetti particolarmente pesanti proprio in Calabria.
In una nota, il Partito democratico calabrese collega l’analisi dell’Unical alla necessità di rivedere profondamente i criteri di distribuzione del Fondo sanitario nazionale, chiedendo che la ripartizione non si basi più soltanto sulla spesa storica o sul criterio pro capite pesato, ma tenga conto dei fabbisogni reali di cura e delle condizioni di disagio dei territori.
I dati Unical e l’allarme sulla mortalità evitabile
Secondo il Pd Calabria, il dato indicato dall’Unical, che segnala un aumento del 4% della mortalità evitabile nelle regioni sottoposte a Piano di rientro, ha un valore politico e sanitario molto chiaro. «L’aumento del quattro per cento della mortalità evitabile nelle regioni sottoposte a rientro conferma quanto denunciamo da anni», si legge nella nota diffusa dai dem.
Il partito sostiene che i tagli lineari alla sanità abbiano colpito direttamente l’offerta sanitaria e l’accesso ai servizi, aggravando le difficoltà già esistenti. E in Calabria, secondo questa lettura, il problema risulta ancora più serio per effetto di una condizione di insufficienza di risorse che la regione si trascinerebbe da oltre 25 anni.
«Cambiare subito il finanziamento del Servizio sanitario nazionale»
È da qui che nasce la richiesta politica più netta del Pd Calabria: intervenire sui meccanismi di finanziamento del sistema sanitario pubblico. Per i dem, l’attuale modello di riparto penalizza proprio le aree che avrebbero maggiore bisogno di risorse, tra cui la Calabria.
«È dunque necessario intervenire subito sui meccanismi di finanziamento del Servizio sanitario nazionale», afferma il partito, mettendo nel mirino il doppio criterio della spesa storica e del riparto pro capite pesato, ritenuti inadeguati a rappresentare i bisogni effettivi delle regioni più fragili sul piano sociale, economico e territoriale.
I nuovi criteri chiesti dal Pd Calabria
Nel ragionamento dei dem, i dati dell’Università della Calabria impongono una revisione dei parametri con cui viene distribuito il Fondo sanitario nazionale. Non basta considerare il numero degli abitanti o il dato medio di consumo storico delle risorse: bisogna, sostengono, incorporare elementi che descrivano meglio la complessità del territorio e il peso reale dei bisogni assistenziali.
Il Pd Calabria indica alcuni criteri precisi che, a suo giudizio, dovrebbero entrare stabilmente nel modello di allocazione del Fondo: la dispersione territoriale, l’indice di deprivazione, l’invecchiamento della popolazione e i maggiori costi legati alle aree montane e periferiche. Tutti fattori che in Calabria hanno un’incidenza particolarmente rilevante e che, secondo il partito, non possono continuare a essere ignorati.
Personale, medicina territoriale e rete ospedaliera
La nota non si ferma alla richiesta di cambiare i criteri di finanziamento, ma indica anche alcune priorità operative per affrontare l’emergenza sanitaria calabrese. Il Pd Calabria chiede infatti un piano straordinario di investimenti nel personale sanitario, considerato uno dei nodi centrali della crisi del sistema.
Accanto a questo, i dem indicano come indispensabile il rafforzamento della medicina territoriale, per ridurre la pressione sugli ospedali e garantire cure più diffuse e accessibili, soprattutto nei contesti più marginali. Infine, viene richiamata la necessità di un riequilibrio della rete ospedaliera, con un’attenzione particolare ai territori più isolati, spesso quelli che pagano il prezzo più alto in termini di distanza dai servizi, tempi di accesso e qualità dell’assistenza.