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09/06/2026 ore 16.38
Politica

Ponte sullo Stretto, Tridico attacca Salvini: «Ora si dimetta e chieda scusa»

L’europarlamentare M5S interviene dopo l’inchiesta della Procura di Roma: «Fermare l’opera e investire sulle vere emergenze del Sud»

di Redazione

L’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto riaccende lo scontro politico attorno a una delle opere più controverse del dibattito nazionale. A intervenire con toni durissimi è Pasquale Tridico, europarlamentare e capo delegazione del Movimento 5 Stelle a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria, che chiede lo stop immediato del progetto e le dimissioni del ministro Matteo Salvini.

Secondo Tridico, le notizie sulle indagini e sulle perquisizioni del Ros per ipotesi di corruzione e rivelazione di segreto sulle carte del Ponte di Messina confermerebbero le criticità denunciate da tempo dal Movimento 5 Stelle sul piano tecnico, economico e istituzionale.

Tridico: «Hanno provato a truccare la partita»

«L’inchiesta della Procura di Roma scuote le fondamenta del ponte», afferma Pasquale Tridico. «Hanno provato a mettere su un progetto che non ha mai avuto i piedi per terra, e alla fine si sono ridotti a tentare di truccare la partita».

Per l’europarlamentare M5S, quanto emerge da Roma racconterebbe il metodo con cui sarebbe stata gestita l’intera vicenda. «Le notizie che arrivano da Roma, con l’indagine della Procura e le perquisizioni del Ros per corruzione e rivelazione di segreto, proprio sulle carte del Ponte di Messina, sono inquietanti», sostiene.

Tridico collega la vicenda al quadro infrastrutturale di Calabria e Sicilia, dove restano aperti nodi storici legati a ferrovie, strade, rete idrica e sicurezza del territorio. «Mentre i cittadini calabresi e siciliani viaggiano ancora a passo d’uomo su linee ferroviarie ottocentesche, scopriamo che l’unica “alta velocità” studiata a tavolino dai signori del Ponte era quella promessa alle carriere di magistrati contabili in quiescenza, pur di blindare un’opera fantasma».

L’accusa sul «capitalismo clientelare»

L’ex presidente dell’Inps definisce il caso come l’archetipo di un modello distorto di gestione delle risorse pubbliche.

«È l’archetipo di quel capitalismo clientelare che da economista denuncio da una vita: si inventa un bisogno inutile, si gonfiano i costi oltre ogni logica di mercato e, quando le istituzioni di controllo provano a fare il proprio dovere, si attiva la diplomazia dei corridoi e delle promesse di poltrone pubbliche».

Secondo Tridico, le debolezze del progetto sarebbero comunque emerse nonostante il tentativo politico di portare avanti l’opera. Il riferimento è anche al ruolo della Corte dei Conti, che nei mesi scorsi ha negato il visto di legittimità alla delibera Cipess.

Il richiamo alla Corte dei Conti e all’interpellanza europea

Tridico rivendica il lavoro svolto a Strasburgo dal Movimento 5 Stelle. «Ricordo a Salvini e Meloni che se pochi mesi fa la Corte dei Conti ha clamorosamente sbarrato la strada a questo ecomostro, negando il visto di legittimità alla delibera Cipess, il merito è stato anche del nostro lavoro a Strasburgo».

L’europarlamentare richiama in particolare una sua interpellanza parlamentare presentata a inizio 2025 alla Commissione europea, nella quale erano stati sollevati dubbi sulle procedure e sui profili comunitari dell’opera.

«I giudici contabili, nelle loro motivazioni, hanno esplicitamente richiamato i nodi sollevati dalla mia interpellanza parlamentare», afferma Tridico. «Avevamo denunciato le violazioni delle direttive comunitarie sugli appalti, la spregiudicata alterazione della concorrenza e le macroscopiche carenze sui rischi ambientali. Abbiamo evidenziato i dubbi, la Corte li ha tradotti in una bocciatura clamorosa».

«Fermare lo scempio e investire sulle vere emergenze»

Per Tridico, il progetto resta fragile sul piano tecnico ed economico. «Siamo di fronte al tentativo ostinato di imporre un feticcio ideologico a colpi di decreti e, a quanto pare, di opache spintarelle».

Da qui la proposta politica: bloccare l’opera e destinare le risorse ad altri interventi ritenuti prioritari per il Mezzogiorno. «La mia proposta è una operazione di igiene economica e politica: fermiamo subito questo scempio burocratico e giudiziario».

Il capo delegazione del M5S chiede che i 13,5 miliardi di euro stanziati dal Consiglio dei ministri vengano dirottati sulle infrastrutture considerate realmente urgenti: il completamento della Statale 106, l’elettrificazione della linea Jonica, la messa in sicurezza idrogeologica dei territori fragili e il potenziamento di una rete idrica che, soprattutto d’estate, lascia ancora intere città senza acqua.

L’affondo finale contro Salvini

La chiusura dell’intervento è tutta rivolta al ministro delle Infrastrutture. Per Tridico, il Ponte sullo Stretto sarebbe diventato il simbolo di una priorità politica sbagliata, mentre Calabria e Sicilia continuano a fare i conti con criticità quotidiane irrisolte.

«Costruiamo le strade che servono per andare a lavorare ogni giorno, non i monumenti all’ego di un ministro», conclude l’europarlamentare.

Poi l’attacco diretto: Salvini, secondo Tridico, dovrebbe «trarre le uniche conclusioni dignitose possibili: dimettersi e chiedere scusa».