Sanità in Calabria, Guccione attacca: «Meloni e Occhiuto solo promesse»
L’esponente Pd cita il report AGENAS sul secondo semestre 2025 e accusa Governo e Regione di non aver mantenuto gli impegni su Case della Comunità e commissariamento
La sanità in Calabria torna al centro dello scontro politico con un duro affondo di Carlo Guccione, componente della Direzione nazionale del Partito democratico, che chiama direttamente in causa Giorgia Meloni e Roberto Occhiuto. Nel mirino dell’esponente dem ci sono le promesse fatte nei mesi scorsi sul rilancio del sistema sanitario regionale, oggi messe a confronto con i dati contenuti nel Report nazionale di monitoraggio DM 77/2022, secondo semestre 2025, pubblicato da AGENAS.
Per Guccione, quel documento smentirebbe in modo netto la narrazione politica costruita attorno ai progressi della sanità calabrese. Il riferimento iniziale è al video del 30 settembre 2025 con la premier a Lamezia Terme, ricordato come simbolo di annunci e rassicurazioni che, secondo il dirigente Pd, non avrebbero trovato riscontro nella realtà.
«Bastava aspettare. Bastava avere pazienza e lasciare che i fatti parlassero al posto delle parole. Quel video del 30 settembre 2025 — Giorgia Meloni sul palco di Lamezia Terme, toni trionfali, promesse solenni, applausi — oggi è un documento politico di straordinaria importanza. Non perché testimoni un annuncio. Ma perché certifica una bugia».
Al centro della contestazione ci sono proprio i numeri riportati da AGENAS, che Guccione usa per sostenere che la Calabria sia ancora molto lontana dagli standard promessi. «AGENAS — Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali — ha pubblicato il Report Nazionale di Monitoraggio DM 77/2022, II Semestre 2025. Dati ufficiali. Dati certificati. Dati che il Governo non può smentire perché li ha prodotti il Governo stesso».
L’esponente del Pd elenca quindi i punti che, a suo giudizio, fotografano il ritardo del sistema sanitario regionale. «Case della Comunità: 63 programmate. 2 aperte. ZERO conformi agli standard. Ospedali di Comunità: 20 previsti. 1 attivo. Dieci posti letto per tutta la Calabria. Cure palliative domiciliari: copertura al 36%. Tra le peggiori d'Italia. Migrazione sanitaria: 326 milioni di euro l'anno che escono dalla Calabria. Commissariamento: ancora in vigore».
Da qui l’attacco politico rivolto direttamente alla presidente del Consiglio. «Presidente Meloni, i calabresi ricordano. Ricordano le sue parole a Lamezia Terme. Ricordano le promesse fatte in campagna elettorale. Ricordano l'annuncio dell'uscita dal commissariamento come se fosse già cosa fatta».
Nel ragionamento di Guccione, il nodo più grave resta la distanza tra gli annunci istituzionali e la vita quotidiana dei cittadini. L’esponente dem descrive una Calabria costretta ancora a fare i conti con ospedali inefficienti, strutture territoriali soltanto sulla carta e migliaia di pazienti spinti ogni anno a curarsi fuori regione. «Ma soprattutto, i calabresi vivono ogni giorno la realtà che lei ha promesso di cambiare. Vivono con ospedali che non funzionano, Case della Comunità che esistono solo nei decreti ministeriali, e treni e aerei pieni di malati costretti ad andare a curarsi al Nord — portando via 326 milioni di euro che potrebbero finanziare la sanità di questa regione».
Un altro passaggio del documento politico riguarda il PNRR e la scadenza ravvicinata degli interventi previsti. Guccione avverte che il tempo per spendere le risorse e portare a compimento gli investimenti si starebbe esaurendo. «Le scadenze PNRR si avvicinano (mancano solo tre mesi alla scadenza). Quei soldi europei rischiano di andare perduti. E con loro l'ennesima occasione storica per la Calabria».
Il giudizio complessivo resta durissimo. Per Guccione, la Calabria non ha bisogno di annunci o inaugurazioni simboliche, ma di strutture davvero operative e di un cambio di passo misurabile nei servizi. «Non bastano gli annunci. La Calabria ha bisogno di Case della Comunità aperte, non inaugurate con le telecamere e poi chiuse. Ha bisogno di Ospedali di Comunità funzionanti, non di annunci. Ha bisogno di uscire dal commissariamento con i fatti, non con le promesse».
Il finale del suo intervento richiama il piano politico ma anche quello sociale e costituzionale, ponendo l’accento sul diritto alla salute e sulle conseguenze concrete dei ritardi accumulati. «Il video di Lamezia Terme resterà agli atti. I dati AGENAS resteranno agli atti. E i calabresi — quelli che ogni anno emigrano per curarsi, quelli che aspettano mesi per una visita specialistica, quelli che muoiono aspettando un'ambulanza — hanno il diritto costituzionale ad avere una sanità pubblica efficiente».