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27/09/2026 ore 12.12
Politica

«Primi tra gli under 30 ma bloccati dai burocrati»: il paradosso dei giovani calabresi lontano da casa

Dalla vittoria del NO al referendum al diritto di scegliere il proprio sindaco: la nota congiunta di Rosi Caligiuri e Francesco Alimena che rilanciano uno dei temi più cari al Partito Democratico in vista delle prossime Amministrative

di Redazione

Il dibattito sulla partecipazione politica delle nuove generazioni torna al centro dell'agenda dei democrat. In un contesto segnato da profondi mutamenti politici e da una rinnovata mobilitazione giovanile come ha testimoniato il forte intervento di Viriginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, il tema del diritto di voto per chi studia o lavora lontano dalla propria terra d'origine rappresenta uno dei nodi cruciali per la tenuta democratica del Paese.

In Calabria la questione assume contorni particolarmente critici: una parte significativa della popolazione giovanile risiede stabilmente fuori regione pur mantenendo la residenza d'origine. Un’esclusione di fatto che incide negativamente sui dati di affluenza, restituendo l'immagine distorta di una comunità disinteressata alla politica, quando si tratta invece di ostacoli strutturali e burocratici.

Sulla questione sono intervenuti con una nota congiunta Rosi Caligiuri, segretaria del circolo PD Cosenza, e Francesco Alimena, capogruppo PD Cosenza, analizzando la spinta generazionale in atto e le contraddizioni del sistema elettorale attuale.

La spinta generazionale e la realtà calabrese

«Gli ultimi sondaggi confermano un trend chiaro: il Partito Democratico è oggi la prima forza politica tra gli under 30 in Italia, staccando nettamente la destra di Giorgia Meloni - evidenziano -. C’è una domanda forte di futuro che parte dalle ragazze e dai ragazzi, ma in Calabria questa spinta rischia di rimanere imbrigliata in una democrazia a metà. In Calabria contiamo tra i 250.000 e i 300.000 fuorisede, studenti e lavoratori che vivono fuori regione ma conservano la residenza d'origine. Oltre un terzo dell’elettorato calabrese è di fatto escluso dalla partecipazione democratica. Nel frattempo, l’affluenza viene calcolata come se tutti fossero nelle condizioni di votare, restituendo l’immagine falsa di una Calabria disinteressata: non è disinteresse, è esclusione istituzionalizzata. Come confermano le analisi dell’Istituto Cattaneo, se la comunità fuorisede potesse votare agevolmente, la partecipazione sarebbe perfettamente in linea con quella del centro-nord».

Riforma elettorale: passi avanti e nodi irrisolti

I recenti sviluppi parlamentari sulla legge elettorale hanno segnato un punto di svolta con l'introduzione di tutele per il voto fuorisede in occasione di elezioni politiche, europee e referendum. Tuttavia, la copertura normativa non si estende alle consultazioni amministrative e comunali, mantenendo aperto un forte divario di tutela per la partecipazione locale.

«Garantire il voto a chi studia e lavora lontano da casa non è una concessione, ma una misura di civiltà democratica e la premessa per ridare ai giovani il diritto di scegliere il futuro della propria terra. Il dibattito sulla nuova legge elettorale ha fatto fare dei passi avanti - dicono i due giovani esponenti dem - L'approvazione dell'emendamento sul voto fuorisede, esteso a studenti, lavoratori e caregiver con requisiti di permanenza, è una vittoria di principio battuta con forza anche dalla nostra segretaria Elly Schlein».

Poi ancora: «Questa possibilità sarà finalmente garantita per elezioni politiche, europee e referendum, consentendo di votare nel collegio in cui ci si trova. Tuttavia, l'impianto della riforma lascia aperta una grave lacuna: le elezioni amministrative e comunali. In Italia continua a non essere previsto il voto fuorisede per scegliere il sindaco della propria città, costringendo ancora centinaia di migliaia di persone a rientri onerosi o all'astensione, anziché introdurre strumenti più contemporanei come il voto per corrispondenza o digitale. Il diritto di voto non può essere incastrato in maglie burocratiche o usato come merce di scambio: deve diventare uno strumento strutturale e fluido per ogni appuntamento elettorale».

La lezione politica e le prospettive del campo progressista

Il quadro tracciato da Caligiuri e Alimena si inserisce in una più ampia riflessione sull'orientamento politico dell'elettorato giovanile e sulla necessità di risposte concrete sui temi del lavoro, dei diritti e della sostenibilità. «La netta vittoria del NO al recente referendum ha offerto una lezione politica chiarissima - proseguono nella loro analisi -. Quella risposta alle urne, guidata proprio dalle nuove generazioni, non è stata soltanto un dibattito formale sulla separazione delle carriere, ma una bocciatura politica secca al Governo Meloni, alle sue politiche securitarie e a un'idea di Paese che precarizza il futuro».

«La lezione per il campo progressista è evidente: le elezioni non si vincono con la corsa al centro, ma con la radicalità e la concretezza della proposta politica. I giovani chiedono risposte chiare su lavoro dignitoso, diritto allo studio, casa, transizione ecologica e diritti civili. Restituire ai giovani calabresi la concreta possibilità di votare ed essere rappresentati significa ingaggiare una generazione che vuole costruire un'Italia e una Calabria libere, eque e pienamente democratiche» concludono Caligiuri e Alimena.