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10/01/2026 ore 18.02
Politica

San Giovanni in Fiore, Nicoletti scuote la politica: «Serve un’alternativa vera»

Dalle comunali al futuro della città, un’analisi dura sul sistema di potere e un appello a costruire un progetto credibile e condiviso

di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di Giovambattista Nicoletti:

L’ampio e generoso consenso ottenuto a San Giovanni in Fiore nelle recenti elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale, accresce le mie responsabilità di cittadino, di militante, di sindacalista da sempre impegnato nelle vertenze sociali e civili che riguardano la nostra comunità. Perciò passerei come un disertore se ignorassi la lunga crisi che avvolge la nostra cittadina.

E’ noto che, a breve, la città di San Giovanni sarà chiamata ad eleggere il Sindaco e il Consiglio comunale. Le prime avvisaglie lasciano presagire la candidatura di Marco Ambrogio, espressione del centrodestra. La sua nomina ad assessore tutto fare ne è la riprova più evidente.

L’arroganza di pensare di candidare il marito della precedente sindaca, (iniziativa che non troverebbe riscontro in nessun comune d’Italia), appare non solo eticamente e politicamente riprovevole, ma neanche supportata da risultati amministrativi efficaci e riconosciuti.

Il modello proposto è quello di un governo della città basato su una moderna riproposizione del “Panem et circenses”, illudendo i cittadini di un benessere che non corrisponde alle reali condizioni della nostra comunità.

A smentire la rappresentazione di un paese di panna montata e a confermare, invece, lo stato di crisi di San Giovanni, ci pensa la stessa ex sindaca Succurro, che come primo atto da consigliera regionale, presenta una legge specifica sugli ospedali di Montagna, rivelando, indirettamente, la drammatica situazione dell’unico presidio sanitario della zona. Nessun miglioramento si è registrato durante la sua sindacatura. Non è andata meglio in altri settori.

La maggior parte delle opere pubbliche realizzate, e’ frutto di finanziamenti ottenuti dalle precedenti amministrazioni, mentre le poche ascrivibili all’Amministrazione uscente, presentano gravi e forse irrisolvibili vizi nella realizzazione. Nonostante siano state inaugurate, risultano essere prive della necessaria agibilità. Emblematico è il caso della Cittadella dello Sport, come denunciato dai consiglieri comunali di opposizione e dal comitato 18 gennaio.

Dal punto di vista delle vertenze lavorative, questa Amministrazione ha solo finalizzato i risultati delle lotte condotte negli anni dalle organizzazioni sindacali, come i lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità stabilizzati con fondi governativi e successive integrazioni. A favore dei precari di Calabria Verde, in particolare per il riconoscimento delle giornate aggiuntive, è stato determinante la concertazione sindacale con l’assessorato di competenza. Analogo impegno vi è stato da parte dei sindacati per i cosiddetti “invisibili” per i quali erano stati promessi percorsi di contrattualizzazione, ma è stata concessa loro solo una proroga, che guarda caso coincide con le elezioni comunali.

Per queste e tante altre ragioni ritengo che una candidatura siffatta non debba intimorire, malgrado la narrazione esagerata di otto liste pronte al sostegno. La fredda, per non dire stizzita reazione del centrodestra, lascia intendere che il sistema Ambrogio – Succurro non è affatto gradito neanche ai suoi potenziali alleati.

Ma non basta indignarsi, occorre costruire un’alternativa seria, credibile, possibilmente innovativa, aggregando le forze migliori della città. E’ acclarato che San Giovanni è migliore di chi in questi anni l’ha rappresentata e governata, tuttavia per sconfiggere questo sistema clientelare e familistico che si è prepotentemente radicato, occorre pensare ad un progetto che possa ridare slancio ad un territorio martoriato.

I consiglieri di opposizione hanno battagliato nei consigli comunali in condizioni di difficile agibilità democratica, i comitati che sono nati nel frattempo, hanno cercato un dialogo, specialmente sulla problematica della sanità, e sono stati ignorati. Altri hanno avuto il coraggio, grazie anche all’ esperienza, di scoperchiare il tappo della paura e questo ha dato la possibilità a tanti cittadini di denunciare minacce e soprusi.

Tuttavia, il ricorso a pratiche, se pur democratiche che in passato hanno creato lacerazioni che ancora oggi persistono, e che di fatto hanno consegnato la vittoria al centrodestra, per vincere e governare non sono più sufficienti . Al tempo stesso sarebbe un errore esiziale mettere in contrapposizione generazioni ed esperienze. Passato e presente devono lealmente stare insieme per costruire il futuro di San Giovanni, con i più giovani come parte attiva del percorso.

Il modello dell’uomo o della donna solo/a al comando, va disinnescato con un percorso democratico che pone al centro l’obbiettivo, dopo anni, di qualificare un consiglio comunale appiattito alle indicazioni di comodo.

Il futuro sindaco non potrà essere un tuttologo, anzi, occorre una squadra di governo di qualità. La situazione economica del comune dovrà prevedere l’impegno di professionisti di grande spessore, analogamente per i servizi sociali, l’urbanistica, i lavori pubblici, la cultura. Guai a sottovalutare il lavoro e la possibilità di aiutare il tessuto imprenditoriale locale che ha deciso di resistere ed operare in un territorio che assorbe tutte le problematiche tipiche delle aree interne della nostra regione.

I rapporti oltre i bivi nord e sud del paese diventano fondamentali per chi amministra, i bilanci comunali sono sempre più risicati, quindi la capacità di programmazione e di relazione con le altre istituzioni, comprendendo in queste anche l’Europa diventa fondamentale.

Interagire in maniera concreta con i paesi limitrofi potrebbe aprire prospettive istituzionali e organizzative importanti, soprattutto dal punto di vista sanitario.

Purtroppo il tempo non depone a favore di chi aspira a uscire dal tunnel. C’è bisogno, qui e ora, di un confronto pubblico e leale, per programmare e creare sinergie a tutto campo, rifuggendo dagli antichi, logori e inconcludenti rituali degli apparati di partito.

La sfida è difficile ma non impossibile, il cambiamento è una delle poche costanti della vita, spesso lo temiamo perché ci spinge fuori dalla nostra zona di comfort, ma è l’unico modo per crescere ed evolvere.