«Separiamo i due ospedali: Policlinico come innovazione e Annunziata da ristrutturare»
Sergio Abonante (Coordinamento Europa Verde - AVS) e Pietro Tarasi (Sinistra Italiana - AVS) danno il loro contributo alla discussione sul nuovo ospedale di Cosenza che sorgerà ad Arcavacata
La grande manifestazione popolare indetta da numerose associazioni e comitati a sostegno dell’Ospedale Civile di Cosenza impone una riflessione profonda e non superficiale sulle scelte strategiche in atto. È evidente che il dibattito non può e non deve ridursi a una mera disputa geografica o a una questione di sterile prossimità per l'utenza. Parliamo di un Ospedale Hub provinciale, un presidio sanitario destinato a un’area vasta; è fisiologico che ogni comunità esprima il desiderio di averlo vicino.
Proprio per questo, la scelta della sua localizzazione deve rispondere a parametri scientifici, urbanistici e assistenziali oggettivi, capaci di garantirne l'efficacia a lungo termine. L'ipotesi attuale prevede la realizzazione di un'unica macro-struttura che integri l'Ospedale Hub con il Policlinico Universitario nel territorio di Rende. Se sulla carta questa promiscuità appare orientata all'efficienza e allo scambio tra didattica e clinica, l'analisi dei fatti evidenzia pesanti controindicazioni.
Innanzi tutto l'accentramento in un’unica area di un'utenza massiva e variegata - composta da studenti, personale medico, docenti, pazienti e continui mezzi di soccorso - eserciterà una pressione insostenibile su un tessuto urbano già densamente trafficato. Il risultato inevitabile sarà il rallentamento dei soccorsi, la congestione stradale e l'impennata dell'inquinamento atmosferico. Del resto gli investimenti infrastrutturali paventati per mitigare il problema non solo richiederebbero risorse economiche ingenti, ma comporterebbero un massiccio consumo di suolo per la viabilità d'accesso, in totale contraddizione con le sbandierate politiche di "consumo di suolo zero".
Da questo punto di vista la cementificazione richiesta da un tale "gigantismo edilizio" comprometterà gravemente il ciclo dell’acqua. Gli eventi climatici estremi degli ultimi anni dimostrano che le precipitazioni hanno mutato intensità e frequenza; oggi più che mai la sicurezza ambientale passa dalla salvaguardia di territori "porosi", capaci di assorbire le acque ed evitare catastrofiche concentrazioni idriche.
Le lezioni del Coronavirus e l'affacciarsi di nuove patologie virali impongono una rigida gestione degli accessi e la creazione di percorsi d'isolamento (sporco/pulito) nettamente distinti. La promiscuità tra la popolazione studentesca e l'utenza ospedaliera d'emergenza rischia di intralciare l'attività didattica e, cosa ben più grave, di pregiudicare la sicurezza delle cure. Inoltre la letteratura scientifica internazionale dimostra che il contatto visivo e la prossimità con la natura accelerano i processi di guarigione e migliorano l'umore dei pazienti.
I rendering del progetto presentati in questi giorni mostrano un agglomerato di dimensioni tali da escludere qualsiasi convivenza con elementi naturali rilevanti, ridotti a un mero e minimale decoro intorno ai parcheggi e ai servizi. Il territorio cosentino possiede già un esempio mirabile di architettura sanitaria integrata nel verde: il Mariano Santo, progettato negli anni '30, che conserva una dimensione umana e ambientale perfettamente orientata alla cura del paziente.
Per il bene del territorio e l'efficienza dei servizi, sosteniamo la necessità di separare i due manufatti: Il Policlinico Universitario: da localizzare come centro di innovazione, didattica e ricerca scientifica; l’Ospedale Hub a Cosenza: da strutturare per occuparsi in modo specifico, rapido ed efficiente delle patologie comuni e della rete delle emergenze-urgenze. Questa scomposizione eviterebbe il collasso logistico di Rende - che dall'accaparramento di questo mega-complesso riceverebbe più disagi urbani che reali benefici - e garantirebbe a Cosenza il mantenimento del suo ruolo storico di fulcro sanitario.
Siamo davanti a una preoccupante deriva. Si ha l'impressione che la politica regionale e locale voglia risolvere i problemi atavici della sanità calabrese puntando ancora una volta sulla "politica del mattone" e sulle grandi opere edilizie, trascurando il vero sistema della cura. Curare significa attivare una rete diffusa di presidi sanitari sul territorio, valorizzando la medicina di prossimità. In quest'ottica, la mancata e piena realizzazione di quanto previsto dal PNRR rappresenta un fallimento amministrativo imperdonabile.
Giudichiamo scellerata la scelta compiuta dalla Regione Calabria, avallata passivamente dall'Amministrazione Comunale di Rende. È una decisione che va contro le evidenze scientifiche sull'edilizia ospedaliera e contro la tutela del territorio, portata avanti da un'amministrazione che a parole dice di difendere l'ambiente ma nei fatti ne firma la svendita. Invitiamo formalmente la Regione Calabria e i Comuni interessati a bloccare l'iter e a rivedere radicalmente la progettazione.
Persistere in questa scelta per calcoli politici o elettorali estranei al diritto alla salute significherà ipotecare il futuro e la sicurezza dei nostri cittadini. È tempo di porre fine alla “politica spettacolo”, fatta di passerelle ai convegni, video ben confezionati e annunci social. La salute dei calabresi richiede responsabilità, visione e rigore scientifico, non propaganda.
Sergio Abonante Coordinamento Europa Verde AVS
Pietro Tarasi Sinistra Italiana AVS