Annunziata, rivoluzione nell’emergenza: meno attese e più umanità nelle cure
All’ospedale di Cosenza il Dipartimento di Emergenza-Urgenza cambia volto tra tecnologia, organizzazione e centralità del paziente
All’Ospedale dell’Annunziata il Dipartimento di Emergenza-Urgenza sta vivendo una fase di profondo rinnovamento organizzativo e culturale. Non si tratta solo di un’evoluzione della Terapia Intensiva, ma di una trasformazione complessiva che coinvolge il Pronto Soccorso e tutte le articolazioni dell’emergenza, sempre più orientate a rispondere in modo dinamico, efficace e umano ai bisogni dei pazienti. Reparti tradizionalmente percepiti come complessi chiusi e distanti si stanno trasformando in spazi moderni, efficienti, ma soprattutto umani.
Al centro di questo cambiamento c’è il giovane direttore, il professor Andrea Bruni, che ha avviato un percorso innovativo capace, già nei primi mesi, di produrre risultati concreti: migliore organizzazione, riduzione dei tempi di attesa e crescente soddisfazione da parte dei pazienti e delle famiglie.
La sfida è ambiziosa: rendere l’Emergenza-Urgenza dell’Annunziata un ambiente di cura in cui la presa in carico del paziente avviene nella sua interezza. La riconversione è iniziata in Terapia Intensiva: un luogo non solo ad altissima specializzazione clinica, ma anche un ambiente accogliente, dove la persona viene curata avendo riguardo anche agli aspetti psicologici e all’umanizzazione delle cure.
Da qui nasce il progetto di “rianimazione aperta”, una scelta ancora poco diffusa in Italia, che consente una maggiore vicinanza dei familiari e punta a ridurre l’impatto emotivo del ricovero.
Accanto a questo, iniziative come il Caring Nurse rafforzano il rapporto umano tra operatori e famiglie, offrendo supporto, ascolto e informazioni in un momento di grande fragilità.
Parallelamente, il reparto si distingue per un importante salto tecnologico: ventilatori meccanici di ultima generazione, monitoraggio continuo e centralizzato dei parametri vitali, pompe infusionali di precisione. Strumenti fondamentali che permettono un controllo costante e tempestivo delle condizioni cliniche, garantendo interventi rapidi e personalizzati. Ma la tecnologia, qui, non sostituisce la relazione: la integra.
Quello che emerge è una nuova capacità organizzativa: il Dipartimento è oggi strutturato per adattarsi rapidamente ai mutamenti della domanda assistenziale, modulando risorse, percorsi e spazi in base ai picchi temporanei di accesso. È quanto avvenuto durante il recente picco influenzale e si sta verificando anche in queste settimane, con l’aumento degli accessi di pazienti con sospetto morbillo.
Per far fronte a questa nuova evenienza, il Pronto Soccorso ha attivato in tempi rapidi soluzioni dedicate: un percorso “fast track” specifico e un ambulatorio infettivologico dedicato, pensati per garantire una presa in carico tempestiva, ridurre i tempi di attesa e, soprattutto, assicurare adeguati livelli di sicurezza per tutti i pazienti e gli operatori. Un modello flessibile, capace di evolversi in base alle necessità, che rappresenta uno dei punti di forza della nuova organizzazione.
Determinante è il lavoro del personale sanitario, presente 24 ore su 24, altamente qualificato e sempre più orientato a una medicina empatica. Medici e infermieri non si limitano a trattare la malattia, ma accompagnano il paziente e i suoi familiari in un percorso complesso, fatto di cura, comunicazione e attenzione ai bisogni individuali.
In questo contesto, la figura del professor Bruni emerge come quella di un innovatore capace di coniugare competenza clinica, visione organizzativa e sensibilità umana. Un cambiamento culturale prima ancora che sanitario, in un reparto da sempre tra i più difficili da gestire. Un cambiamento culturale prima ancora che sanitario, in un Dipartimento da sempre tra i più difficili da gestire.
Professore, quando ha assunto la direzione della Terapia Intensiva dell’Annunziata, qual era la situazione del reparto e quali sono state le prime priorità su cui è intervenuto?
«Ho trovato un reparto con professionisti straordinariamente preparati e motivati, con i quali ho condiviso una forte spinta verso il miglioramento continuo. Il processo di innovazione in corso lo stiamo attuando attraverso un piano di formazione mirata e incontri con esperti nazionali e internazionali. Vogliamo provare a realizzare un’idea di sanità più umana, dove la tecnologia è al servizio delle persone e contribuisce a rendere le cure più vicine ai bisogni reali dei pazienti. In questa direzione c’è ancora molto da fare.»
La “rianimazione aperta” rappresenta una svolta importante: quali benefici concreti avete riscontrato per i pazienti e per i loro familiari?
«Oggi i pazienti non si sentono più soli. Affrontano il ricovero in rianimazione con meno paura e meno ansia, e questo ci ha permesso anche di utilizzare molti meno sedativi. Ma il cambiamento più grande è per i familiari: anche per loro il ricovero di una persona cara è un’esperienza durissima, fatta di giorni e notti d’attesa, di distanza e di silenzi. Ora invece possono essere presenti, stare accanto ai loro cari anche per molte ore al giorno. Vederli insieme, parlarsi, stringersi la mano… è qualcosa che fa bene a tutti — ai pazienti, ai parenti e anche a noi professionisti.»
Quanto conta oggi l’umanizzazione delle cure in un reparto ad alta complessità come la Terapia Intensiva?
«Per me l’umanizzazione delle cure è davvero fondamentale, soprattutto in reparti così complessi. In momenti così delicati, avere accanto una persona cara cambia tutto: dà forza, calma le paure, restituisce dignità. Non è solo una presenza, è una parte vera e propria della cura.»
Le nuove tecnologie stanno cambiando profondamente il modo di curare: quali innovazioni avete introdotto e che impatto hanno avuto sull’assistenza?
«Il nostro Direttore Generale, Vitaliano De Salazar, ha voluto fortemente investire nella tecnologia, credendo che l’innovazione possa davvero fare la differenza per i pazienti. Nel Dipartimento di Emergenza sono stati rinnovati ventilatori e pompe di infusione, ma soprattutto introdotti — per la prima volta in Italia — dei robot progettati per ridurre le infezioni correlate all’assistenza. È un tema enorme: l’OMS prevede che entro il 2050 le infezioni provocheranno più morti del cancro. Per questo l’Annunziata ha scelto di essere pioniera, affidandosi anche all’intelligenza artificiale per contrastare l’antimicrobicoresistenza.»
Il Caring Nurse è un progetto innovativo: come sta funzionando e che risposta avete ricevuto dalle famiglie?
«Il Caring Nurse si è dimostrato efficace nel migliorare la comunicazione con i familiari e nel ridurre ansia e conflittualità. Le famiglie hanno dato un riscontro molto positivo, percependo maggiore supporto, chiarezza e presenza in un momento critico. Allo stesso tempo, il progetto ha facilitato il lavoro dell’équipe, ottimizzando i flussi informativi.»
Qual è il ruolo del lavoro di squadra tra medici, infermieri e operatori sanitari nel raggiungimento di questi risultati?
«Il lavoro di squadra è fondamentale: l’emergenza-urgenza è come un’orchestra, dove ogni professionista contribuisce in modo coordinato al risultato finale. Medici, infermieri e operatori sociosanitari hanno ruoli diversi ma complementari: in particolare, infermieri e OSS sono centrali sia nell’assistenza sia nel processo di umanizzazione delle cure.»
Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi per continuare a migliorare la Terapia Intensiva dell’Annunziata?
«L’obiettivo è consolidare e strutturare i modelli organizzativi già avviati, puntando su integrazione, innovazione e centralità della persona. In particolare, vogliamo rafforzare il lavoro multidisciplinare e i percorsi condivisi, investire nella formazione continua del personale, sviluppare ulteriormente progetti di umanizzazione delle cure — come il coinvolgimento dei familiari e il caring nurse —, integrare nuove tecnologie e sistemi di monitoraggio avanzati, migliorare i percorsi post-intensivi e la continuità assistenziale.»
Cosa è cambiato nell’organizzazione del Pronto Soccorso dell’Annunziata?
«È stata avviata una significativa riorganizzazione dei flussi assistenziali, orientata a migliorare l’efficienza e la qualità della presa in carico dei pazienti. Il modello organizzativo è stato ridefinito secondo il principio dell’intensità di cura, con una suddivisione in aree omogenee: un’area dedicata ai pazienti a minore complessità assistenziale, gestiti prevalentemente in poltrona, e un’area destinata ai pazienti con maggiore necessità clinica, potenzialmente candidati al ricovero, assistiti in barella.
Parallelamente, sono stati introdotti protocolli di presa in carico infermieristica precoce, finalizzati a garantire una valutazione tempestiva e un avvio rapido del percorso assistenziale. La riorganizzazione ha inoltre comportato una redistribuzione degli spazi, più funzionale ai nuovi flussi, e l’attivazione di un programma strutturato di formazione continua rivolto al personale medico e infermieristico.
Si sono ridotti i tempi di presa in carico, soprattutto per i pazienti a maggiore gravità. L’Ospedale dell’Annunziata di Cosenza gestisce quotidianamente circa 200 accessi, un volume sovrapponibile a quello dei grandi ospedali di area metropolitana. In contesti analoghi nazionali, con carichi anche superiori, i tempi di attesa per i pazienti critici possono arrivare oltre le due ore nei momenti di maggiore sovraffollamento.
Nel panorama italiano, i tempi complessivi possono facilmente superare le 8–12 ore per i codici minori, mentre per i pazienti più complessi la permanenza può arrivare anche oltre le 20 ore, con attese per il ricovero fino a circa 31 ore. Anche nei contesti più performanti del Nord Italia, i tempi medi per i codici maggiori si attestano intorno ai 90 minuti.
In questo scenario, la riorganizzazione del Pronto Soccorso dell’Annunziata — basata su intensità di cura, percorsi differenziati e presa in carico infermieristica precoce — ha consentito di garantire una gestione dei pazienti critici in tempistiche accettabili.»