Rifondazione difende Giulia Zanfino: «Nessun attacco agli avvocati, Losardo merita ancora verità e giustizia»
La federazione provinciale di Rifondazione Comunista interviene dopo la presa di posizione della Camera Penale di Cosenza sul dibattito seguito alla proiezione del docufilm dedicato a Giovanni Losardo
Rifondazione Comunista rompe il silenzio e prende posizione nel dibattito nato attorno alla proiezione del docufilm "Chi ha ucciso Giovanni Losardo" della regista Giulia Zanfino, presentato nell'ambito del Festival Voci di Legalità.
Con una nota diffusa dalla federazione provinciale di Cosenza, il partito esprime «solidarietà a Giulia Zanfino» e replica alle osservazioni formulate nei giorni scorsi dalla Camera Penale di Cosenza in merito ad alcuni interventi emersi durante il dibattito seguito alla proiezione del documentario.
Per Rifondazione il lavoro della regista rappresenta «una preziosa opera di recupero della memoria storica e civile del territorio», capace di riportare l'attenzione sulla figura di Giovanni Losardo, dirigente comunista, amministratore pubblico e funzionario dello Stato ucciso nel 1980 per il suo impegno contro la criminalità organizzata e gli interessi mafiosi che, secondo la ricostruzione del partito, soffocavano il territorio di Cetraro e parte della Calabria.
Nella nota si sostiene che la Camera Penale avrebbe interpretato in maniera non corretta il senso delle riflessioni emerse durante l'incontro. Secondo Rifondazione, infatti, il riferimento fatto dalla regista non avrebbe costituito «né una mancanza di rispetto né una messa in discussione del ruolo costituzionale della difesa», ma si sarebbe inserito in un ragionamento più ampio relativo ad alcune coincidenze storiche e ai rapporti tra determinate figure professionali e il contesto criminale dell'epoca, anche alla luce di quanto emerso in alcune sentenze di mafia.
Il partito richiama inoltre il pensiero di Fausto Gullo, figura storica del comunismo italiano, ricordata nel corso del dibattito come punto di riferimento politico e ideale dello stesso Losardo.
«Trasformare una riflessione critica in un presunto attacco alla toga significa alterare il senso di una discussione nata attorno alla memoria di un martire comunista e alla necessità di continuare a interrogarsi sulle pagine più oscure della nostra storia recente», si legge nel documento.
Rifondazione ribadisce inoltre che il garantismo e il rispetto della funzione difensiva non possono diventare strumenti per limitare il diritto alla memoria, alla ricerca storica e al confronto pubblico. Per questo motivo il partito considera il docufilm di Giulia Zanfino «un contributo importante» nella ricerca della verità sull'omicidio Losardo.
Nel passaggio finale della nota il tono si fa ancora più netto. Rifondazione afferma che la vicenda non può considerarsi chiusa e che continuerà a sostenere ogni iniziativa finalizzata ad accertare responsabilità e a preservare la memoria di Giovanni Losardo, così come quella di altre figure simbolo dell'antimafia calabrese, tra cui Rocco Gatto, Peppino Valarioti, Fausto Gullo e Peppino Mazzotta.
«Giovanni Losardo merita verità, giustizia e memoria», conclude il partito, ribadendo che il suo sacrificio appartiene al patrimonio democratico e antifascista della Calabria e dell'intero Paese.