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22/06/2026 ore 10.56
Politica

Scontro nel Pd cosentino, il comitato per De Luca replica a Le Fosse: «Basta veti, serve una vera sintesi politica»

Il coordinamento a sostegno di Francesco De Luca respinge le accuse dell'area Le Fosse e ricostruisce le tensioni che hanno segnato l'ultimo anno del Partito democratico provinciale. «L'unità non può essere una formula vuota, ma deve nascere da un progetto condiviso»

di Alessia Principe

Ancora una volta, all’apertura e alla disponibilità al confronto dimostrate da Francesco De Luca, attorno al quale si è costruito un largo consenso che va ben oltre la maggioranza congressuale che aveva eletto Matteo Lettieri, si risponde con ostracismo e chiusura. È una scelta che riteniamo profondamente sbagliata, soprattutto dopo le difficoltà politiche ed elettorali attraversate dal Partito Democratico e dal centrosinistra nella nostra provincia, perché continuare a leggere ogni passaggio interno attraverso la logica dello scontro significa non comprendere la fase che abbiamo davanti e i danni che questa impostazione ha già prodotto. Caro Le Fosse, la vostra ricostruzione tenta ancora una volta di riportare la discussione dove l’avevate lasciata un anno fa, omettendo però il fatto politico fondamentale da cui questa vicenda ha avuto origine. La profonda divisione del Partito Democratico cosentino non nasce con la segreteria Lettieri, ma da un congresso nel quale il gruppo politico di cui fate parte ha scelto consapevolmente la strada della contrapposizione, rinunciando a ricercare una sintesi più ampia prima del voto. Per questo appare poco credibile richiamare oggi il valore dell’unità senza riconoscere le responsabilità politiche di quella scelta. Quella contrapposizione, inoltre, non si è fermata al congresso, ma ha continuato a caratterizzare le principali vicende politiche che hanno interessato il Partito Democratico nell’ultimo anno, accompagnandosi a una sistematica opera di delegittimazione del gruppo dirigente democraticamente eletto. Lo dimostrano i ricorsi agli organi di garanzia contro l’esito del congresso provinciale e, successivamente, la raccolta di firme per chiedere le dimissioni del segretario provinciale, nella quale emersero anche sottoscrizioni rivelatesi apocrife, proprio mentre il partito era chiamato ad affrontare importanti scadenze elettorali. Lo dimostrano le elezioni regionali, nelle quali avete impedito quel rinnovamento delle liste che molti chiedevano per aprire una fase nuova nella Federazione e non avete voluto riconoscere fino in fondo il responso delle urne, preferendo proseguire la contrapposizione interna anziché mettere il risultato elettorale al servizio dell'azione politica del Partito Democratico contro il centrodestra. Lo dimostrano anche le vicende del Comune di Cosenza, dove, dopo aver gestito per oltre tre anni e mezzo le principali dinamiche amministrative insieme al circolo cittadino, avete avviato, all’indomani dell’esito delle elezioni regionali, una campagna di contrapposizione contro il sindaco, gli assessori del Partito Democratico e i nostri consiglieri comunali, mettendo in difficoltà un’amministrazione di centrosinistra della quale il PD rappresenta la principale forza politica, fino al punto di promuovere un’iniziativa con il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha rimesso in discussione la localizzazione del nuovo ospedale HUB, in contrasto con il deliberato del Consiglio comunale sostenuto anche dal gruppo consiliare del PD. Lo dimostrano, infine, le elezioni provinciali, nelle quali, dopo aver tentato di impedire perfino la presentazione delle liste, non avete avuto difficoltà, pur di evitare l’elezione di Franz Caruso, a favorire operazioni trasversali con il centrodestra, indebolendo così l’intera coalizione di centrosinistra. Richiamiamo questi fatti non per alimentare la polemica, ma perché è impossibile comprendere il dibattito di oggi senza ricordare come si è arrivati fin qui. Non si tratta di episodi isolati, ma dell’espressione di una medesima linea politica che ha sistematicamente anteposto la contrapposizione interna alla costruzione di una prospettiva comune, con l’obiettivo di legittimare un gruppo come opposizione interna. È proprio in quelle vicende che ci saremmo aspettati il richiamo alla responsabilità che oggi viene invocato. Per questo, più che minacciare il segretario regionale per poi appellarsi a lui e ai livelli nazionali del partito, sarebbe utile spiegare a loro, ma soprattutto agli iscritti, ai militanti e agli elettori del Partito Democratico, le ragioni di questi atteggiamenti. Il contesto odierno restituisce un dato politico evidente: al contrario di quanto avvenne un anno fa, quando si scelse la strada della contrapposizione rinunciando a ricercare una sintesi più ampia prima del congresso, oggi delegate e delegati provenienti da entrambe le mozioni congressuali stanno cercando di costruire proprio quella sintesi. È dentro questo percorso, e non fuori da esso, che è maturata la proposta del nome di Francesco De Luca. Non è un caso che autorevoli dirigenti e sostenitori della mozione “Riparte da Noi” abbiano scelto di condividerla, riconoscendo in questo percorso la possibilità di aprire una fase diversa e di ricostruire un terreno comune di confronto. I sottoscrittori della proposta a sostegno di Francesco De Luca non si sono limitati a proporre un nome, ma hanno presentato un documento politico, organizzativo e programmatico chiaro, sul quale si è raccolto un consenso ampio. Se esiste una proposta politica, organizzativa e programmatica altrettanto chiara e capace di costruire una sintesi, sarà l’Assemblea provinciale a valutarla serenamente. Da parte nostra non ci sarà alcuna delegittimazione personale nei confronti di chiunque venga proposto, al contrario di ciò che, in queste ore, si sta tentando di fare nei confronti di Francesco De Luca. Ogni proposta di soluzione “autorevole”, priva di una riflessione sulle responsabilità politiche che hanno segnato quest’ultimo anno e di una chiara condivisione del percorso da costruire, rischia di ridursi a una petizione di principio: una formula suggestiva, ma priva di un reale contenuto politico. Quello che riteniamo impensabile oggi è una soluzione “autorevole” costruita semplicemente per tenere insieme tutto e il contrario di tutto. Non sarebbe possibile e non sarebbe credibile politicamente. Nel partito e tra gli elettori del centrosinistra verrebbe percepita come un’operazione di facciata. Noi vogliamo una vera sintesi, che non nasce dalla semplice composizione degli equilibri interni, ma dalla condivisione di un progetto politico, di un metodo e di una prospettiva comune.