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07/04/2026 ore 18.54
Politica

Villapiana, Ventimiglia: «Il predissesto oggi è un fatto certificato»

L’ex sindaco interviene dopo la delibera commissariale sul fondo contenzioso e torna sul caso GSE, sulle dimissioni dei consiglieri e sul silenzio dopo la scadenza del bilancio

di Redazione

A Villapiana il confronto politico si riaccende sul terreno più delicato, quello dei conti del Comune. L’ex sindaco Vincenzo Ventimiglia, in un comunicato stampa, torna sulla situazione finanziaria dell’ente dopo la pubblicazione della delibera commissariale n. 56 del 17 marzo 2026 sul fondo contenzioso e sostiene che il quadro emerso confermi i timori che aveva più volte manifestato durante il suo mandato.

Secondo Ventimiglia, l’accantonamento obbligatorio previsto dalla delibera dimostrerebbe che la condizione del Comune è ormai assimilabile a un predissesto, una situazione che l’ex primo cittadino dice di avere cercato di evitare e che, in passato, sarebbe stata liquidata come inutile allarmismo. Oggi, invece, afferma, si tratterebbe di un dato «accertato e certificato» dal Commissario straordinario, con un impatto economico che si attesterebbe intorno a poco meno di 13 milioni di euro.

Nel comunicato, l’ex sindaco ricorda che il passaggio successivo previsto dalla procedura imporrebbe l’approvazione di una delibera di consiglio comunale di riequilibrio finanziario pluriennale, da adottare entro il 31 marzo 2026, termine ultimo di proroga per l’approvazione del bilancio previsionale. La misura, secondo quanto sostiene Ventimiglia, sarebbe necessaria per correggere lo squilibrio strutturale di bilancio emerso durante la ricognizione del contenzioso, in particolare per la vicenda che coinvolge il GSE.

Ventimiglia ricostruisce poi l’origine della questione, che risalirebbe al 2013 e riguarderebbe la realizzazione di sette impianti fotovoltaici con il coinvolgimento del Comune. Nel suo intervento richiama la sentenza del Consiglio di Stato del 5 settembre 2025, che avrebbe condannato l’ente alla restituzione delle somme richieste dal GSE sin dal 2020, per un importo indicato in circa 18 milioni di euro.

Dopo quella pronuncia, sempre secondo la ricostruzione dell’ex sindaco, sarebbe stato avviato un lavoro amministrativo su due fronti. Da una parte, quello processuale, con l’impugnazione della decisione e il conferimento di un incarico deliberato dalla Giunta il 21 ottobre 2025. Dall’altra, quello stragiudiziale, attraverso un’interlocuzione con il GSE e con la società che ha realizzato l’impianto, società con cui è in corso un ulteriore contenzioso e che avrebbe già promosso nei confronti del Comune un pignoramento di circa 10 milioni di euro.

Ventimiglia aggiunge che il 24 novembre 2025 era stata presentata al GSE un’istanza di rivalutazione del provvedimento di decadenza, con la richiesta di rimodulare la sanzione massima applicata. Parallelamente, prosegue, con la società che aveva avviato la procedura esecutiva sarebbe stato aperto un confronto che aveva portato, il 14 dicembre 2025, a una proposta transattiva da circa 3,4 milioni di euro per chiudere la vicenda.

Nel comunicato trova spazio anche il riferimento alla BSV Srl, società partecipata del Comune. Ventimiglia sottolinea che, sul piano politico, il 5 gennaio 2026 era stata istituita una commissione consiliare con l’obiettivo di individuare soluzioni sostenibili per salvare la società in house. Quel percorso, secondo la sua versione, si sarebbe però interrotto bruscamente il 10 gennaio 2026, quando le dimissioni di otto consiglieri hanno determinato la caduta dell’amministrazione comunale.

Su questo passaggio l’ex sindaco usa toni molto duri. Parla di un presunto immobilismo utilizzato come copertura politica e sostiene che, dietro quella scelta, si sarebbero uniti intenti diversi, mossi da rivendicazioni personali e interessi lontani dal bene pubblico. La sua tesi è che i numeri emersi oggi confermino che non si trattava di allarmismo, ma di una lettura responsabile della situazione.

Ventimiglia punta poi l’attenzione anche su un altro aspetto: il mancato arrivo di atti pubblici dopo la scadenza del termine per l’approvazione del bilancio. Nel comunicato si chiede perché, nonostante il termine sia trascorso, nulla sia stato ancora pubblicato, e ipotizza che il ritardo possa essere legato alla necessità di trasmettere la delibera entro cinque giorni alla sezione regionale della Corte dei Conti, come previsto dalla procedura di predissesto.