Referendum Giustizia, Cosenza nona in Italia per percentuale di no. Caruso: «Finita la luna di miele per Meloni»
Il primo cittadino accoglie la bocciatura popolare della riforma Nordio come un segnale politico: «Gli italiani hanno espresso il loro giudizio sulla premier»
Non doveva essere un referendum politico, lo è diventato; non doveva dire nulla sulla tenuta del Governo e sulle prossime intenzioni di voto degli italiani, invece spiega tanto. La batosta che l’esecutivo Meloni ha preso nel referendum sulla Giustizia racconta un’eco che parte da Cosenza: fra i capoluoghi di provincia, soltanto otto hanno avuto una percentuale maggiore di “no” rispetto a quello bruzio. Nel solo comune capoluogo, la percentuale di “no” è stata del 66,5% alla pari di Firenze. Un risultato incredibile che mette Cosenza dietro soltanto a Matera, Napoli, Bologna, Nuoro, Lanusei, Palermo, Firenze e Livorno.
Referendum, Cosenza regina calabrese del NoUna vittoria che riscrive anche la geografia locale della politica, soprattutto in vista delle prossime comunali. Il sindaco della città dei bruzi, Franz Caruso, però frena: «Indubbiamente il dato di Cosenza è importante perché dimostra una presenza inattaccabile del centrosinistra. Per quanto riguarda le future elezioni comunali, per quanto questo sia un segnale di fiducia, ci vuole tempo: bisogna portare avanti il nostro lavoro».
Caruso, comunque, ha già confermato la propria ricandidatura: «Rispetto alla mia persona c’è un gradimento di tutto il campo largo, non solo di Francesco De Cicco. Tutta la coalizione si è espressa a mio favore e mi pare che ci siano le condizioni per una valutazione positiva per le prossime elezioni».
Il dato politico secondo Caruso: «Finita la luna di miele»
Il sindaco di Cosenza spiega poi l’analisi di un risultato così eclatante a livello nazionale: «Credo che si tratti sia di una sconfitta della Meloni – spiega Franz Caruso – sia di una volontà di conservare intatti i principi della Costituzione. E questo apre a tanti discorsi, a partire dalla sfiducia che gli italiani ripongono nella classe dirigente preferendo restare a quanto proposto dai padri costituenti».
Riforma della giustizia bocciata: perché giovani ed elettori “dormienti” hanno scelto il NoE se è vero come è vero che soltanto due referendum costituzionali sui cinque proposti hanno vinto, nel 2001 e nel 2020, è anche vero che i dati del voto nazionale sono impressionanti: «Nel 2022 – ricorda Caruso – Meloni vinse con 12 milioni di voti, oggi il “No” vince con 15 milioni di voti. La maggioranza di italiani vota contro la posizione netta assunta da Meloni e dal centrodestra, che è sceso in campo compatto». Di certo, secondo Caruso, «la luna di miele per Meloni è terminata. Il giudizio sul suo operato, sia a livello nazionale sia a livello internazionale, è negativo»
L’eco della sconfitta coinvolge anche la Calabria
In Calabria il sì ha vinto soltanto a Reggio. Impressionante, se si considera che il primo partito dopo le ultime regionali era Forza Italia, di cui fa parte Roberto Occhiuto: «Che il presidente della Regione si sia limitato alle dichiarazioni – dice Caruso – non lo esime dal ruolo che ha svolto in questo referendum. Certo le Regionali sono un’altra cosa, ma sicuramente c’è una battuta d’arresto».
Non manca, tornando a livello nazionale, una stilettata in punta al ministro Nordio: «Alcune sue uscite per il “Sì” ha portato più voti al “No” di quanto abbiano fatto altre campagne: è stato un testimonial importante per la parte opposta alla sua». Caruso, avvocato penalista oltre che sindaco, spiega anche da tecnico dell’argomento cosa, secondo lui, ha stabilito l’ondulazione del voto: «Sono convinto che si sia votato più per il ruolo del CSM che per la separazione delle carriere: se avesse vinto il sì – prosegue il primo cittadino – il sorteggio, uno dei punti più controversi della riforma, si sarebbe sostituito alle indicazioni dell’ANM. E questo era il nodo centrale dell’azione degli esponenti della magistratura». Ragion per cui, conclude Caruso, «di fronte a una scelta che si prestava a molte critiche come quella del sorteggio, si è votato per mantenere rispetto a quello che dicevano i nostri padri costituenti sull’indipendenza dei tre poteri».