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28/08/2025 ore 20.39
Politica

Cassano all’Ionio, un’altra dimissione nel Partito Democratico: Varcasia sbatte la porta e se ne va

L’esponente non le manda a dire: «Vengono premiate scorciatoie e relazioni personali, piuttosto che l’impegno e il merito». Nel mirino la nomina di Branca nel direttivo provinciale

di Franco Sangiovanni

Pasquale Varcasia presenta le dimissioni dal Partito Democratico di Cassano all’Ionio. In verità, il partito nella città delle Terme, all’indomani della sconfitta elettorale sta attraversando un periodo di tumultuosi annunci quasi come un “fuggi fuggi”. Per come scrive Varcasia, le dimissioni non possono assoggettarsi a un fulmine a ciel sereno ma devono essere ricondotte nell’alveo di un epilogo di profonda riflessione sulle dinamiche interne del partito. La scelta, seppur difficile – scrive - è dettata da una ferma coerenza, che mette in luce un malessere che da tempo covava all'interno delle fila democratiche.

Varcasia, figura in un certo senso nuova e rispettata sul territorio, affida i propri pensieri ai social e rivendica un modello di politica al servizio dei cittadini, lontana dai riflettori e dalle ambizioni personali. Come lui stesso ha dichiarato nella nota, il suo impegno è sempre stato «concreto e sul territorio», dalla solidarietà durante l'emergenza Covid alle battaglie contro l’autonomia differenziata fino al lavoro instancabile nelle campagne elettorali.

Una decisione, quella di Varcasia riportata nelle proprie dichiarazioni, maturata dopo quanto aver dovuto assistere a dinamiche che, a suo dire, «premiano scorciatoie e relazioni personali, piuttosto che l’impegno e il merito».

Il punto di rottura, l'evento che ha fatto traboccare il vaso, si legge, è stata «la nomina nel direttivo provinciale di una persona non iscritta e non eletta», non lo scrive ma il riferimento a Chiara Branca è palese. L’ormai ex pieddino, sottolineando la stessa non era né iscritta né eletta, definisce la sua nomina un episodio emblematico di quelle logiche interne che premiano la fedeltà a scapito della meritocrazia e della rappresentatività democratica.

Il gesto di Varcasia rappresenta un atto di accusa contro un sistema che, secondo lui, sta tradendo gli ideali del partito specificando che non si tratta di una questione personale ma di un allarme lanciato contro una gestione che sembra ignorare la base e i suoi valori.

Per la sezione del PD le dimissioni di Varcasia non devono passare inosservate, anzi devono porre dei quesiti che meritano risposte per non perdere altri tasselli. Egli stesso lo auspica, sperando che il suo gesto non resti inascoltato, ma apra un «confronto serio dentro al partito».

Lo scritto di Varcasia partorisce una constatazione personale amara individuando la vera minaccia in chi, con le proprie decisioni, allontana il partito dai suoi principi di equità e giustizia sociale mortificando gli altri che chiedono un cambiamento onesto dall’interno, un atto coraggioso di coerenza, sottolinea, che vuole essere un monito per il Partito Democratico cittadino che non può permettersi di ignorare «le reazioni» alle imposizioni dall’alto, invitando a un riflessione seria se si vuole ritrovare la fiducia dei suoi militanti e, soprattutto, dei suoi elettori.