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26/06/2026 ore 17.09
Politica

Violenza di genere, Laghi interroga la Giunta: «La Calabria non trasmette i dati»

Il consigliere regionale denuncia l’assenza di un sistema di rilevazione nei pronto soccorso: «Dietro ogni dato mancante c’è una donna che il sistema non vede»

di Redazione

La Calabria non avrebbe ancora un sistema regionale efficace per rilevare, elaborare e trasmettere i dati sugli episodi di violenza contro le donne, soprattutto in ambito sanitario. È il nodo sollevato dal consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi, che ha depositato un’interrogazione indirizzata al presidente della Giunta regionale.

Al centro dell’iniziativa c’è l’assenza della Calabria dalle statistiche nazionali sugli accessi ai pronto soccorso di donne con segni clinici riconducibili a violenza. Una lacuna che, secondo Laghi, non è soltanto amministrativa, ma ha conseguenze dirette sulla tutela delle vittime.

Laghi: «Una lacuna che la Calabria si trascina da anni»

«Ho depositato un’interrogazione indirizzata al presidente della Giunta, per chiedere conto di una lacuna che la Calabria si trascina da anni: l’assenza di un sistema regionale di rilevazione dei dati sugli episodi di violenza contro le donne», dichiara Laghi.

Il consigliere regionale richiama in particolare il ruolo delle strutture sanitarie pubbliche e dei pronto soccorso. «È una carenza che pesa soprattutto in ambito sanitario, in cui la legge impone obblighi precisi e ancora oggi disattesi».

Secondo Laghi, la normativa nazionale stabilisce un percorso chiaro per la presa in carico delle donne che arrivano in ospedale con segni di violenza.

«La legge 53 del 2022 è chiara. Tutte le strutture sanitarie pubbliche, e in primo luogo i pronto soccorso, hanno l’obbligo di rilevare, elaborare e trasmettere i dati sugli accessi riconducibili a violenza».

Il richiamo alla ricerca Istat

Laghi cita la ricerca Istat del 2023 sugli accessi al pronto soccorso di donne con segni clinici di violenza. A livello nazionale, sottolinea, la quota sarebbe cresciuta da 14,1 a 18,4 ogni diecimila accessi tra il 2017 e il 2021.

Per la Calabria, però, lo stesso istituto avrebbe registrato l’assenza dei dati.

«Significa che, nelle statistiche ufficiali del Paese, i nostri pronto soccorso su questo fenomeno non compaiono», afferma il segretario questore. «È una sparizione amministrativa con un peso politico e umano enorme».

Il consigliere richiama anche la relazione 2024-2025 dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, istituito con la legge regionale numero 38 del 2016. Secondo Laghi, lo stesso organismo regionale avrebbe evidenziato che il fenomeno in Calabria è privo di un sistema di rilevazione regionale e avrebbe segnalato la necessità di costruire una rete operativa tra gli enti per raccogliere, elaborare e trasmettere i dati.

«Quando è la stessa struttura di monitoraggio a sostenere che i numeri non ci sono, il problema non è più opinabile», sostiene.

«Il dato basso non è un primato di virtù»

Laghi contesta anche una lettura rassicurante dei dati contenuti nel report del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno, che collocherebbe la Calabria al penultimo posto per incidenza, con 6,51 casi ogni centomila abitanti, a fronte di una media nazionale di 10,88.

«Da medico rifiuto la lettura consolatoria di un dato assai spesso citato», afferma. «Quel 6,51 non è un primato di virtù. È la fotografia di un sommerso: poche denunce e, soprattutto, dati che non vengono trasmessi».

Per Laghi, il problema non riguarda soltanto la qualità delle statistiche, ma la capacità del sistema di intercettare e proteggere le donne che subiscono violenza.

«Un pronto soccorso che non registra e non comunica l’accesso di una donna con segni di violenza non sta omettendo un adempimento statistico. Sta lasciando sola la persona che ha davanti, e la sottrae a ogni possibile progetto di protezione».

Il nodo dell’integrazione con il sistema nazionale

Il consigliere regionale ricorda che la trasmissione dei dati alimenta il sistema integrato tra Interno e Giustizia per la rilevazione dei reati di violenza contro le donne e consente il funzionamento del Centro elaborazione dati previsto dalla legge 121 del 1981.

«Ogni accesso non comunicato è una tessera che manca al quadro nazionale», sottolinea Laghi.

Il tema, dunque, riguarda la capacità della Calabria di entrare pienamente nel sistema nazionale di rilevazione, evitando che gli episodi intercettati dalle strutture sanitarie restino fuori dai flussi informativi ufficiali.

SiSCal e strumenti normativi già esistenti

Nell’interrogazione Laghi richiama anche la legge regionale numero 11 del 2024, che ha istituito il Sistema statistico Calabria, il SiSCal. Lo strumento ha compiti di rilevazione, elaborazione e diffusione dei dati di interesse regionale, in raccordo con il sistema statistico nazionale.

Per il consigliere, quindi, il problema non sarebbe l’assenza di norme, ma la mancata traduzione delle disposizioni in atti concreti.

«L’architettura ci sarebbe tutta, ma manca la capacità di tradurre in fatti concreti le disposizioni normative», afferma.

La richiesta alla Giunta regionale

Con l’interrogazione, Laghi chiede alla Giunta regionale quali azioni concrete intenda attivare, in coordinamento con tutti gli organi competenti, per rendere operativo il sistema di rilevazione dei dati sui casi di violenza contro le donne.

L’obiettivo è garantire l’integrazione con il livello nazionale e trasformare la raccolta dei dati in misure reali di tutela delle vittime.

«Non iniziative generiche, ma che i pronto soccorso calabresi entrino, finalmente, nel sistema di rilevazione del Paese», conclude Ferdinando Laghi. «Perché dietro ogni dato mancante c’è una donna che il sistema non vede».