Pina Incarnato: «Umanizzare le città è la vera sfida del riformismo socialista»
Al convegno “Avanti Italia” del Psi, l’assessore di Cosenza richiama la necessità di un raccordo reale tra governo nazionale e Comuni. «Rigenerazione urbana e lotta alle marginalità passano da strumenti adeguati, non dall’immobilismo»
A Roma il Partito Socialista Italiano ha riunito un parterre politico di primo livello nell’ambito dell’iniziativa “Avanti Italia”, un appuntamento pensato per interrogarsi sul ruolo degli enti locali in una fase segnata dalla scarsità di risorse, dalla crescente complessità amministrativa e dalla necessità di un riformismo pragmatico. Alla presenza dei vertici delle forze del campo largo – da Giuseppe Conte a Francesco Boccia – il confronto ha messo al centro le sfide della governance territoriale e il rapporto tra Stato, Comuni e Unione Europea.
Tra gli interventi più concreti è spiccato quello dell’assessore del Comune di Cosenza, Pina Incarnato, unica amministratrice a portare una testimonianza diretta proveniente dal Mezzogiorno, dove le criticità gestionali si sommano a vulnerabilità strutturali e a un fabbisogno crescente di strumenti operativi. L’assessore ha richiamato con forza il senso politico del manifesto “Avanti Italia”, definendolo un testo che restituisce l’identità moderna del socialismo riformista, fondata su libertà, visione e pragmatismo.
Incarnato ha sottolineato come la distanza tra programmazione nazionale e fabbisogni locali continui a produrre effetti distorsivi: i Comuni non sono un corpo a sé stante, ha detto, ma il luogo in cui si manifesta la vita reale. È lì che progressismo e riformismo abbandonano l’astrazione e diventano scelte quotidiane, misurate su emergenze abitative, fragilità energetiche, marginalità sociali e strumenti normativi spesso insufficienti.
Ripercorrendo la storia dell’edilizia popolare italiana, Incarnato ha evidenziato come molte periferie siano diventate nel tempo “fabbriche di ghetti”, con edifici fragili, inefficaci sul piano energetico e difficili da rigenerare per via di lacune legislative, soprattutto nei casi in cui la proprietà è frammentata tra pubblico e privato.
Da qui il richiamo al PNRR e al ruolo dell’Europa, che ha spinto con decisione sulla rigenerazione urbana come leva strategica per ricomporre il tessuto sociale e contrastare le forme di esclusione. Rigenerare, ha detto, significa prima di tutto umanizzare le città, ridisegnarle affinché non riproducano marginalità ma garantiscano qualità dell’abitare, servizi, sicurezza e opportunità.
Incarnato ha rivolto poi una critica diretta al Governo nazionale: l’esecutivo, ha affermato, sostiene di essere vicino ai Comuni e di non aver applicato tagli, ma l’immobilismo produce effetti equivalenti. Se aumentano i costi della vita, crescono le funzioni attribuite agli enti locali e si moltiplicano le emergenze sociali senza un adeguato sostegno finanziario, l’inerzia diventa essa stessa una forma di sottrazione di risorse.
Il messaggio finale è un richiamo alla responsabilità condivisa: la messa in sicurezza delle città e la loro evoluzione in chiave moderna e inclusiva dipendono da una filiera istituzionale coerente. Senza un allineamento tra livelli di governo, ha concluso Incarnato, il riformismo resta una parola e non un’azione.